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I 150 anni visti dai Chit brothers

Aspettavo un’idea, uno spunto per onorare degnamente quest’anniversario.

Non sono riuscito ad andare oltre ad un semplice ma sentito header.

Le parole le prendo in prestito, non me ne vorrà, dall’ultimo commento al post precedente del brother.

Non ho risposte a queste domande, come sai condivise. Cinquantanni fa non c’ero ma  posso comunque assicurarti che ho recepito e bene, i valori che i nostri genitori ci hanno trasmesso attraverso i racconti di quei anni terribili.  Ed è proprio perchè la storia insegna, penso che se loro ci hanno portato fuori da  quel periodo, sia nostro preciso dovere difendere quanto faticosamente da loro conquistato.

Ed è per questo che oggi quando sentirò l’inno non me ne andrò a prendere un caffè e fuori dalla mia finestra sventola e sventolerà sempre fiero il tricolore.

Sono passato a vedere se c’era qualcosa di nuovo sul tuo blog ed ho trovato un bello spot in capo alla tua pagina.
Benfatta fratello! Sono con te.
Permettimi un ricordo.
A Torino, cinquant’anni fa, papà (il nostro) mi portò a fare un giro a Italia ’61 dove erano stati costruiti diversi edifici nuovi (il palazzo della vela, il palazzo del lavoro, il museo dell’automobile, il villaggio delle regioni, ecc.) apposta per celebrare l’unità d’Italia.
Ero piccolo, ma il ricordo che ho è quello di aria di festa. La gente intorno a me sembrava felice, orgogliosa della sua italianità, in ammirazione di tutto quel “nuovo” che eravamo stati capaci di mettere in piedi.
Si aveva la sensazione che il futuro sarebbe stato prospero. Ci si stava ancora leccando le ferite della guerra, ma il mondo stava evolvendo rapidamente e credo fossero in pochi a dubitare che il progresso sarebbe stato inarrestabile. La monorotaia ed il cinerama stavano ad indicare che il futuro era cominciato.
E poi, se proprio quell’anno Jurij Gagarin aveva girato intorno alla Terra a bordo di una capsula spaziale, chi avrebbe fermato l’umanità?
Non si stava tutti bene. Di miseria ce n’era, eccome; per contro c’erano anche molte occasioni di lavoro e c’era voglia di alzare la testa e riprendersi.
Spesso mi chiedo quando è finito questo spirito, cosa ne ha determinato la fine.
Che sia avvenuto quando ci hanno imposto il superfluo in luogo del necessario ed il benessere ci ha portato a vivere al di sopra delle nostre possibilità? Oppure è avvenuto quando il capitalismo ha deciso di guardare solo alla sua tasca?
Non ho risposte, e probabilmente i motivi sono altri.
Prendila come spunto di riflessione.
Un abbraccio.

PS:
Qualche anno dopo, in quinta elementare per intenderci, quando mi dissero che Roma era stata presa nel 1871, mi sorse il dubbio che nel ’61 avessero sbagliato qualcosa con quei festeggiamenti, ma non ho mai avuto il coraggio di indagare.

Buona festa a te fratello e buona festa a chi,  leggendo queste parole, le avrà sentite un po’ sue.



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35 Commenti a “I 150 anni visti dai Chit brothers”

  • Chissà davvero dov’è finito quello spirito di fare, di andare avanti, di creare…
    Belle parole. Profonde.

    Bacio

  • Una data è soltanto simbolica, non conta il giorno in cui festeggiamo, ma COSA festeggiamo. Auguri Chit 😛

    • Chit:

      Sante parole, io festeggio l’orgoglio di appartenere ad un gran Paese che qualche losca figura degli ultimi anni non può e non riuscirà a sminuire nè a offuscare. E senza dimenticare che in fondo… la storia siamo anche noi!?! 😉
      Un abbraccio

  • ACh - the brother:

    Anche alla mia finestra c’è la bandiera e l’inno lo ascolterò fino all’ultima nota.
    Ed anche se nel testo originale non c’è, alla fine griderò convinto quel “sì”.

