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13. Febbraio 2008

Ignorare non vuol dire risolvere

Se leggi l’articolo 1 della Costituzione italiana scopri che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro“. Ma che Repubblica può mai essere se NON tutela i suoi cittadini, se NON si preoccupa della tutela proprio di quelle persone menzionate nel primo articolo, se la sua tv di stato si rifiuta di finanziare e mandare in onda ‘Morire di lavoro’ un docu-film di Daniele Segre su uno degli argomenti più d’attualità del momento (teatrino politico a parte)? Ognuno trovi dentro di se la risposta che più lo soddisfa, io sono già contento se questo piccolo post per almeno un momento vi avrà fatto riflettere e pensare a tutti coloro che fanno notizia sempre e solo da morti. Caro Stato, non è non parlandone e facendo finta di niente che si risolvono o dimenticano le cose! Qui di seguito un breve trailer del docu-film:

Con l’occasione ricordo anche di firmare la petizione lanciata dal sito Articolo21 per la medaglia al valore per Denis Zanon, l’operaio morto a Porto Marghera nel tentativo di salvare il collega. Magari, se non facciamo come loro e giriamo la testa altrove convinti che tanto certe cose capitino solo ad altri bè, avremo già fatto un piccolo passo in avanti contro l’indignazione “a comando” e l’indifferenza! Care Istituzioni credo infatti che la vita non si difenda solo con irruzioni negli ospedali ma anche e sopratutto sensibilizzando le persone su quella che, si acetti o meno, è una della più tristi realtà del nostro Paese.

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    25 commenti

    1. hidaba hidaba scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 09:53

    volevo ricordare che le petizioni online non hanno valore, almeno per quello che ho letto in giro. E’ un metodo per mobilitare un po’ di gente pigra perche’ stare dietro un pc e fare 4 click e’ abbastanza comodo.

    2. Dolcelei Dolcelei scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 11:33

    Mammamia che tristezza per questo paese che dimentica chi fa veramente qualcosa per farlo andare avanti, ed è anche chi lavora veramente e quasi sempre in condizioni di pericolo ogni giorno. Spero che lo stato si svegli e faccia qualcosa, anche in questo siamo il paese che ha il più alto numero di morti sul lavoro. Paese da record il nostro.. :(
    Purtroppo non sono riusciuta ad aprire la pagina per la petizione, la finestrella caricava all’infinito senza aprirsi. Devo riprovare.
    Il tuo post è veramente importante..bisogna parlare di questo, non basta mai! Un abbraccio

    3. Franca Franca scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 11:47

    Purtroppo noi siamo un paese che s’indigna col telecomando e si spegne in modo altrettanto facile…

    4. Chit Chit scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 11:50

    @Hidaba: mi sono espresso male, perdonami. Non si tratta di petizione ma di un APPELLO, le firme non hanno valore giuridico (confermo) ma solamente a livello di ’sostegno’ della richiesta.
    @Dolcelei: c’era un errore nel link, ora l’ho corretto.
    @franca: purtroppo è così!?

    5. pibua pibua scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 12:54

    Senza parole… :x

    6. curly curly scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 13:37

    che tristezza…

    7. Captain's Charisma Captain's Charisma scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 14:18

    hai perfettamente ragione e corro subito a firmare

    8. Fabioletterario Fabioletterario scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 14:45

    Santa pace… Si vede che siamo in Italia, vero?!

    9. oscarferrari oscarferrari scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 15:17

    È una guerra, caro Chit. Dove però i morti non vengono avvolti nella bandiera, nè accolti con picchetti d´onore

    10. giovanna giovanna scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 16:05

    petizione firmata….
    e’ sempre tutto piu’ triste :cry:
    ciao chit..

    11. MAvero MAvero scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 16:54

    Ma tu pensa, quando sento queste cose …

    12. nadiaflavio nadiaflavio scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 17:58

    Un altra dimostrazione di come lo Stato non abbia nessun tipo di sensibilità per questo problema!
    E intanto si continuano a contare i morti sul lavoro…
    Corro a firmare.
    Ciao
    Flavio

    13. Chit Chit scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 18:00

    @pibua: lo siamo in molti Stefy!
    @curly: davvero…
    @Capitain’s Charisma: grazie amico mio.
    @Fabioletterario: fin troppo chiaramente purtroppo!
    @oscarferrari: almeno i nquesto blog cercherò di lasciargli un posticcino almeno ogni tanto.
    @giovanna: grazie carissima ;)
    @MAvero: si resta senza parole, lo so
    @nadiaflavio: grazie dell’attenzione!

