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Ecco perchè dico SI a PECHINO 2008

Quello del boicottaggio dei Giochi Olimpici è argomento dibattuto ancor prima dei recenti avvenimenti in Tibet. Io non ho ancora trattato l’argomento ma ho già anticipato in alcuni commenti su altri blog il mio punto di vista. Vi confesso che non ne avrei parlato nemmeno oggi se non avessi ricevuto una mail privata a riguardo che si concludeva con la frase “…se ragioni così sei un altruista di facciata”.  Purtroppo il mittente non ha risposto alla mia richiesta di poter pubblicare la sua mail, senza intenzione di fare polemica ma con il solo intento di prendere spunto per parlarne più a fondo ma ne parlo ugualmente anche perché ho scoperto che il mittente altro non è che un ragazzino e forse nella sua carriera scolastica non ha ancora avuto tempo e modo di studiare certi accadimenti storici. Doverosa, prima di tutto, la definizione di boicottaggio: «è un’azione individuale o collettiva coordinata avente lo scopo di ostacolare e modificare l’attività di una persona, o quella di un gruppo di persone…». Se non lo sapeste i partners e gli sponsor delle manifestazioni sportive cacciano i soldini ben prima dell’evento (a copertura parziale o totale dei costi dello stesso) e non è lo share a “ostacolare” costoro, ma torniamo al punto.

L’anno era il 1968 e nel mondo c’era voglia di cambiamento. Culla di questo fermento erano inevitabilmente scuole ed università, unici luoghi di aggregazione insieme alle fabbriche ed alle piazze ma, comprensibilmente, meno oppresse almeno nella fase iniziale del movimento.
Centro nevralgico di questo movimento era l’America, fresca di coinvolgimento nella guerra del Vietnam e con i mai risolti problemi razziali. Era un periodo difficile dove gli ideali di giustizia ed eguaglianza ricevettero in pochi mesi due colpi durissimi a chi credeva ancora di poterli veder trionfare: ad aprile infatti venne assassinato Martin Luter King (attivista per i diritti civili) e pochi mesi dopo Robert Kennedy (oppositore della guerra in Vietnam).
Le Olimpiadi quell’anno si tenevano a Città del Messico e pochi giorni prima della cerimonia d’apertura gli studenti locali pensarono bene di inscenare una manifestazione in piazza Tlatelolco davanti a giornalisti ed atleti appena giunti. Il risultato fu tragico, infatti decine di studenti furono uccisi e la manifestazione soppressa con inaudita violenza. Ma i tempi non erano quelli moderni, alzare la testa poteva costar caro così tutti, indistintamente, pensarono bene di non pronunciare la parola ‘boicottaggio’ e fu in questo clima che iniziarono i Giochi Olimpici. Tutto filò via liscio fino al 16 ottobre, giorno della finale dei 200 metri maschili vinta dall’americano Tommie Smith, davanti all’australiano Peter Norman e l’altro americano John Carlos.
Il destino volle che entrambi facessero parte del Olympic Project for Human Rights (Progetto Olimpico per i Diritti Umani) un movimento che fin dal 1967 era impegnato in un acceso dibattito interno circa l’opportunità di far presenziare atleti di colore ai Giochi. Quello che più avanti divenne il grande Kareem Abdul-Jabbar (stella Nba) allora poco più che giovanotto, rinunciò alla convocazione nella nazionale olimpica; Mohamed Alì venne squalificato e perse la sua corona mondiale di campione dei massimi per aver rifiutato l’arruolamento nell’esercito americano dichiarando “Io non ho nulla contro i Vietcong”. Insomma, non tirava un bel clima per coloro che avevano qualcosa da ridire.