  • E allora l’augurio va a me !
    Grazie ed un elogio va a tuo papà. Oggi i papà delegano alla televisione il dovere di trasmettere i valori..e si vedono i risultati.
    Buona festa dunque a te e a tuo broder 😆

    • Chit:

      Già anche se a volte vedo certi padri ed ho un po’ paura di ciò che potrebbero trasmettere ai figli…
      Un abbraccio e buon 17 marzo a te e famiglia! 😉

  • davvero un gran post Chit
    un abbraccio

  • Leggendo il tuo post, mi sono accorta, con grande piacere, che l’Italia è fatta di gente piena di dignità.
    Vogliamo festeggiare questa gente oltre al sentimento che ci fa sentire uniti entro un territorio che amiamo.
    Ciao, un abbraccio. 😛

  • Perdonami Chit ma non mi sento di unirmi a questi festeggiamenti.
    Anche io c’ero a Torino, come tuo fratello, ero da poco arrivata dal Sud con la famosa valigia di cartone legata con le corde della tapparelle, i piemontesi non affittavano le case a noi meridionali, eravamo gli extracomunitari di oggi, ed oggi noi meridionali facciamo la stessa cosa con gli stranieri. Ricordo a scuola gli sguardi dei compagni perchè io, per loro, ero “nera” (avevo i capelli neri e la pelle olivastra, ero una terrona).
    Sì, poi tutto è cambiato (qualcuno mi può dire) io rispondo che non è vero…è solo ipocrisia. Vedi quello che pensiamo di tutti i profughi che stanno arrivando. Hai sentito qualche commento? Io sì…portano malattie (per esempio) portano delinquenza, gli stessi discorsi che io sentivo da ragazzina…
    Nessuno pensa che sono esseri umani ed in quanto tali hanno diritto di vivere e cercare in altri luoghi di farsi una vita dignitosa, come noi meridionali 50 anni fa…

    Se questa è l’unità d’Italia era meglio che Garibaldi e Cavour si fossero fatti i c…i loro.
    Scusami ancora… 😳

    • Chit:

      Non c’è bisogno di chiedere scusa, ognuno è stra-libero di pensarla come crede, ho avuto difficoltà io ad inserirmi a Torino e venivo solo da Trieste quindi figuriamoci. Tuttavia non voglio pensare che pochi o tanti che la pensino diversamente da me, possano cancellare la storia e quello che dovrebbe insegnarci. Poi, ad ognuno di noi, prendere e dare valore a ciò che c’è stato di buono o di cattivo.

      • Farfallaleggera:

        Magari si potesse cancellare la storia, specialmente quella dal 1994 in poi…ma chissà che non ci insegni comunque qualcosa, come dici tu…

    • ACh - the brother:

      A proposito delle migrazioni dal sud al nord dell’Italia, hai indubbiamente ragione. Ma gli italiani che sono emigrati in Svizzera o in Germania, oppure nella grande America (e molti erano anche settentrionali) non è che siano stati trattati meglio. Ovvio che ciò non giustifichi certi comportamenti, ma ormai mi sono convinto che alla base di ciò c’è la paura del diverso. In tutte le sue accezioni: colore, religione, cultura, lingua. Se poi ha le pezze al culo …
      Quanto alle migliaia di profughi che stanno arrivando (e non sono i primi) è una tragedia immensa che oltretutto avviene in un momento nel quale non c’è molta minestra da spartire.
      Spesso mi sono chiesto perché i paesi sviluppati (?!) per tentare di evitare tutto ciò non sono stati capaci di sostenere seriamente politiche di aiuto e sviluppo da attuare direttamente in quelle nazioni. Ma ho trovato una sola risposta: gli aiuti camminano solo con gli affari ed il business vince sulla solidarietà, perchè il business viene fatto con chi comanda, e sappiamo che in molti casi chi comanda non è affatto equo né solidale.
      Quanto al tuo giudizio sull’operato di Garibaldi e Cavour non è per niente diverso da quello che ho sentito più volte esprimere da molta gente del nord Italia.
      E la cosa mi rattrista molto.
      Oggi come ieri.
      Un abbraccio.

