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Ecologia & ambiente? Una questione di L…

Non so voi ma in un mondo in cui tutti (a parole) si preoccupano della sua salute (salvo poi fare capricci quando c’è da firmare qualche accordo), in cui il pianeta è uno dei grandi immancabili temi di ogni conferenza mondiale (salvo poi non cambiare mai un’ostia dell’andazzo intrapreso da secoli), in cui si parla e tanto di ecologia e del suo futuro, che un Paese vicino al nostro, molto vicino (geograficamente e politicamente) metta in moto le pale mentre da noi l’unica cosa che girano sono le palle bè…. un po’ incazzare mi fa!?!
Caro Barack, dopo Mad Max toccherà a Rambo?
La storia insegna che, piaccia o non piaccia, gli Stati Uniti fanno spesso tendenza. Lo fanno in tema di moda, di scelte politiche, insomma finiscono per essere spesso i precursori di quello che poi succederà o potrebbe succedere nel resto del pianeta. Poco più di un anno fa proprio negli States, s’insediava Barack Obama, l’uomo nel quale un po’ tutti (un po’ per disperazione un po’ per mancanza d’alternative) vedevano come ‘il nuovo‘, come colui che incarnava una nuova politica che si discostasse da quelle del recente passato soprattutto per quel che riguardava lo sviluppo di nuove tecnologie e nuove fonti di energia.
A dare il giudizio finale sul suo operato sarà il tempo, io per ora mi limito a prendere atto che dopo aver fatto di questo un suo cavallo di battaglia (e non era un pony! ndr) nella campagna elettorale ultimamente il buon Barack deve aver un po’ perso la bussola se non più tardi di un mese fa ha candidamente dichiarato adi esser pronto al ritorno al nucleare, pur senza abbandonare le buone intenzioni espresse in campagna elettorale s’intende. Una svista, un ‘incidente diplomatico’ o cos’altro?
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Vi presento la bora!
Ma come, possibile? Un blogger di Trieste che non ha mai fatto un post sulla bora??
Ebbene spesso i media ne parlano a sproposito riesumando magari qualche filmato d’archivio, ma quella che tira in questi giorni, anche se s’è fermata alla “modesta” velocità di 152kmh (ben lungi dal record di 180 dello scorso anno) è comunque sicuramente una “bella brezza”. Per sapere che cosa sia (scientificamente) basta cliccare sul link che vi ho lasciato sopra, per vedere cos’è nella realtà provo a postarvi qualche scatto fatto in mattinata. Anticipo che le immagini sono un po’ mosse ma d’altronde neanche io sono Ralph Super Maxi Eroe…
(clicca sull’immagine per visualizzare la galleria)
Altri scatti sono disponibili sul sito del quotidiano il Piccolo e vi segnalo anche questo video girato da Giulio GMDB©. E se capitate da queste parti in un giorno così poi non venite a dirmi che non vi avevo avvertito!?
Acqua: parliamone anche scherzando ma parliamone!
Quello dell’ambiente è un problema che troppo spesso viene affrontato dai media quando la natura si ribella e lo dimostra con qualche calamità come tsunami, uragani, valanghe o terremoti. Ormai i media e chi avrebbe, tra gli altri, il compito di educare e sensibilizzare su questi temi preferisce cavalcare le notizie (spesso drammatiche) di questi eventi piuttosto che fare in modo che tutto ciò non accada.
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I nuovi ricchi
Tranquilli, nonostante il silenzio di questi giorni vi confermo che anche quest’anno ho superato brillantemente queste giornate che, almeno per me, hanno ormai perso totalmente la valenza originaria e sono diventate una specie di “30 ore per la vita” (la mia! ndr). Per fortuna ormai i nipoti sono cresciuti e non servono più pantomime in maschera rossa e barba bianca, i genitori ahimè lontani (purtroppo), così tutto s’è limitato ad un pranzo il 25 con il brother e nulla più.
E forse ho sbagliato scelta anche quest’anno. Avrei potuto mettermi all’ingrasso, mangiare come un maialino, ma chi mi conosce sa che sono persona che si prende facilmente più per il sedere che per la gola. Ma cos’è che fa continuamente cambiare gli equilibri del mondo? Bè, per esempio notizie come questa, che infondono ottimismo in coloro che hanno esagerato con la tavola ma, sopratutto, che portano a nuovi equilibri economici. Basta sceicchi, sultani, terre ricche da bombardare per difenderle o farle proprie (confesso che non ho mai capito bene se c’è differenza). Basta con tutto questo! La notizia di cui sopra suona un po’ come un ground zero che porta ad identificare una nuova classe sociale di potenziali miliardari. Qui di seguito qualche esponente di questa nuova classe di ricchi verso la quale già non mancano minacce:
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Me ne sono sicuramente dimenticato qualcuno, a voi il compito di ricordarmeli. Nel frattempo, se avete creduto a chi vi dice di spendere che la crisi è solo una “sensazione” bè… potete credere anche a questa news no?!