    14. Chiara Chiara scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 18:39

    Non so..
    Non mi spiego il perchè.
    Perchè non mandare in onda quel documentario?
    Non capisco..
    E se è per i motivi che penso beh..
    no non può essere.
    Che schifo..io non ne sapevo niente.
    Grazie Chit.

    15. flo flo scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 18:48

    Iniziano ad essere veramente troppe le “morti bianche” per continuare a far finta che si tratti di incidenti dovuti alla fatalità, qui mancano proprio le più elementari norme di sicurezza e tutela dei diritti di un lavoratore… e come sempre a chi non conosce altro mestiere che recarsi ogni tanto a scaldare una poltrona rossa quando non è in barca a vela a veleggiare o spartirsi mazzette coi propri compari non gliene può fregare di meno. :?

    16. UMI UMI scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 20:37

    Chit il video non è disponibile, l’ho visto da YouTube.
    Che altro vogliamo aggiungere, le responsabilità sono molte e sappiamo tutti in quale direzione vanno!

    17. Ed Ed scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 21:49

    Poi vado a firmare, grazie della segnalazione e buona serata.

    18. Betty Betty scrive il 13 Febbraio 2008 alle ore 23:52

    Sono Betty,ciao…mi hanno censurato il blog e oggi lo hanno riattivato,se vieni a leggere il mio post ti renderai conto …Buona notte,un bacio Betty

    19. Alianora Alianora scrive il 14 Febbraio 2008 alle ore 01:39

    Già…morire di lavoro, morire di disiccupazione…l’Italia è il Paese dei contrari (negativi)

    20. Pages tagged Pages tagged "dire" scrive il 14 Febbraio 2008 alle ore 08:44

    […] bookmarks tagged dire Ignorare non vuol dire risolvere saved by 3 others     ototochan88 bookmarked on 02/14/08 | […]

    21. terry terry scrive il 15 Febbraio 2008 alle ore 06:36

    grazie chit per la tua sempre presente informazione………..firmo subito buona giornata!!
    ps ok prossima settimana metto semino in serra bello al caldo!!

    22. Justine Justine scrive il 15 Febbraio 2008 alle ore 12:19

    Caspita lo Stato Italiano è sempre il solito. Menefreghista e ridicolo. Sto seguendo un paio di vicende dove si dimostra davvero incapace di aiutare e sostenere i suoi cittadini. Firmerò anch’io l’appello e spero che gli diano la medaglia ma ho miei dubbi … non la danno neppure a quelli che mandano loro a fare le missioni di pace (come nassirya) figuriamoci a chi “per loro” vale nulla. Che brutto noi non siamo nulla per lo Stato eppure siamo tutti noi che mandiamo avanti l’italia. Dovremmo iniziare a farci sentire. Grande Chit che hai dato rilievo a questo problema e a questa vicenda. Justine

    23. Romano Romano scrive il 15 Febbraio 2008 alle ore 18:41

    Pù che ‘ignorare’ è ‘censurare’ secondo me. E la censura teme il suo nemico più acerrimo: la democrazia. Concordo con la tua conclusione.

    Ciao

    24. Chit Chit scrive il 15 Febbraio 2008 alle ore 18:56

    @Chiara: grazie a te dell’attenzione.
    @flo: l’unica è però continuare a parlarne credo
    @UMI: grazie della segnalazione, correggo!
    @Ed: grazie a te del passaggio e dell’attenzione
    @betty: veramente in quietante! :roll:
    @Alianora: l’Italia è il paese dei pagliacci!
    @terry: ci provo, ma è difficile star dietro a questi!
    @Justine: brava tu a tenere le antenne dritte, grazie della visita.
    @Romano: vero Romano, amara ma ottima osservazione

    25. Daniele Verzetti, Rockpoeta. Daniele Verzetti, Rockpoeta. scrive il 16 Febbraio 2008 alle ore 05:16

    Bravo Chit! Un post per riflettere ma soprattutto per mostrare l’ipocrisia ancora una volta, di questa classe politica.

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