      • Farfallaleggera:

        Quando mi riferisco all’operato di Cavour e Garibaldi, mi riferisco al fatto che il meridione, purtroppo non era preparato ancora alla nuova italia e, se vogliamo dirla tutta, se ne è un pò approfittato.
        Io sono pienamente convinta che forse senza unità d’italia (oalmeno fatta in un’altra epoca) il meridione si sarebbe tirato su le maniche e non avrebbe vissuto di assistenzialismo. (spero che nessuno meridionale si offenda, per questa mia affermazione ) 🙄
        Comunque è un discorso troppo cpmplesso per affrontarlo qui, quindi chiudo augurandovi buoni festeggiamenti

  • A volte mi domando se sono io che sono cambiato o se è cambiato il Paese intorno a me. Sta di fatto che nei miei ricordi di ragazzo vedevo la gente più motivata, più pronta a lottare per un ideale o semplicemente per migliorare la propria condizione sociale.
    Ora i giovani li vedo spenti, demotivati, se lottano lo fanno individualmente. La politica è uno sfacelo. Povera la nostra Italia: un Paese così bello e ricco di cultura lasciato andare come un vecchio stivale consumato.

    • Chit:

      Molti forse ma non tutti, almeno così credo. Vero è che hanno sicuramente molta più popolarità e visibilità chi fa cazzate di chi si comporta secondo i canoni e le regole. Ma la storia insegna che esistono i ‘cicli’ e chissà che questo ciclo di indifferenza giovanile, totale o parziale, dalla vita civile non possa avere presto una fine, chissà. Forse, se ci pensiamo bene, dipende un pochino anche da ognuno di noi…

  • Auguri a te e a tuo fratello, le cui parole mi sono piaciute.
    Molto.

  • Bel post.
    Non so quando sia finito lo spirito di cui parla tuo fratello, forse siamo andati avanti senza riflettere più di tanto sugli errori e i problemi… E così il fascismo non è mai sparito, la mafia è sconfitta solo negli spot di Maroni, le divisioni si sono accentuate con la Lega e perfino tangentopoli è più attuale che mai. Io penso che sia giusto festeggiare questo giorno, ma bisogna amare l’Italia veramente e non scaricare alle future generazioni i nostri problemi…

    Carissimo Claudio, auguri a te e a tuo fratello anche da parte mia, sperando di vedere presto un popolo più unito ed onesto.

    • Chit:

      Nel mio piccolo, nel bene e nel male, ti posso assicurare che nonostante tutto amo questo paese e tutto sommato ne vado fiero, soprattutto di molte persone del passato che hanno fatto a loro modo la storia di questo paese. E mi auguro presto di poterlo fare anche di qualche persona del presente e del futuro.
      Un abbraccio

  • Tina:

    Bah…ci vivo dal 1968 a Torino, ho sempre tenuto conto della sua chiusura a riccio per chiunque avesse un aspetto “straniero”, (a proposito Chit, abbiamo frequentato lo stesso ITC, in tempi diversi…bello il Sommeiller ;-)) ), ma per i vecchi Torinesi, anche i veneti erano da tenere ai margini, non ho avuto difficoltà o sarà che a un tentativo di insulto replicavo per le rime, so che in questa città è nato mio figlio al quale ho trasmesso i principi che così bene ha descritto the brother:-D

    La bandiera l’ho esposta e li resterà fino alla fine dell’anno, Brother, concedimi solo una parentesi, non è che ci siano stati tutti questi “nobili ideali” in Cavour, ciò non toglie che oggi vorrei avere menti sottili come la sua al governo, diciamo che mi piacerebbe che, una volta per tutte la storia venisse scritta nel modo giusto e non solo dal vincitore, messi a posto i tasselli storici…l’Italia è la mia terra, la Sicilia è la mia carne e Torino è la città che ho scelto per mettere radici, la città della mia formazione politica, sociale universitaria e se vogliamo …anche rivoluzionaria…ne è valsa la pena 😀

    Buona Unità a tutti e non solo per oggi 😀
    Ciao Chit

    • Farfallaleggera:

      Allora credo che abbiamo vissuto le stesse cose, ed anche io rispondevo per le rime agli insulti. Ciò non toglie che comunque lasciassero il segno.
      Torino, come te, è diventata la città della mia formazione politica, sociale universitaria e se vogliamo …anche rivoluzionaria…,è diventata anche la città dove ho messo radici familiari, ma per forza di cose non per libera scelta.
      Io a Torino ci vivo dal 1958…forse avevamo già spianato noi un pò la strada…rispetto al 1968.

