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Archivio di marzo 2008

Discorsi elettorali, argomenti e autogol

La politica in questi anni è diventata sempre di più immagine e sempre meno sostanza ed azione. Ormai i leader  di partito sono seguiti da persone che ne curano l’immagine, scrivono i discorsi insomma, che lasciano il minimo spazio all’improvvisazione ed al rischio di gaffes. Domenica ha fatto tappa qui a Trieste Walter Veltroni e mi sono stupito non poco del suo discorso:


(clicca sull’immagine per ingrandirla)

Perchè? Beh, perchè è venuto a farlo in una delle città con più anziane d’Italia. Secondo voi è strategia o delirio?

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(Ci) SI PUO’ FARE anche lei

Piccolo strappo al mio impegno di non parlare di politica fino a dopo le elezioni. Stamane infatti ho appreso che Milly D’Abbraccio sarà candidata nel partito Socialista alle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Roma. Siccome di mignotte, bipartisan e bisex, il Parlamento è storicamente sempre stato  pieno sinceramente questa notizia non mi ha scandalizzato molto. In quella precedente c’era Clementina Mastella, sedotta e abbandonata dalle sirene del centro-destra, per la nuova abbiamo già una candidata.

Nella sua intervista di presentazione della candidatura infatti è riuscita a dire di essersi messa in questa nuova avventura perchè stanca dell’etichetta che un mestiere come quello della pornostar ti lascia attaccata addosso. Ha confessato di non rinnegare “il cinema” (pietre miliari della sua filmografia rimangono ‘una famiglia per pene’, ‘la professoressa di lingue’ e ’l'Onorevole’) che l’ha portata a farsi conoscere dal grande pubblico, di essere «stanca di quel genere» e subito dopo, proprio a rimarcare le sue volontà, di voler scrivere prossimamente un libro dal titolo «Il sesso secondo Milly» oppure «La filosofia del sesso». Insomma, un taglio netto con il passato! 

Il suo slogan elettorale? Pare sia “vota Milly, una donna coraggiosa che sa mettere a nudo le cose“. Non so cosa ne pensiate voi ma fino a questo punto quello della sig.ra Emilia Cucciniello mi è sembrato lo slogan più credibile!

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Carlo e Camilla come il prof di Firenze, FUMATI!

Qui in Italia siccome non abbiamo problemi “veri”, l’economia va bene, abbiamo un comico burlone futuro premier e il prezzo del greggio non ci tocca, non si parla d’altro che di un video di un prof di Firenze (comunque coglione!) che s’è fatto riprendere mentre fumava in classe. Piccola parentesi, non ritengo tanto grave il fatto che fosse uno spinello o un drum, ritengo semmai indicativo che un docente sia così celebroleso da a) fumare in classe b) farsi riprendere dagli studenti (chiusa parentesi).

marleymuseum.JPGCiò doverosamente premesso però noto che ci sono tutti gli estremi perchè si possa pensare che siamo vittime di un delirio generalizzato su larga scala che colpisce in un po’ tutte le zone geografiche ed un po’ tutti i ceti sociali. Eh si, perchè capita a volte che ascoltando una notizia uno pensi “mah, mi sembra così strano“, invece questa volta appena letto la notizia la mia espressione è stata leggermente diversa. “Che [beep] scrivono questi?“. La notizia in questione è quella della visita di Carlo e Camilla alla casa di Bob Marley a Kingston, splendida news se non chè il sottoscritto in Jamaica c’è stato, alla casa di Bob pure (avevate dubbi?) e semplicemente NON E’ lì dove sono andati e dove i media li hanno ripresi punto.

La casa ed il mausoleo VERO del grande Bob infatti sono costruiti di fianco alla casa in cui è nato «in un’area rurale (Nine Miles, nei pressi di Alexandrea, distretto di St. Ann) a 50 chilometri da Kingston. Oggi, oltre alla tomba, esistono un museo a lui dedicato (56 Hope Road, Kingston), una fondazione benefica (Robert Marley Foundation, Ja)». L’abitazione di Kingston è il cosidetto “specchietto per le allodole” per turisti che evidentemente ha ben funzionato. Qualcuno magari adesso avverta l’allegra combriccola che se volessero anche andare da Peter Tosh devono dirigersi verso Belmont, nella parte sud ovest dell’isola. Aggiungo come nota personale che ho seri dubbi che in principe Carlo ed il pitbull che lo accompagna abbiano percorso anche solo poche centinaia di meteri della strada che da Ocho Rios porta a Nine Miles, mentre al contrario mi risulta molto più credibile che assieme a giornalisti e chissà chi altro abbiano fatto largo uso di ciò che flora e fauna offrono spontaneamente in quel paese. Daltronde, con una come Camilla che ti dorme vicino alterare la realtà più che uno sfizio diventa una necessità!

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Chi ama gli animali mi segua!

