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Archivio di giugno 2007

Benvenuto Andrea e… bentornato Chit

Buongiorno a tutti. Dopo quasi 7 ore di viaggio di ritorno da Torino (credo il più lungo che mi ricordi) e qualche ora di sonno, come promesso ecomi qua a rendicontare quanto successo in questi ultimi due giorni.
Come forse avrete letto nel post di ieri in questo weekend torinese ero ospite di amici, prossimi genitori con scadenza ‘virtuale’ 17/7. Parlando giovedì sera gli ho chiesto il nome che pensavano di dare al nascituro e la rosa era tra Andrea, Nicolò ed un terzo che non ricordo, segnale inequivocabile che non erano ancora molto pronti. Discorrendo del più e del meno sul divano di casa, parlando del parto dell’attesa e di quello che ne deriva come paure ed ansie m’è sorta spontanea la frase “scusa Antonella, perchè aspettare? Fai che partorire stanotte così ho qualcosa da scrivere sul blog“. Trattavasi, chiaramente, di battuta ed invece…detto, fatto! Alle ore 4.16 dell’altra notte Paolino mi sveglia dicendomi che andavano in ospedale, di stare tranquillo (me l’ha detto circa 65 volte, lui a me) e che di lì a poco sarebbero tornati. Mi sono alzato, li ho salutati, gli ho chiesto se c’era bisogno del mio aiuto ed Antonella mi ha detto “Chit non credo sia niente di che ma… preferisco andare a farmi vedere”. Credo fosse qualcosa in più di un ‘niente di che‘ perchè alle 16.20 di ieri pomeriggio si è unito a questo pazzo-pazzo mondo Andrea, 2.7 kg. in piena salute così come la mamma.
Ieri mattina poi non senza intoppi, visto che ero a casa loro senza macchina, sono riuscito ad arrivare in città, ho fatto quel che più o meno dovevo, salvo riuscire a ripartire solo alle 5 del pomeriggio per Trieste. Così i 600km e le 7 ore di “viaggio” (intervallato da rallentamente per lavori in corso e code, gentilmente offerte dalla Società Autostrade!) non ho potuto fare a meno di pensare all’accaduto. Credo infatti che la nascita di un figlio sia per una coppia semplicemente ‘l’evento‘, più del matrimonio o di altre situazioni. Esser parte dei loro ricordi nei racconti, perchè li conosco e so che così sarà, di questo momento non può che rendermi felice perchè se possibile mi lega ancora di più a due persone a cui voglio molto bene.

Unica nota ‘stonata’ appunto di questo viaggio il tempo trascorso in auto, tanto, troppo per essere smaltito in una notte soprattutto per chi, come me, più è stanco e meno dorme. Pertanto chiudo qui il post e vado a riposare un po’ perchè anche io come Forrest Gump al termine della sua corsa… mi sento un po’ stanchino

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Pausa di servizio

Ciao a tutti. Chiedo scusa per la prolungata assenza sia in questo sia nei vostri blog, ma in questi giorni sono a Torino per lavoro ed il tempo scarseggia. Pertanto l’aggiornamento del blog è rimandato a domani con il resoconto di queste giornate piene di pensieri e novità, non ultima la co-partecipazione stanotte al parto della moglie del mio ex collega di cui ero ospite. A quanti di voi è capitato d’esser ospite di qualcuno la cui moglie partorisce con 3 settimane d’anticipo?

Buona giornata a tutti

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Spot tv: Guidi veloce? Allora ce l’hai piccolo!

«Speeding – no one thinks big of you» che tradotto significa “Guida veloce, nessuno pensa a qualcosa grande di te”.
E’ questo il nuovo spot prodotto dalla “South Wales Roads and Traffic Authority”, l’agenzia governativa australiana responsabile della campagna per la guida sicura. Nel video si vedono dei ragazzi correre in auto e delle donne che agitano il dito mignolo, gesto che nel linguaggio giovanile sta ad indicare persone poco dotate sessualmente.
La tv australiana che è famosa per aver trasmesso in passato campagne choch ha completamente cambiato linea, affermando che le immagini “forti” sono ormai diventare la quotidianità (purtroppo ndr) e pertanto non colpiscono più. Al contrario se si rapporta il gesto alla virilità sessuale il messaggio dovrebbe risultare molto più forte.

