03. Febbraio 2008
Il mio CERMIS dieci anni dopo
Siccome credo che spesso noi italiani siamo più bravi a dimenticare che ad incazzarci oggi vi racconto una storiella. Era un martedì di dieci anni fa, per me l’ultimo giorno di lavoro prima di una settimana di vacanza da passare ad Arabba nel magnifico scenario delle Dolomiti. Ero appena tornato in ufficio dalla pausa pranzo e stavo lasciando le ultime consegne ai miei colleghi, la radio in sottofondo trasmetteva musica e il mio ufficio era un viavai di persone che passavano a salutarmi. Difficile mantenere l’attenzione e la concentrazione ma d’altra parte la testa era già in ‘off-mode’, spenta e desiderosa solo di partire. Qualcosa però improvvisamente catturò la mia attenzione e mise in secondo piano tutte le altre voci e le presenze che avevo attorno. La radio non trasmetteva più musica ed una voce che non era quella del buon Giacomo Valenti sembrava stesse dicendo qualcosa di serio. Istintivamente alzai il volume e assistetti in diretta alla lettura dell’Ansa che annunciava la caduta della cabinovia del Cermis. “purtroppo pare ci siano alcuni morti, le cause sono incorso di accertamento” così si concludeva l’agenzia.
“Caduta una funivia? - pensai istintivamente tra me e me - Dove? In Trentino?? IMPOSSIBILE”. Mi ritengo un profondo conoscitore della montagna e delle sue infrastrutture e so bene che una funivia può cadere per due motivi; fatalità o dolo. Conoscendo bene la gente di quelle parti e l’amore ed il rispetto che nutrono per i luoghi istintivamente scartai la prima ipotesi. Erano anni che frequentavo quei luoghi e al mattino vedevo come controllavano accuratamente attrezzature, protezioni, piste e quant’altro, poteva forse sfuggirgli una placca di ghiaccio ma non un cavo usurato.
Già poche ore più tardi si parlò di “presenza in zona di aerei, probabilmente militari, non ben identificati” ma questa scusa non durò molto perchè l’avevano già usata per Ustica e non era bello dare ai cittadini italiani l’impressione di non sapere cosa ci vola sopra le teste. A tarda sera gli aerei erano diventati “militari di stanza alla base Usaf di Aviano“, americani dunque. Sul luogo si precipitarono le più alte cariche dello Stato e questo più di ogni altra cosa può dare l’esatta dimensione dell’accaduto. C’erano testimoni stavolta, molti e sopratutto di quelli che hanno ancora uno spessore civile ed umano quindi difficilmente ricattabili o comprabili. Parlavano di ”aerei in volo a bassa quota che giocavano a rincorrersi“. Nonostante questo nei giorni successivi, mentre i vertici Nato si dichiaravano estranei all’accaduto, il presidente americano Bill Clinton chiese pubblicamente scusa per l’incidente e promise risarcimenti per le vittime mentre, di fronte ad una forte ondata antiamericana, l’allora ministro degli Esteri (Lamberto Dini) si affrettò a precisare di “non fare di ogni erba un fascio, ma è necessaria una profonda inchiesta che accerti le responsabilità su quanto accaduto. Non si possono stravolgere le nostre alleanze e le strutture di sicurezza collettiva“; dichiarazione alquanto disarmante che suonava un po’ come un “obbedisco!”.
Mentre le forze politiche lavoravano di diplomazia, la giustizia fece il suo corso. Vennero aperte due inchieste, quella italiana e quella militare americana ma fin da subitofu chiaro come la nostra fosse stata aperta solo per dovere. Infatti in base alla Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, la giurisdizione sul caso passò quindi immediatamente alla giustizia militare statunitense perchè ogni Alleanza impone delle “regole” e quando l’alleanza è con gli americani e si chiama Atlantica la regola è che gli americani, i panni sporchi, se li lavano da soli in casa loro. Ne avremo conferma qualche anno più tardi con la vicenda di Nicola Calipari. Non voglio annoiarvi oltre e cercherò di concludere questo escursus storico.