smith-norman-carlos.jpgPoco prima della premiazione i due atleti americani vennero visti da Norman confabulare. Stavano decidendo le modalità del gesto da mettere in atto ma la moglie di Smith aveva comperato un solo paio di guanti ed i due erano in difficoltà. Fu proprio Peter Norman ad intromettersi e consigliare ai due di metterne uno a testa.
Al momento della premiazione entrambi decisero di salire sul podio scalzi (per ricordare la povertà), ascoltando l’inno con il capo chinato (in ricordo delle vittime delle lotte per l’uguaglianza e la libertà) e il pugno chiuso in un guanto nero (Smith con il pugno destro per rappresentare la forza dell’America Nera, Carlos il sinistro la sua unità). A dare ancora più spessore alla protesta fu anche la scelta di Norman che per solidarietà si fece appuntare sul petto il simbolo del loro movimento. Nei giorni successivi vennero poi imitati da molti altri atleti tra cui il grande Bob Beamon che partecipò alla premiazione con dei calzini neri tirati su.
Il gesto fu condannato dal Presidente del Cio che voleva tener fuori la politica dai Giochi (un po’ come oggi) e da molti loro connazionali che ritenevano mettesse in cattiva luce l’America tutta (un po’ come oggi) ed entrambi furono immediatamente espulsi dai Giochi. Al rientro in America Smith smise di gareggiare e venne anche espulso dall’esercito americano per “manifesta attività e propaganda antiamericana” mentre Carlos finì a fare lo sguattero in alcuni locali. Solo il tempo li ripagò di quello che rimane uno dei segnali più forti e netti di protesta pacifica inscenata durante un avvenimento mondiale.

Proprio rileggendo le cronache del tempo ho trovato incredibili analogie con gli accadimenti di oggi e ferma restando la libertà di opinione, di pensiero e d’azione di ognuno ribadisco il mio NO AL BOICOTTAGGIO, NO ad altre iniziative come il TurnOff Pechino 2008 che propone di tenere spenti i televisori.
No Signori, perdonatemi, ma siccome la storia è nostro patrimonio e va ricordata e rispettata, siccome la storia insegna che atti come questi sono possibili, io invece i Giochi me li guarderò tutti e fino in fondo. Vuoi perché appassionato di sport, vuoi perché spero proprio di vedere altri Smith, Norman e Carlos che sappiano emozionarci e dimostrarci come si può averla vinta anche senza girare le spalle.


C’è Olimpiade e Olimpiade

Piccola riflessione: da un po’ di tempo è in atto una campagna di condanna nei confronti di Pechino  per quel che riguarda l’assegnazione prima e l’organizzazione poi delle prossime Olimpiadi estive di quest’anno. Come dare torto a chi protesta, d’altronde trattasi di paese dove vige ancora la pena capitale (pare anche usata parecchio!), dove persiste il problema Tibet, dove l’inquinamento è forte (vedasi la scelta di Gebrselassie), dove insomma volendo si trova non una ma mille ragioni per protestare contro e boicottare l’avvenimento.

Tutto comprensibile. Quello che però comprendo molto meno è dov’era tutto questo sdegno, queste proteste quando vent’anni fa le stesse Olimpiadi furono assegnate e si svolsero in Corea, a Seul, dove il regime fino al 1993 è stato militare (ed anche abbastanza ‘rigido’ mi risulta), dove l’inquinamento è oggi in leggero miglioramento, ma all’epoca era pressochè agli attuali livelli di Pechino insomma, dove volendo c’era anche lì da fare un bel po’ di casino!

Per carità, non che condanni le attuali proteste e denunce anzi, ben vengano, anche se personalmente non credo il boicottaggio possa cambiare nulla di concreto. Piuttosto mi interrogo su cos’è cambiato in questi ultimi ventanni per modificare così drasticamente l’atteggiamento verso lo stesso evento in situazioni ambientali decisamente non troppo dissimili. Solo causa o merito dei blog o… aiutatemi voi!

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Uno strano doping!