[youtube]BKmkIP1GCkw[/youtube]

Chissà se funzionerebbe anche in Italia, il paese dove secondo luogo comune i machi “do it better“? Magari si potrebbe prendere Alex Drastico come testimonial, in fondo il “tu ce l’hai piccolo” è un suo copyright …

Fonte notizia: Corriere.it

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Negli States a 10 mesi ottiene il porto d’armi… with compliments!

Nello stato dell’Illinois credo sia stato battuto ogni record di reato a norma di legge. Infatti dal mese scorso, Bubba Ludwig, un neonato di soli 10 mesi, grazie alla registrazione online fatta dal papà e dietro versamento della cifra di ben 5 dollari, risulta regolarmente proprietaro di una pistola regalatagli dal nonno. Qualcuno di voi potrà pensare ad un errore o una qualche anomalia burocratica che ha permesso questo. In realtà la legge sul porto d’armi dell’Illinois, considerata una delle più restrittive in materia, non prevede limiti di età per effettuare la domanda. Il padre di Bubba ha dichiarato al Chicago Sun-Times che la pistola rimarrà a casa del nonno finché il bambino non avrà compiuto 14 anni, ma che è molto fiero di averla ottenuta perché sarà un “adorabile di più al libro della sua infanzia”.  Non male direi per un Paese che pochi mesi fa piangeva e si chiedeva il perchè di stragi come quelle della Virginia Tech University

Alla fine comunque quello che mi fa più pena di tutti è il povero Bubba; secondo voi quale madre porterà suo figlio a giocare con lui sapendo che in mezzo ai Lego, ai limbri della Pimpa, alle macchinine ed agli animaletti di peluche detiene (peraltro ‘regolarmente‘)  una Smith & Wesson vera! Non oso pensare ai regali per la prima comunione?

Fonte notizia Chicago Sun-Times e PeaceReporter.net

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1987-2007 quando vent’anni non bastano per dimenticare

Amici del blog chiedo scusa per questo post un po’ (tanto) personale ma ormai mi conoscete e sapete che, bello o brutto, il chit ha sempre condiviso tutto di lui qui dentro. A chi passava di qua poi la scelta del leggerlo o meno e commentarlo.
Questa volta come non mai vi confesso che mi trovo in difficoltà a trovare le parole giuste e, ben sapendo che non sono quelle che scriverò (complice anche una leggera stanchezza per il viaggio di ieri), vado un po’ a “braccio”.

Come molti di voi sapranno venerdì sera a Torino s’è svolto il ritrovo della gloriosa classe Va sezione A Programmatori dell’I.T.C.S. “Germano Sommeiller” dell’anno 1986/87. Quanto avvenuto merita sicuramente uno spazio ben più ampio di un semplice post come questo e vi confermo che sto già studiando il modo.
Partiamo dal come ci eravamo lasciati, correva l’anno 1987 (anche se la foto è del 1986 perchè l’anno dopo chit era in stampelle e nella foto mancava)…

Chi ha letto il mio post precedente o mi conosce bene sa che quel periodo per il sottoscritto fu abbastanza “complesso” non fosse altro per il fatto che non riuscii a salutare e ringraziare molte persone che in quel periodo mi diedero una mano enorme ed un appoggio come poi non mi sarebbe mai capitato negli anni a venire. Chi? Ahi, ahi, mi mettete in difficoltà adesso, sapete che odio le classifiche e quant’altro ma diciamo che “qualcosa” o “qualcuno” ha fatto si che fossero proprio le persone con cui abbiamo fatto le 4 del mattino. Si proprio voi tre amici miei e, anche se non se lei non se lo ricorda, Cristina F. (ma il chit la perdona ugualmente) ma poi Irene, Bibo, Roby, Guas, Dado…. insomma, come faccio? Ognuno mi ha lasciato dentro qualcosa. Ed è anche per questo che a maggio con Mingio è nata questa “sfida” tutt’altro che facile di cui nei prossimi giorni vi racconterò il ‘dietro le quinte’ con più precisione e magari un piccolo aiuto dei miei soci (vero?). Oggi mi permetto di postare questo piccolo presente del com’eravamo (sopra) e come ci siamo ritrovati

