E’ di pochi giorni fa la notizia della liberazione, seppur con molti punti “oscuri” come sempre in questi casi, di Daniele Mastrogiacomo. Era stato rapito il 6 marzo insieme al suo autista (ucciso dai talebani) ed il suo interprete (al momento “disperso”). La sua prigionia è durata circa 14 giorni durante i quali tutti, giornali, telegiornali, siti web, blog e quant’altro poteva fare “rumore” si sono mobilitati per la sua liberazione. E fin qui c’è da esserne fieri, tutti!
Poi però mi sono trovato a leggere un editoriale che mi ha obbligato a fermarmi a riflettere. Parlava degli altri italiani rapiti, seppur a migliaia di chilometri dall’Afghanistan, il 7 dicembre 2006 e rilasciati il 15 marzo, quasi in concomitanza con Daniele Mastrogiacomo. Durata della prigionia esattamente 98 giorni durante i quali, e mi ci metto anche io in prima fila, il loro “dramma” è passato tranquillamente e beatamente in secondo piano.
Come mai tutto questo? Sono andato a vedere ed ho ricostruito un po’, giorno per giorno, le prime pagine dei vari giornali e quotidiani. A fine anno ha tenuto banco la condanna e l’esecuzione di Saddam Houssein, poi la Finanziaria e la crisi di Governo, poi Vicenza e la base Nato insomma, diciamocelo, per gli ostaggi non c’era nè spazio nè tempo. E poi chi erano costoro? Semplici ingenieri che, seppur ben retribuiti, erano comunque lì, come si dice in gergo, per “guadagnarsi la pagnotta”.
Nel secondo caso invece c’è stata una vera e propria mobilitazione mediatica con tanto di appelli, controappelli, manifestazioni patrocinate da Autorità locali e nazionali insomma, quasi una questione di Stato. Sarà che l’unico grande ed importante argomento d’attualità nel Paese in questi giorni sono Fabrizio Corona e “vallettopoli” ma… non ci voglio pensare. Allora la domanda nella mia testolina sorge spontanea; ma cos’è che dà valore ed importanza alla vita di una persona? Perchè due situazioni “simili” sono state affrontate inspiegabilmente in modo cosi differente??