Il post di oggi nasce da lontano, da giugno per l’esattezza quando casualmente venni a conoscenza della storia di Carlo Parlanti. Pensavate forse che un post ed un bannerino potessero ‘lavarmi’ la coscienza e darmi la consapevolezza di aver fatto di tutto per lui? No, chi mi conosce lo sa, non sono uno che si accontenta. Perchè inutile parlare di catene, di solidarietà tra blog, pubblicizzare le ‘giornate per’ e postare tronfi post su questo o quel caso strappalacrime per i quali non possiamo fare nulla quando si ha la possibilità di FARE QUALCOSA o almeno provarci.
Ultimamente vi confesso, credo di cominciare a patire un po’ la mancanza di originalità di gran parte della blofosfera. Non voglio definirla “nausea” ma poco ci manca, per questo qualche giorno di ferie non può che farmi bene. Forse non sarò originale neanche io a riproporre sempre questa storia ma qua c’è di mezzo la vita di un uomo. In un ‘V-Day’ personalmente vedo molto poco di “solidale” verso le persone bisognose. Tra l’altro, giusto che si sappia, il sig. Grillo e la sua redazione, manco si sono degnati di rispondere ad una delle email su Carlo. Vero che d’altra parte non s’erano interessati manco al caso di Federico Aldrovandi finchè non stava per tenere uno spettacolo dalle parti di Ferrara quindi, l’unica mia speranza, è che prima o poi magari faccia uno spettacolo in America e chissà che…
Il caso di Carlo credo sia emblematico di come tanti nella blogosfera come nella vita, seguano “la massa” tanto per paura di rischiare e metterci un po’ del proprio. C’era un condannato, Kenneth Foster, condannato a morte e TUTTI a mobilitarsi per salvarlo; vai di post, petizioni, bannerini, email ed infine post trionfanti su una giustizia “giusta”.
Mi chiedo; ma c’è differenza tra un condannato a morte ed un’altro lasciato a consumarsi in un carcere senza cure mediche ed assistenza?
Decidetelo voi, siate per una volta giudici di voi stessi. Se la risposta dovesse essere che c’è differenza sarò ben lieto di scoprirla da voi; se però non la trovate, insomma se non c’è differenza bè, mi aspetto da parte vostra qualche piccolo, minuscolo gesto che sia la prova che non esistono condannati o bisognosi di serie A e serie B.