A tutti voi ragazzi va il mio pubblico GRAZIE per la compagnia le bellissime ore trascorse insieme. E’ sempre bello scoprire che lontananza e tempo non sono bastati a far dimenticare. Questo è successo a me e credo sia successo anche a molti di voi. Un abbraccio a tutti e vi lascio con qualche scatto della serata in attesa di quelli di Matteo ;)

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(clicca sulle immagini per ingrandirle)

Altre foto disponibili qui

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Un topless da 29 mila dollari

Il suo nome è Jill Coccaro, in arte Phoenix Feeley, un’artista hippy di 29 anni e ha ricevuto un indennizzo di 29 mila dollari dal Comune di New York. L’episodio in questione risale al 4 agosto 2005, notte nella quale la Coccaro venne arrestata perchè stava pattinando a torso nudo sulla Delancey Street, nel trendy Lower East Side. La donna fece presente che non stava infrangendo nessuna legge, basandosi anche sulla sentenza di un tribunale statale che aveva riconosciuto anche alle donne il diritto di andare per strada a torso nudo, visto che gli uomini erano autorizzati a farlo. Come si sa con gli agenti americani non si “scherza” molto, chiedere a Rodney King per delucidazioni. Citare quella sentenza lì per lì non le servì a nulla anzi, al contrario, gli agenti la trattarono molto male: la caricarono in macchina, la tirarono fuori dalla volante tirandola per i capelli, la misero in guardina per 12 ore e le impedirono di rivestirsi dopo averle strappato la tuta, obbligandola anche a subire un esame psichiatrico. Ora a distanza di due anni dall’accaduto la sentenza le da ragione.

Qualcuno conosce le leggi italiane e sa dirmi se c’è qualche balzello legale che mi permetta di fare altrettanto nel nostro Paese o secondo voi rischio solo qualche anno per “atti osceni”?

Fonte: Corriere.it

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Carlo Parlanti e la (in)giustizia americana: FIRMIAMO l’APPELLO

Non so quanti di voi siano a conoscenza di Carlo Parlanti e della sua triste vicenda. Vista la mia innata capacità di mettermi sempre nei panni altrui, dopo una breve corrispondenza con la sua compagna Katia ho deciso di dare risalto nel mio piccolo a questa storia per certi versi allucinante e spero che molti altri blogger facciano altrettanto.

Nel 2001 il Parlanti negli Stati Uniti incontra Rebecca White con la quale intreccia una sporadica relazione. Nel Novembre dello stesso anno la White, che nel frattempo è rimasta disoccupata ed ha incontrato difficoltà economiche, si trasferisce con il Parlanti al Westlake Village (vicino a Malibu, sud Carlifornia.). Dopo alcuni mesi, pero’, il rapporto si incrina ed il 16 luglio 2002 lo stesso viene concluso definitivamente con la richiesta ufficiale alla White di trovarsi un’altra sistemazione. Nell’agosto del 2002, il Parlanti decide di concludere la sua avventura americana e ritornare in Italia alla ricerca di nuove e migliori opportunità di lavoro.
Di nuovo in Italia il Parlanti riprende la sua vita di sempre inconsapevole che il giorno 18 luglio 2002 la White ha sporto denuncia contro di lui affermando di essere stata picchiata, legata e stuprata. Il mandato di arresto spiccato dalle autorità statunitensi nei confronti del Parlanti non viene mai inviato o recepito in Italia, tanto che il nostro connazionale continua a vivere e lavorare in Italia e spostarsi per lavoro sia in Europa che in Canada rimanendo all’oscuro di quanto accaduto negli Stati Uniti.
Nel luglio del 2004 il Parlanti si trova in transito all’aeroporto di Duesseldorf quando viene arrestato dalla polizia tedesca e trasferito nel carcere cittadino. Qui rimane detenuto nel carcere tedesco per quasi un anno senza che gli venga data alcuna comunicazione in lingua Italiana. Mentre gli Stati Uniti richiedono l’estradizione del Parlanti, il Ministero di Giustizia Italiano tenta di far rientrare il connazionale in Italia ma senza successo, poiché la procura di Milano si rifiuta inizialmente ad aprire un fascicolo a carico del Parlanti senza evidenze a sostegno. Non essendoci nemmeno la denuncia firmata dalla presunta parte lesa, e nonostante venga poi ricevuta, a seguito di una rogatoria internazionale, il magistrato che trattava il fascicolo non riscontra requisiti per richiedere una custodia cautelare,sebbene un cittadino italiano può essere procedibile in Italia per sequestro di persona e violenza sessuale,anche quando il fatto di violenza viene commesso all’estero.
Nell’Aprile 2005 il legale Italiano del Parlanti presenta ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dei trattati internazionali in materia di estradizione, ma il ricorso viene giudicato inammissibile. Il 3 giugno 2005 la Germania accoglie la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti ed il Parlanti viene trasferito a Ventura, in California. Estradato in America il Parlanti e’ sottoposto a procedimento penale. Durante la prima udienza il procuratore distrettuale – l’accusa – introduce il caso dichiarando che l’imputato ha precedenti penali in Italia per stupro e rapina a mano armata. In realta’ non vi e’ alcun precedente penale (cliccando potete viusalizzare la fedina penale di Carlo). Durante il procedimento la White cade in innumerevoli contraddizioni ma nonostante questo il 20 Dicembre scorso la giuria popolare ha emesso un verdetto di colpevolezza in ordine a tutti i capi di accusa. La sentenza con la determinazione della pena è stata emessa il 7 aprile 2006: La sentenza pronunciata in 9 anni di reclusione da scontare nel penitenziario Californiano.