Il 20 aprile 1998 un giudice militare apre, nella base di Camp Lejeune (Carolina del Nord), il procedimento contro i quattro marines e distingue le posizioni di Seagraves e Raney, il cui ruolo appare meno grave, e quelle di Richard Ashby e Joseph Schweitzer, pilota e navigatore dell’ aereo. Seagraves e Raney sono scagionati al termine dell’ inchiesta preliminare. Seagraves ha ottenuto l’immunità in cambio della sua testimonianza completa. Il 3 agosto inizia nella stessa base il processo presso la corte marziale, contro Ashby e Schweitzer, accusati di omicidio involontario e omicidio per negligenza (e se ne potrebbe discutere! ndr). Il 7 ottobre vengono trasmessi dalla procura di Trento i risultati dell’inchiesta italiana con la richiesta di rinvio a giudizio per omesso controllo del col. Durigon, responsabile italiano della base di Aviano. A marzo del 1999 la Corte marziale dichiara ‘non colpevole’ il capitano pilota Richard Ashby e archivia le accuse di omicidio anche contro il navigatore Joseph Schweitzer. Sia per Asbhy che per Schweitzer rimane l’ accusa di aver nascosto e distrutto il video girato durante il volo ma…. sooon ragaaazzi!
Il 24 marzo 1999 il Senato americano approva un risarcimento di due milioni di dollari per le famiglie di ognuna delle vittime del Cermis. La decisione non è comunque definitiva perchè deve ancora essere approvata dalla Camera e resa esecutiva dal presidente Bill Clinton. Nelle settimane successive il capitano Schweitzer ammette di aver intralciato l’inchiesta giudiziaria, il nostro presidente del Consiglio D’alema ed il ministro della Giustizia Diliberto volano due volte in pochi giorni negli States e tornano senza colpevoli da processare ma con Silvia Baraldini e questa, obiettivamente, la devo ancora “capire”.
Questi sono, dettaglio più dettaglio meno, gli accadimenti. Esistono poi come sempre le polemiche, le teorie, le illazioni buone per tutte le stagioni, i ricatti e quant’altro. Ma se proviamo ad essere cinici, essenziali, freddi ci accorgiamo che di tutto questo non rimane che un elenco di venti vittime ed un senso d’impotenza e d’ingiustizia duro da accettare.
Marcello Vanzo, di Cavalese (Trento); Edeltraud Zanon, nata a Innsbruck 56 anni,residente a Bressanone e Maria Steiner, 61 anni di Bressanone; i polacchi Ewa Strzelczyk e il figlio Filip; i belgi Rosemarie Ian Paul Eyskens (25 anni), Sebastian Van Den Heede, 27 anni di Bruges, Hadewich Anthonissen, 25 anni di Lille, Stefaan Martin Germaine Vermander, 28 anni di Bruges, Stefan Maria Luis Brekaert, 38 anni di Leuven. L’ olandese Danielle Groenleer, 21 anni di Apeldoorn; l’ austriaco Anton Voglsang, 38 anni di Innsbruck; i tedeschi Sonja Maria Weinhofer (19 anni, Vienna); Annelie Urban, nata a Weibig nel 1957 e il marito, Harald Urban (1957); Michael Poetschke 24 anni di Burgstadt; Dieter Frank Blumenfeld, 47 anni di Burgstadt; Marina Mandy Renkewitz 48 anni Burgstadt; Egon Uwe Renkewitz 47 anni di Chemnitz; Juergen Wunderlich, 44 anni di Hartmannsdorf: QUESTO POST E’ DEDICATO A TUTTI VOI ed alle vostre vite spezzate come questo cavo!

(immagini scattate il giorno successivo, clicca per ingrandirle)
Technorati Tags: italia, usa, nato, cermis, stragi, politica estera
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34 commenti
1.
La Tela di Aracne scrive il 03 Febbraio 2008 alle ore 17:26
Chit…scusa l’off topic, per caso sai usare dreamweaver?
Bacini
2.
Daniele scrive il 03 Febbraio 2008 alle ore 17:27
Complimenti per il post…
3.
mariarosaria scrive il 03 Febbraio 2008 alle ore 18:39
Ciao Chit!

Ormai è cosa nota che è più facile dimenticare che non ricordare…Tanto più se si tratta di verità impunite e nascoste da tanto cerimoniale e da tanta falsità!!!
Ancora una volta, voler credere alla giustizia mi sembra essere una speranza e non una realtà!
4.
GG scrive il 03 Febbraio 2008 alle ore 19:50
Complimenti sinceri, un po’ di memoria storica…
Post perfetto!
5.
maria scrive il 03 Febbraio 2008 alle ore 20:27
Ciao Chit,
già, quanti impuniti….Più grosse le fanno meno ne scontano.
E noi (poveri bischeri) non possiamo permetterci un respiro di troppo Sono contati anche quelli).
A presto, scrivano
6.
Dolcelei scrive il 03 Febbraio 2008 alle ore 23:09
Anche questa digrazia fa parte di quelle che non dovevano succedere. I poveri morti non avranno giustizia. Hai fatto bene ricordare. Credo che un fatto simile non sia mai accaduto da nessuna parte.