In questi ultimi anni sempre più spesso la parola doping s’è affacciata nelle competizioni sportive. Primeggiare ormai per molti sembra essere diventato l’unico scopo di vita per raggiungere il quale si è pronti a tutto, in barba ai dettami del buon De Couberten. Si pensi ad atleti del calibro di Ben Johnson o Marion Jones, atleti che per ottenere i risultati (poi invalidati) negli anni si sono sottoposti a trasfusioni ematiche, assunzione di ormoni, ossigenazione del sangue e ad altre pratiche illecite che sicuramente troppo bene al loro organismo non devono aver fatto. Che sciocchi!?!

pistorius1.jpgSenza ricorrere a medicinali o quant’altro, bastava che si amputassero ‘semplicemente‘ entrambe gli arti inferiori. Infatti secondo le menti eccelse a capo della Iaaf  (Associazione Internazionale delle Federazioni d’Atletica) questo tipo di protesi garantisce ben più del 30% di benefici durante la prestazione. Adesso chi glielo va a dire che con “così poco” avrebbero rischiato meno di salute, avrebbero vinto molto di più e non sarebbero mai stati ‘scoperti’? Eh già perchè vuoi mettere quali e quanti vantaggi si possono avere? Niente acido lattico durante le prestazioni sportive(semmai con un po’ CrC passava tutto), niente strappi muscolari, niente fratture agli arti.

Evito ogni ulteriore considerazione tecnica o etica sulla vicenda; un amputato ed un tetraplegico in famiglia mi impedirebbero di essere obiettivo nel mio giudizio finale. Una cosa però mi preme far presente a lor Signori e cioè il testo dell’art. 5 dei principi olimpici che recita testualmente: “Ogni forma di discriminazione nei confronti di una nazione o persona per quanto concerne la razza, la religione, la politica, il sesso ed altre circostanze è incompatibile con l’appartenenza al movimento olimpico.”

Ebbene, se queste parole hanno valore credo che ci siano tutti i presupposti perchè possiate rassegnare le vostre dimissioni perchè per colpa vostra lo sport ha perso una grande, grandissima occasione, forse unica ed irripetibile per dimostrare cosa significano termini come integrazione e fratellanza. Invece prendo atto ancora una volta che il “diverso” spaventa!!

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Serie A – 15a giornata: Lazio – Juventus

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2 - 3
(Trezeguet, Pandev, DelPiero x2, Pandev)
un discreta juve, non spettacolare ma cinica, non perdona una buona Lazio che risente un po’ delle ultime fatiche di coppa. Partita piacevole anche se non la definirei indimenticabile. Primo tempo con squadre abbastanza bloccate tant’è che lo decidono un gol in mischia di Trezeguet su calcio d’angolo e uno di Pandev su dormita collettiva della difesa. Nel secondo parte meglio la Lazio ma DelPiero segna due gol in contropiede e Buffon come sempre non fa passare nulla. Solo nei minuti di recupero segna ancora Pandev per il definitivo 2 a 3.

 Non c’è molto da giorie sul lato gioco e prestazione forse, mentre va decisamente meglio in classifica dove agganciamo il secondo posto.

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Serie A – 14a giornata: Juventus – Atalanta

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1 – 0
(Nedved)
contro un’ottima Atalanta la Juve fatica, crea, spreca, subisce (non troppo) ma alla fine ci pensa un certo Pavel Nedved con un tiro da fuori a regalarci i tre punti. Primo tempo così così con Palladino e Iaquinta, meglio il secondo con un buon DelPiero e mezzo Marchionni. La difesa regge, il centrocampo non soccombe e l’attacco un golletto lo tira fuori quasi sempre. In più un gran cuore e la ricetta per un buon campionato è pronta.

Nelle altre partite Potiomkin-Inter a valanga sul povero Toro (sempre più ‘scornato‘), la Roma impatta a Livorno, l’Udinese vince nel finale ed è l’unica a tenere il passo delle prime tre visto che la Fiorentina (ieri) ha buscato di netto a Palermo.