Questi sono solo alcuni passi della storia di Carlo e di quanto riportato, con dovizia di particolari e di documentazione (tutta scaricabile), sul suo sito e mi scuso fin da ora per eventuali omissioni o “tagli” inopportuni nel riassunto.
Penso che ogni parola in merito alla vicenda sia superflua e vuota di ogni significato difronte al dolore di Carlo e dei suoi cari. Ognuno si metta una mano sul cuore e decida come meglio crede senza mai dimenticare che domani, al posto di Carlo, potrebbe esserci lui.
Qui sotto metto il link al sito che segue la vicenda di Carlo e l’email della sua compagna Katia; se siete di corsa e non avete tanto tempo leggete anche solo le ultime righe della mail e… il resto al vostro buon cuore.
A chiunque passi di qua chiedo di dare il più possibile risalto alla vicenda e di FIRMARE LA PETIZIONE (n.b. dopo la firma premere APPROVE’); io sono il numero 1021, adesso tocca a voi!

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Il sito di Carlo: www.carloparlanti.it
L’email di Katia: scarica


Aggiornamento di lunedì 25 giugno 2007: ringrazio Max per l’ulteriore documentazione da lui ricercata e prelevata dal suo sito che posto qui di seguito anche per fornire agli “scettici” ed a coloro che sia qui che in privato mi hanno espresso le loro perplessità. Buona lettura e grazie Max

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La mia maturità vent’anni dopo

Al mio arrivo in città come d’abitudine, mi sono recato al bar a prendere il caffè, necessario a dare la sveglia alle mie cellule celebrali. In questi ultimi giorni complice la fine delle scuole non c’era mai stata troppa gente. Stamattina, stranamente, un’orda di ragazzini agitati ma “silenziosi” ha popolato il locale cosicchè non ho potuto fare a meno di chiedermi il perchè. Semplice, con oggi iniziano gli esami di maturità. Inevitabile il salto esattamente a vent’anni fa, maturità scolastica anno 1986/87, istituto tecnico commerciale “Germano Sommeiller” (il giorno esatto non lo ricordo ma più o meno ci siamo). Premetto che in quell’anno scolatisco avevo avuto ben 4 infortuni alle ginocchia che avevano fatto diventare le stampelle un po’ come la mia coperta di Linus. Decisi così di attendere la fine degli esami per operarmi anzi, mossa azzardata, chiesi che mi fosse anticipato l’orale per non avere problemi con il ricovero (mossa che alla fine mi costò sicuramente qualche punto di valutazione ma mi regalò settimane di totale relax). Allora come oggi la prima prova scritta era quella di italiano, il tema. Il chit al fine di evitare impantanamenti o polemiche con temi storici o letterari scelse il tema cosidetto d’attualità il cui testo recitava:

Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva” (Norberto Bobbio). Sviluppate le vostre riflessioni su questo pensiero, anche alla luce delle vostre esperienze scolastiche.