La notizia è di una settimana fa circa, mi sono permesso di verificarla perchè ero incredulo ma, ahimè, risulta terribilmente vera anche se al momento lor Signori non hanno ancora risposto alle mie mail di richiesta spiegazioni. Potrebbe anche essere che non intendano darmene, non so.
Il Comune di Vivaro, provincia di Pordenone, ha fatto domanda alla Regione Friuli Venezia Giulia di poter abbattere i cani presenti nel suo canile una volta passato un anno dal ritrovamento. Motivazione (tenetevi forte) “eccessiva la spesa di 10mila euro l’anno necessarie al mantenimento del canile(link alla notizia)

Lo so, in un epoca in cui chi fa campagna elettorale è così distante dalla realtà da promettere l’abolizione dell’Ici riducendo le già esigue entrate di questi piccoli comuni tirare avanti per loro è molto difficile. I “tagli” si impongono giocoforza, che però vadano nella direzione di sopprimere degli animali bè, questo francamente NON LO ACCETTO! Non credo proprio che 10.000 euro l’anno possano cambiare la vita dei ‘vivaresi’ mentre, al contrario, quest’iniziativa sicuramente li mette in cattiva luce e non poco.

Cosa possiamo fare qui davanti questo video? Sinceramente non ho un’idea precisa. In primis (doveroso!) vi invito a  diffondere il più possibile questa notizia e poi scrivere una mail al Comune e protestare, sulla falsariga di quello già fatto tempo fa per Annalisa, possibilmente in modo civile ed educato per non passare noi dalla parte del torto.
Ci si mobilita per salvare questo e quello nelle varie parti del mondo, siamo sempre pronti a postare catene e quant’altro ora c’è la possibilità di fare qualcosa per delle creature che sicuramente hanno già sofferto ognuno di voi si faccia un esamino di coscienza e decida il da farsi.

Questo è il link al sito del Comune di Vivaro, gli unici indirizzi email validi mi risultano quelli dell’anagrafe, dei lavori pubblici e della ragioneria.

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C’è Olimpiade e Olimpiade

Piccola riflessione: da un po’ di tempo è in atto una campagna di condanna nei confronti di Pechino  per quel che riguarda l’assegnazione prima e l’organizzazione poi delle prossime Olimpiadi estive di quest’anno. Come dare torto a chi protesta, d’altronde trattasi di paese dove vige ancora la pena capitale (pare anche usata parecchio!), dove persiste il problema Tibet, dove l’inquinamento è forte (vedasi la scelta di Gebrselassie), dove insomma volendo si trova non una ma mille ragioni per protestare contro e boicottare l’avvenimento.

Tutto comprensibile. Quello che però comprendo molto meno è dov’era tutto questo sdegno, queste proteste quando vent’anni fa le stesse Olimpiadi furono assegnate e si svolsero in Corea, a Seul, dove il regime fino al 1993 è stato militare (ed anche abbastanza ‘rigido’ mi risulta), dove l’inquinamento è oggi in leggero miglioramento, ma all’epoca era pressochè agli attuali livelli di Pechino insomma, dove volendo c’era anche lì da fare un bel po’ di casino!

Per carità, non che condanni le attuali proteste e denunce anzi, ben vengano, anche se personalmente non credo il boicottaggio possa cambiare nulla di concreto. Piuttosto mi interrogo su cos’è cambiato in questi ultimi ventanni per modificare così drasticamente l’atteggiamento verso lo stesso evento in situazioni ambientali decisamente non troppo dissimili. Solo causa o merito dei blog o… aiutatemi voi!

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Difendiamo Obama!


(clicca sull’immagine per ingrandirla)

Prima Hillary che lo scurisce, ora l’Ansa che lo fa parlare come Kunta Kinte insomma… un po’ di rispetto, borca buttana!

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Inquinamento e volatili vari

Da una notizia apparsa su LiveScience, autorevole rivista, pare che gli storni che mangiano vermi contaminati dagli estrogeni cantano meglio e attirano più femmine di quelli non contaminati. Non so se sia vero ma prendo atto!

Qualche giorno fa però ricordo di aver letto un’altra notizia piuttosto allarmante in cui invece s’incolpava, tra gli altri fattori, anche l’inquinamento ambientale dell’aumento del tasso di infertilità maschile.

Traggo la conclusione che l’inquinamento faccia bene solo a certi “uccelli” ed agli altri non gli si può neanche dire “canta che ti passa“!

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Addio

Ci sono momenti nella vita in cui non vorresti fare una certa cosa ma ti senti quasi obbligato dai fatti, dagli accadimenti e dalle emozioni quindi, seppur a malincuore, vi annuncio la mia intenzione di abbandonare.
Lo dico a voi perchè, per buffo o banale che possa sembrare, ma siete tra coloro con cui ho legato maggiormente in questi ultimi anni. Per alcuni questa sarà una sorpresa, altri forse (i più attenti) avevano intuito già qualcosa ma sento il bisogno di mettervi al corrente della decisione che ho preso e cioè quella di lasciare il lavoro, la famiglia, le amicizie, il blog ma più in generale Trieste e l’Italia.
Ci sono numerose ragioni, ma il contributo definitivo l’ha dato il mio coinvolgimento, inizialmente via email poi in chat, con un gruppo di Resistenza Boliviano che sta combattendo per la libertà contro le ingiustizie dell’attuale governo.
Pochi sapevano di questa mia attività, ma sono da molti mesi in comunicazione con questo gruppo, ed alla fine ho deciso di unirmi a loro. So che molti di voi penseranno che io sia diventato completamente pazzo, ma quando si provano certe sensazioni nella vita occorre seguirle e niente che voi possiate fare o dire mi farà cambiare questa decisione, in cui credo ciecamente.
Grazie a tutti per la compagnia che mi avete fatto e per il sostegno dimostratomi e spero un giorno possa ritrovarvi qui o altrove. Dimenticavo, a chi interessasse presento il mio nuovo gruppo di lavoro.