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Serie A – 13a giornata: Milan – Juventus

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0 – 0
dopo due anni si ritorna ad una classicissima alla Scala del calcio e le due quadre la “steccano”!
partita così così, palo iniziale di Trezeguet e una splendida Juve, poi un po’ di Milan (gol annullato e sempre grande Buffon) dopodichè le due squadre si accontentano e finisce a tarallucci e vino, pari e patta.
La Juve continua a dimostrare quel che piace a me, cuore e grinta e solitamente, con questi ingredienti le soddisfazioni arriveranno.

No, non intendo lo scudetto (credo) visto che la corrazzata Potiomkin-Inter passa pure a Firenze, la Roma liquida l’Udinese (e qualcuno che ora legge, rosica!) e salgono, ma non troppo, Atalanta (pokerissimo al Napoli) e Sampdoria.
Ripeto, NON dico scudetto ma certo è che siamo terzi in campionato insomma… non male per una neopromossa!

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Serie A – 11a giornata: Juventus – Inter

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1 – 1
(Cruz, Camoranesi)

la partitissima tanto attesa si conclude con un pareggio che a mio avviso ci sta tutto nonostante quel che sento dire dal Mancio nelle interviste post partita mentre sto scrivendo.
Per una volta “ruoli” invertiti; da una parte la tecnica e la forza, dall’altra umiltà e tanto tanto fiato e “lavoro sporco” e prima o poi, di solito, il lavoro paga.
Nel primo tempo segna Cruz su “buco” difensivo e ci può stare. Nel secondo l’Inter attacca, non chiude (grazie Gigi!) ed alla fine becca gol anzi, autogol su tiro di Camoranesi. Poi più nulla fino alla fine.
Una cosa è certa: l’armata nerazzurra è anche forte, forse andrà in fuga ma non contro di noi, siamo tornati ragassuoli, finita la “pacchia” ;)

Nelle altre partite stop della Roma a Empoli (gol di Giovinco), del Napoli e del Milan in casa mentre ieri la Fiorentina ha vinto  contro la Lazio (grazie Ballotta).  In classifica quasi tutto immutato in vetta, alla prossima.

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Serie A – 10a giornata: Juventus – Empoli

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3 – 0
(Trezeguet x 3)

primo tempo bruttino, secondo un po’ meglio nel quale spiccano le tre pappine segnate da Trezeguet, una su rigore (senza tuffo!?), una di testa ed una su respinta corta del portiere.
Nella Juventus gioca dal primo minuto Tiago ma se non me lo dice il telecronista, giuro, non me ne sarei accorto.
Partita abbastanza blanda e testa inevitabilemente già alla partita di domenica sera.

Nel resto del campionato vince il derby la Roma, vince la Fiorentina e stravince il Milan a Marassi. In conclusione giornata ‘transitoria’ almeno per quel che riguarda la testa della classifica. Dimenticavo, vince l’Inter che prosegue nel suo campionato “a parte”.
A domenica sera….

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Serie A – 9a giornata: Napoli – Juventus

napoli.jpgjuve.gif 

3 – 1
(Del Piero, Gargano, Domizzi x 2)

della “partita” ho poco da dire, lascio la parola a coloro che
parlano ancora di sudditanza psicologica degli arbitri
nei confronti della Juventus…

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Serie A – 8a giornata: Juventus – Genoa

juve.gif genoa.gif

1 - 0
(DelPiero)

partita così così contro un buon grifone, decide DelPiero
nel primo tempo poi tanta noia fino alla fine.
Non vinceremo lo scudetto ma si continua vincere e questo mi basta.

Nelle altre partite perde il Milan con l’Empoli con (notizia) Dida in campo fino alla fine,
vince la Fiorentina, pareggia la Roma con il Napoli e per adesso in classifica
le scavalchiamo tutte, tiè!
Tutte tranne l’Inter che da qualche anno fa campionato a se!

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