Panico! Dopo aver decodificato la definizione “a guisa d’oracolo” (ci volle un po’ complice forse le 4 del mattino che avevo fatto la sera prima ndr) devo dire che il tema filò via abbastanza liscio. Seguì il secondo scritto, quello di matematica, che paradossalmente andò ancora meglio così il sabato successivo mi presentai all’orale che andò come andò ed in dieci giorni la mia esperienza da maturando era conclusa.
La colonna sonora di quell’estate era di Venditti con lp “Cuore” e la mitica “Notte prima degli esami” e questo, insieme alla scomparsa di una mia carissima amica e ad una serie di problemi di salute di mio fratello, sono i ricordi più nitidi che mi porto dietro di quel periodo. Solo ora credo di realizzare che questi ultimi in un certo senso ridimensionarono il resto perchè capii bene, anche se avevo “solo” 19 anni, che la salute e gli affetti venivano prima e necessariamente condizionavano di tutto il resto. Qualche settimana dopo, al risveglio dell’anestesia, trovai i miei compagni che mi davano la notizia; promosso con 42/60! Sinceramente a me interessava la prima parte, la seconda fu, come dire, la ciliegina sulla torta.
L’estate che ne segui non fu ahimè quella programmata dell’Inter-rail con la mia amica, dei mega-concerti ma fu un peregrinare per ospedali per la mia riabilitazione e per seguire mio fratello. Questo il mio ricordo dell’anno della maturità, quello cioè di una prova come tutte le altre a cui bisognava dare il giusto peso, che andasse bene o andasse male, consci del fatto che non sarebbe stata comunque l’ultima prova. Così com’era stato il provino con il Torino qualche mese prima, com’era stata la “sfida” con il fisioterapista a recuperare dall’infortunio prima dei suoi tempi, com’era stato il primo viaggio in macchina da solo insomma, un naturale evolversi della propria autonomia e della propria vita. Un’atmosfera comunque unica che, come accadrà al sottoscritto, magari vent’anni dopo verrà voglia di rivivere per una sera con i compagni di quegli anni.

Stamattina, negli occhi di tanti ragazzi al bar, ho letto un misto tra insicurezza e paura. A loro, tra i quali c’è anche mio nipote, faccio il mio in bocca al lupo ricordandogli che comunque è solo un esame, magari per tanti il primo, ma comunque sempre e solo un dannatissimo esame.
E voi cosa ricordate della vostra maturità?

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No alla pena di morte, guai mollare ora: firma anche tu!

I 27 ministri degli Esteri dell’Ue hanno raggiunto a Lussemburgo un accordo unanime sulla risoluzione sulla moratoria della pena di morte da presentare però nella prossima assemblea generale dell’Onu in autunno e quindi non in quella attualmente in corso. Per la prima volta c’è un fronte unitario e compatto che cerca di arginare questo che ritengo uno dei più grandi crimini legalizzati purtroppo ancora in vigore in molti Paesi. Il fatto di aver la fortuna di vivere in uno Paese in cui così non è non ci autorizza a dimenticare il problema.
Gia in data 27 aprile in un mio post avevo segnalato la possibilità per ognuno di noi, nel suo piccolo, di contribuire. Ora più che mai occorre dare impulso definitivo all’iniziativa pertanto vi invito ancora una volta a sottoscrivere la petizione.

E’ stata vinta una battaglia ma purtroppo non ancora la guerra.

Fonte notizia: Corriere.it

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Sosuechtig 2.9.3 – Nuovo tema WordPress

Sinceramente di switchare sempre trai soliti tre temi, quindi da oggi ce n’è un quarto a disposizione dei visitatori del sito. Si chiama SoSuechtig ed originariamente presenta il seguente layout:

screenshot.jpg
(clicca sull’immagine per visualizzare l’anteprima)

Ne esistono ben tre versioni; arancione, blu e nero. Io ho scelto la versione nera, che poi è stata magistralmente “modificata” dalla mia collega Susanna con l’inserimento delle foto di Niki e Silvy nella testata del blog.
Per visualizzare il nuovo tema basta utilizzare la funzione ‘Cambia il tema del blog‘ nella barra laterale e sceglierlo dall’elenco.

Questo tema soggiace alla licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.5.

Buona visione.

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