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I miei primi 40 anni

Si lo so che il titolo l’ha già usato la Ripa di Meana ma… ebbene si, tant’è!
Buone maniere e comune usanza imporrebbero un post festoso e gioioso ma spero non me ne voglia nessuno se, tanto per uscire un po’ dall’ordinario, il Chit si chiama “fuori” e come sempre va per la sua strada.
Chi mi conosce lo sa benissimo; nel lontano 1985 il destino o chissà che (come dice il Liga in una sua canzone) ha voluto ‘bastardamente’ associare a questo giorno un grande, grandissimo dolore che ancora oggi, giusto o sbagliato che sia, oscura di gran lunga qualsiasi gioia per un banale compleanno. Ho sempre pensato infatti che una vita spezzata valga molto di più di una festa, soprattutto, negli anni, ho imparato che il dolore non va dimenticato ma va prima di tutto rispettato. Per questo motivo non trovate in nessun post degli anni passati cenno del mio compleanno e così probabilmente sarebbe stato anche quest’anno se, potere della “notorietà“, alcuni lettori ai quali tengo molto non avessero ”scoperto” questa data e mi aspettavano qui al varco.  “Quest’anno devi” scherzosamente mi è stato detto.

Li accontento, magari non nei termini in cui forse si aspettano ma… è o non è il mio compleanno??

Penso che quarantanni siano un bel pretesto per bilanci e progetti. Io, forse perché “ragioniere, perito commerciale e programmatore” (così recita il titolo di studio) bilanci e progetti sono abituato a farli periodicamente giocoforza. Non credo di essere uno che vive “per inerzia” neanche quando le cose, come in quest’ultimo periodo, puzzano un po’ di mezza sconfitta e verrebbe voglia di lasciarsi andare. Chi mi conosce bene dice che la realtà è spesso ben diversa da come io la veda, che sono io che sono sempre troppo esigente con me stesso e questo, inevitabilmente, mi porta a soffrire. Invece io preferisco pensare che così vivendo, di EMOZIONI, alla fine il tempo che avrò passato in questa dimensione terrena l’avrò comunque vissuto cercando di capire, lottando, confrontandomi e cercando stimoli per andare avanti e mai indietro.

Ma t’accorgi che un bel pezzo di strada l’hai già fatto in quarant’anni, non lo dico io, lo dicono le statistiche. La posso chiamare “vita” il tempo trascorso e mi accorgo che, in una parola è raccolto tutto! Il tempo mi ha insegnato a viverla intensamente, la vita. Attimo per attimo, a volte combattendo “le regole”, facendo il più possibile ciò che volevo per divertirmi e per provare gioia. Ho imparato sulla mia pelle la cattiveria e l’umiliazione e così col tempo ho imparato a saper esser cattivo, ad umiliare… si in quarant’anni ho provato gusto anche ad odiare, non me ne vergogno a dirlo e ne sono soddisfatto. Ho amato tanto ma spesso mi chiedo se non lo sia stato più da alcuni altri e questo mi fa molto incazzare e mi spinge ad amare di più. Si, in quarant’anni ho sofferto, ho sofferto veramente molto e non lo dico io ma lo dice la storia; ho anche fatto soffrire ma credo che qui la bilancia non lasci scampo ai dubbi. Alla fine in una sintesi estremizzata è come se mi ritrovassi con amore e odio, due sentimenti opposti, strani… due sentimenti che in una fredda analisi ti accorgi scandiscono la tua vita…così diversi nell’esprimersi e così uguali per gli squilibri interiori che ti provocano. Per un attimo in questi anni me ne son fatto una ragione ed ho pensato che erano anche entrambi a modo loro piacevoli, ma non credo sia così. E’ l’abitudine che generano gli eventi che allontana spesso dalle verità.
Ma non può non esserci stato anche altro, cazzate ne ho combinate uh si si. Ho bevuto (poco), ho fumato molto di più, sono stato male, mi sono ficcato in guai inenarrabili sempre mosso dall’amore per qualcosa o qualcuno, raramente me stesso e così facendo mi sono ritrovato anche ad odiare il male, me è stato tutto sommato bellissimo. Il cuore ha pulsato di paura, di gioia, d’emozione, di rabbia ma ho imparato a conoscerlo, a conoscermi e non ho più paura. Adesso non ho più paura di niente, quasi niente, portandomi avanti negli anni con la mente mi rendo conto forse di avere solo più paura della morte, perché oggi so che con essa finirà tutto.
Spirito…Dio… la vita dopo la morte… non sono ancora pronto per considerare queste eventualità.
Qualcuno una volta mi disse “Dio è il dolore che nasce davanti alla morte”. Non vorrei sembrarvi blasfemo, ma oggi la penso più o meno così. A questo però, con permesso, non voglio pensarci adesso. Sarà anche un giorno malinconico ma non dev’essere necessariamente premonitore di sfiga. Quando toccherà a me, solo allora, spero di avere il tempo per pensarci davvero sul serio. E se poi scoprissi che Dio esiste veramente?!
Beh in quel caso «Dio mi perdonerà: è il suo mestiere.»

Grazie a coloro che avranno avuto la voglia e la pazienza di leggersi sto “mattone” ma avevo promesso di esserci e così è stato anche se forse in modo inusuale.
Per coloro a cui non piacciono i post lunghi e vanno subito alle ultime righe, come si dice in questi casi … da domani riprenderò le normali trasmissioni scusandomi per l’interruzione di questi giorni per i sopracitati motivi.



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