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I cracker distruggono il mondo

Chit, ma che stai a dì??
Come possono delle bontà così così fragranti ed innocue distruggere il mondo? penserà qualcuno di voi.
Circa la potenziale pericolosità delle “figure apparentemente innocenti” mi basterebbe ricordarvi la scena finale di Ghostbuster, quella in cui il mondo viene messo in pericolo da un enorme pupazzo dei fiocchi d’avena.
Solo che questo che vi racconto non è un film e non c’è proprio nulla da ridere!
Qualche giorno fa infatti ho scoperto, non senza stupore, da un rapporto di Greenpeace che la deforestazione in Amazzonia è gestita da un software online dove le compagnie sono obbligate a comunicare i quantitativi tagliati, esauriti i quali, non viene più concessa loro nessuna autorizzazione. Ebbene, pare che questo ‘sistema’ sia stato più volte forzato con l’appoggio di alcuni pirati informatici. Risultato: le compagnie del legname e del carbone hanno tagliato illegalmente 1,7 milioni di metri cubi di legno, quanto basta a riempire 780 piscine olimpiche. Lascio a voi ogni conclusione in merito.
Aggiungo solo una precisazione a quanto riportato da Greenpeace e cioè il fatto che, con tutta probabilità, costoro non sono hacker bensì cracker cioè “colui che si ingegna per eludere blocchi imposti da qualsiasi software in genere“.
Ed a noi non resta che sperare che si avveri quel che cantava il grande Fabrizio DeAndrè e cioè che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” perchè qui, passatemi l’espressione, ma di merda ne vedo parecchia!
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Cosa non si fa per un po’ di nucleare
Che i media non siano affidabili non lo scopriamo oggi, vero è che anche se non sono un avvocato credo che in certe occasioni di configuri il reato di ‘procurato allarme’ o quello di ‘reitarata presa per il culo’ che non so se esiste ma altrimenti andrebbe introdotto nell’ordinamento giuridico.
Ne ho avuto riprova stamattina, quando su La Stampa ho letto che in Italia saremmo “Sotto la minaccia di diecimila Vajont“. A dichiararlo Lucio Ubertini l’ex presidente del Gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche che parla del rischio di sismicità di molte zone in cui sono situati gli invasi.
Premesso che a volersi preoccupare in Italia oggigiorno le minacce si sprecano, sono comunque per scrupolo andato a vedermi la mappa di rischio idrogeologico ed effettivamente sembrerebbe dargli ragione ma qualcosa continua a non quadrarmi lo stesso. Nel caso del Vajont, ormai mi sembra appurato, la colpa è stata di un po’ tutti gli attori di quella vicenda, fuorchè della sismicità, e gradirei si smettesse di tirarla in ballo se non altro per rispetto alle vittime. Quello che mi stupisce di più dell’affermazione del sig. Ubertini è che se da un lato potrebbe (condizionale d’obbligo) anche esser vero ciò che scrive, dall’altro mi risulta difficilmente risolvibile il problema perchè non mi sembra sia realizzabile una diga in pianura padana o a livello del mare. Eppure sono sicuro che gran parte degli italiani leggerà questa notizia, subito dopo le dichiarazioni di Scajola e… fanculo a tutte le energie pulite!
Comunque, vi confesso che non avrei mai pensato qualche tempo fa che sarebbe stato più facile vedere un presidente americano di colore piuttosto che un mondo un po’ più verde.
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L’ENI può rimettersi la cravatta
Quello energetico è un problema serio. La gran parte delle persone ragiona pensando “io il mio lo faccio per risparmiare” ma, non basta. Tutti gli sprechi (e ce ne sono molti) ricadono poi inevitabilmente sulle bollette di tutti. E chi fa qualcosa per limitare gli sprechi? Pochi o nessuno. L’Eni per esempio da due anni ha lanciato l’iniziativa ‘Eni si toglie la cravatta’ (già commentata dal sottoscritto) con la quale “autorizza” i dipendenti nel periodo estivo ad andare in ufficio senza la stessa. Si, lo vedo il vostro sorriso stampato sul volto e so che non è molto ma è pur sempre qualcosa no? Ed allora ho deciso di aiutarli ed aiutarvi a sorridere un po’ di più! Oggi infatti ho scritto loro una mail informandoli di una nuova e rivoluzionaria trovata.