p.s. liberamente tratto da una mail che girava tanti anni orsono, non ci avrete mica creduto?!

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Italia, Kenya e classifiche

La vita ormai è diventata una competizione ed in quasi tutti i campi si scovano parametri e regole per classificare questo e quello. Una delle varie classificazioni è quella che divide il mondo (intero) in “sotto-mondi”; primo, secondo, terzo, arriviamo che io sappia fino al quinto.

Questa suddivisione venne fatta dopo la seconda guerra mondiale non bastando una semplice suddivisione tra blocco occidentale ed orientale. Come tutte le suddivisioni idiote anche qui, subito dopo averla fatta ci si accorse che c’era tutto un gruppo di paesi che non si riusciva a collocare in nessuno dei due blocchi e così per loro venne coniato il termine terzo mondo, poi diventato nel tempo sinonimo di sottosviluppo e povertà. I parametri scelti per questa classifica furono puramente temporali ed economici. Noi italiani? bè noi siamo primo mondo ma ti pare!? I paesi cosidetti del terzo sono ad esempio quelli come il Kenya, paesi estremamente poveri dove può succedere che dei Turisti italiani vengano aggrediti e derubati, cose veramente da terzo mondo.

Ma voi sapete che il mondo muta rapidamente e con lui le classifiche. Quindi se un qualcosa che succede nel terzo mondo succede anche qui da noi  (turisti rapinati da falsi poliziotti in Italia) mi vien da pensare che siamo “simili” giusto?

Allora mi chiedo; siamo noi che siamo retrocessi o è il Kenya che è stato promosso?

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Siamo proprio dei miserabili

marco-paolini.jpgSabato sera ho assistito a teatro allo spettacolo «Miserabili. Io e Margaret Thatcher» di Marco Paolini.
Quello portato in scena  dall’autore è a mio avviso l’ennesimo capolavoro teatrale che parla della trasformazione etica, sociale e perfino biologica della società a partire dagli anni ’80. Il racconto si snocciola attraverso diversi monologhi tutti legati da un sottile filo conduttore che è quello di come pian piano si sia cominciato a perdere di vista il concetto di società nel suo insieme. Le colpe di questo degrado della vita mascherato da “progresso” l’autore le trova nell’esasperazione del liberismo voluto in primis da Margaret Thatcher, ricordando come secondo i suoi principi «Non esiste la società, ci sono solo uomini, donne e bambini». Attraverso pezzi di repertorio si sente la voce della stessa Thatcher esaltare un mondo in cui l’importante non è tanto il lavoro quanto il far circolare il più rapidamente possibile il denaro, sdoganando il ricorso al debito ed ai soldi di plastica (bancomat e carte di credito). Su queste basi di racconto riesce ad innestare anche un’impossibile intervista con la stessa Thatcher che concluderà con una condivisibile definizione dell’ex premier inglese come «lady di ferro fuori, ma di merda dentro!».
C’è poi la ballata del lavoratore precario, ci sono citazioni di Carl Marx e Victor Hugo e riesce a mettere in “dubbio” anche i principi della termodinamica («se ho un acquario e decido di fare una frittura, difficilmente poi riavrò l’acquario di prima»). L’autore completa le due ore e mezza di spettacolo con una lettura in chiave ironica di un ipotetico incidente sul lavoro, tema  a lui molto caro. Il pezzo è semplicemente esilarante, sono diverse le volte in cui il racconto s’interrompe per l’ilarità della situazione. Lo scopo è quello di evidenziare come possa succedere che, sul lavoro come in una missione di pace, si compia qualche “monada” (sciocchezza, leggerezza) che può costar cara. Quel che stupisce è che quelli delle missioni di pace li avvolgono nelle bandiere mentre i morti sul lavoro no!

Paolini ancora una volta riesce a catturare l’attenzione alternando ironia a parole che hanno l’effetto di un macigno senza far mai perdere di vista il soggetto al quale, inevitabilmente e spesso bruscamente, riconduce sempre lo spettatore. In questo suo spettacolo intervalla i suoi monologhi con pezzi musicali e ballate grazie al magnifico accompagnamento dei Mercanti di Liquore, già famosi per alcune cover del grande Fabrizio DeAndrè.

Alla fine la sensazione è quella di esser stati comunque testimoni di un cambiamento storico di cui forse, aldilà di quel che ognuno di noi pensi, siamo stati forse più complici che vittime.

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