      • Tina:

        Forse come dici nel 58 era più ostica, la mia è stata una scelta, volevo mettere distanze siderali tra me e la famiglia di orgine, ma non ho mai concesso spazi per villanie gratuite, per inciso, non sono state un gran numero, vista l’età e la preparazione di chi ci provava, era più logico fare spallucce e non generalizzare.

        Non mi hanno lasciato segni, come te sono più nera che bianca e la volta che una signora mi ha fermata chiedendomi

        lei non è Italiana vero?

        Le ho risposto ridendo

        No, non sono Italiana, sono una cittadina del Nord Africa secondo Cavour, sono Siciliana :mrgreen:

        Sarà che ho sempre vissuto nel quartiere più multietnico della città, Santa Rita, ma non posso dire che questo inficia il mio sentimento di Italiana che espone la bandiera e spera che questa ricorrenza serva a dare vita a una Unità reale e non virtuale.
        Buona serata Farfalla 😀

  • Neanch’io c’ero 50 anni fa, ma non serve andare così indietro per rendersi conto che le convinzioni, lo spirito, l’orgoglio di una volta non esistono più. Io ho 44 anni e non riconosco questa Italia, ma soprattutto questi italiani, da bambina sentivo un’atmosfera di solidarietà personale e di classe impensabile di questi tempi…ci si aiutava, ci si parlava, ora si incontra il vicino di casa e nemmeno si saluta…forse sono io che avevo una visione ingenua del mondo, d’altronde ero una bambina.
    Per questo credo che faccia bene ricordare ogni tanto che delle persone che quasi non si capivano quando parlavano, che avevano usanze e modi di vita tanto diversi tra loro, non si sono chiusi pensando solo al proprio orticello, ma hanno deciso di unirsi e diventare più forti insieme a costo di enormi sacrifici e andando spesso incontro alla morte. Ce la faremmo noi ad unire il nostro “condominio”? Credo che sarebbe un’impresa più difficile della spedizione dei mille 😐

    Un abbraccio da chi ogni tanto sparisce ma c’è 😆 e di solito condivide le tue convinzioni 😉

    • Chit:

      Non lo so se ce la faremo o meno, ma come scritto nel post, credo sia nostro preciso dovere tentarci 😉

      p.s. sei sempre la benvenuta… 🙂

  • Spirito? Qui da noi (Alto Adige/Südtirol) alleggia tuttora lo spirito austriaco, infatti il leader Luis (Durnwalder, Presidente del Consiglio Regionale) tempo fa sbraitò sui quotidiani locali che no, noi non dovevamo festeggiarla questa unità – si discute tuttora (solo a livelli istituzionali, in realtà si convive abbastanza bene il che la dice lunga sulla vicinanza della politica alla vita reale…) sulla nostra italianità – magari secondo loro era meglio se ci annettevamo al Burkina Faso. Comunque dopo aver riempito pagine inutili si decise che la Lokalintellighenzia avrebbe fatto ognuno come voleva, chi voleva festeggiare con bande e fanfare e chi preferiva piangersi addosso in silezio. Alla fine l’ha vinta il Luis: sulle celebrazioni ha piovuto a dirotto.
    A me quest’unità non dispiace, non fosse che soprattutto non c’è il Fernet ma il Sivlio…

  • Arrivo adesso, e leggo volentieri questo bel post.
    Ho fatto la mia parte il 17. Sono scesa in piazza con la bandiera. Insieme ad un gruppo ( non troppo numeroso come avrei voluto vedere, purtroppo) eterogeneo come apparteneza politica, abbiamo posato un fiore sotto il monumento di Garibaldi e cantato l’inno tutti molto fieri. Abbiamo anche contestato il sindaco leghista che quel giorno è andato a “lavorare” in comune evitando la celebrazione in piazza. :O((

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