Nell’Iowa State University infatti hanno messo a punto questi due prototipi di giacca e cravatta a pannelli solari (sul design non mi pronuncio) che, in teoria, offrono all’indossatore piena autonomia e addirittura tanto di custodia nella cravatta per ricaricare il cellulare.

A voi considerazioni e conclusioni, io mi limito ad informarvi e non mettendo (finchè posso) giacca e cravatta non posso essere molto d’aiuto. Magari se un domani faranno anche la polo… chissà. Intanto spero che l’Eni non mi prenda troppo sul serio altrimenti vista l’aria che tira sui posti di lavoro ultimamente non vorrei diventasse la nuova divisa aziendale obbligatoria. Chiaramente, le due iniziative vanno in conflitto in quanto la cravatta o s’indossa o non s’indossa.
Napoletani, potete prendere due piccioni con una fava: ferie + rifiuti
E’ periodo di vacanze e, come ormai triste tradizione, quest’anno si respira aria di crisi economica. Quindi, molte famiglie saranno giocoforza obbligate a rinunciare alle ferie fuori città. Altri invece faranno mutui e chiederanno prestiti alle finanziarie pur di aver qualcosa di cui vantarsi a settembre con colleghi e amici ma dei coglioni preferisco non parlare.
Quello che desidero fare invece è dare un consiglio agli amici, in particolar modo a quelli napoletani, su come “muoversi”. Si sa, Napoli è famosa per personaggi come Totò e Peppino, per la pizza, lo è stata in passato in ambito marinaro grazie alla flotta Lauro e lo è stato (suo malgrado) di recente grazie alla vicenda dei rifiuti.

Allora sono sicuro che gli amici partenopei mi ringrazieranno per l’idea che sto per dargli. Veramente non l’ho avuta io, l’hanno avuta Dr. Marcus Eriksen, Joel Paschal, Anna Cummins che hanno pensato di costruire una zattera riciclando un vecchio aeroplano Cesna e circa 15 mila bottiglie in Pet, unite insieme da corde realizzate con vecchie buste di plastica e con questa (udite-udite) fare rotta niente popò di meno che verso le Hawaii! Duplice risultato: sgomberare le strade e farsi le vacanze. Hanno anche un blog dov’è possibile seguire quasi in tempo reale la loro avventura se non ci credete.
Come dite? Ah, a Napoli manca la materia prima perchè l’emergenza rifiuti è terminata? (così almeno hanno detto Berlusconi ed il Tg4). Bè, perdonatemi ma da quel che ho letto qui e qui mi risulta tutt’altro ma… forse mi sbaglio…
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Meno rifiuti? Yes we can
Pensate parli di nuovo di politica? Naaa, anche se visti gli spunti ne avrei una voglia… però restiamo comunque ‘in tema’, infatti parlo di rifiuti, magari non della società come i politici ma di quelli materiali. Alzi la mano chi ha letto questa bella notizia?
Provate un momento a pensare di applicare questo tipo di distribuzione anche ad altri prodotti quali oli, latte, etc. Pensate a quanti ne consumate nel vostro nucleo familiare, a quanti contenitori (quasi sempre di plastica) buttate via periodicamente e poi pensate se questi rifiuti improvvisamente non esistessero più. Voi andate al vostro supermercato, comprate il quantitativo che volete voi (altro risparmio) del prodotto che vi interessa, lo imbottigliate, lo pagate e quando è finito riportate il “vuoto” al supermercato che provvederà a sterilizzarlo mentre voi potrete ripetere l’acquisto utilizzando un altro contenitore.
Non so come la pensiate voi, ma io questa iniziativa la reputo a dir poco sensazionale! Questa iniziativa mi risultava essere già in fase di sperimentazione (anche se c’è poco da ‘sperimentare’ ndr) in alcuni supermercati della Liguria e nelle Marche ed invece oggi scopro che è operativa da tempo anche in Piemonte e non solo; se siete interessati a promuovere l’iniziativa nel vostro territorio esiste un sito in cui è possibile saperne di più.
Io ho già provveduto a stamparmi un po’ di documentazione che porterò al mio supermercato e mi auguro anche ognuno di voi faccia altrettanto. E’ un classico esempio di come VOLENDO si può fare qualcosa per l’ambiente e poco m’importa se queste notizie le dovrebbero dare i Pecorari-Scani, le associazioni ambientaliste o i media; non lo fanno loro? FACCIAMOLO DA SOLI!!
Se ci credete diffondete il più possibile l’iniziativa che tra l’altro, oltre all’ambiente, sposa alla perfezione un’altra emergenza molto forte, quella del risparmio (e forse anche per questo non ce ne parla nessuno)! E scusate se è poco…
Link all’iniziativa (con elenco dei punti vendita in Piemonte)





