Buonanotte!
7.
Alianora scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 00:06
Un’altra vergognoso esempio di leccaculaggine nei confronti degli USA.
8.
Chit scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 08:21
@La Tela di Aracne: no, sorry

@Daniele: grazie
@mariarosaria: vero ma non bisogna comunque smettere almeno di denunciare.
@GG: finchè regge (la memoria)… grazie comunque.
@maria: è la vita, è la storia!
@Dolcelei: a memoria non credo neanch’io
@Alianora: uno dei tanti…
9.
ammiragliok scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 08:22
la cosa triste è che la norma che vede i militari americani non imputabili in italia per le loro porcate è ancora valida e che quando si è parlato di ampliamento della base di vicenza nessuno abbia portato la cosa all’ordine del giorno
10.
enrico scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 08:34
Sono spesso salito su quella funivia. Provo sempre profonda amarezza quando non vedo rispetto per la vita degli altri.
Bel post
11.
compagna di viaggio scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 09:05
a volte tacere sembra più comodo che ricordare. E nel nostro paese, purtroppo, ci dimentichiamo troppe cose. Grazie per il bel post.
12.
Ed scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 09:30
Complimenti, Chit. Bel post.
13.
nadiaflavio scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 09:50
Che dire, hai spiegato brillantemente tutto tu.
Non rimane che lo sdegno e lo schifo per una vicenda come al solito in cui la verità ci è negata.
PS. Il mio pusher è desideroso di conoscerti, quando vieni a Genova?
Ciao
Flavio
14.
Daniele Verzetti, Rockpoeta. scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 10:55
Che aggiungere? Tanta rabbia! Oramai non si degnano neanche di camuffare in qualche modo quanto fanno di scandaloso. Lo fanno alla luce del sole e si sentono così forti ed immuni ( e prutropppo lo sono) da fregarsene.
Qui sappiamo la verità, ma non riusciamo ad avere giustizia.
Volendo essere cinici, gli americani potrebbero risponderci “Visto, vi abbiamo permesso di fare un passo avanti!”
Ed ovviamente questo comportamento fa scuola, ed oggi lo ritroviamo bellamente in mostra anche da parte delle nostre Istituzioni.
PS: ti ho risposto sulla faccena Z-award da me, ci terrei che passassi quando puoi a leggere la risposta.
Un sincero abbraccio
Daniele
15.
Franca scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 10:58
Solito modo di fare arrogante degli americani, che si sentono padroni anche a casa d’altri.
Via le basi americane dall’Italia!
Solidarietà al Comitato NO DAL MOLIN di Vicenza!
16.
WebLogin scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 11:05
Bel post, complimenti Claudio.
Fa ancora molta rabbia quello che è successo. I colpevoli alla fine vennero anche promossi di grado e la storia di un crimine impunito si è ripetuta con Calipari…
17.
polloncina scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 11:16
due vergogne,a distanza di anni ma con lo stesso triste finale purtroppo
18.
isline scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 11:41
Non scorderò mai le prime immagini del processo in America dove dei manifestanti con dei cartelli colpevolizzavano gli italiani per l’accaduto, come se i loro militari si sacrificassero per venire in Italia e ‘proteggerci’.
Prima vivevo non lontano da una base americana e mi è capitato più di una volta di assistere ad aerei in volo a bassa quota che giocavano a rincorrersi sulle nostre spiagge, con noi bagnati sotto a rincorrere ombrelloni: gli sarà forse sembrato divertente…
L’episodio del Cermis è in qualche misura simile alle foto delle torture in Iraq: molti soldati americani, nonostante tutta la retorica che vuole circondarli, sono spesso persone senza alcun rispetto per la vita umana e piene solo di arroganza per il corpo di cui fanno parte.
19.
La Tela di Aracne scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 12:12
In riferimento al tuo commento sul mio blog:…credo che il Cagliari sia lungi dall’essere perfetto…purtroppo, se ha dato quest’impressione, è tutto “merito” nostro…
Buona settimana!
PS)Ci sono novità sull’aforisma!
20.
kit scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 12:43
uno dei molti drammi mai risolti….o meglio “risolti” ma senza alcun colpevole….quando di mezzo c’è la signora USA……gran bel post!
21.
Chit scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 13:15
@ammiragliok: come scritto nel post quella norma a cui tu fai riferimento è uno dei punti fermi dell’Alleanza!



@enrico: anche per me le salite in funivia non sono più state “tranquille” da quel giorno…
@compagna di viaggio: vero, molto, troppo facile dimenticare!
@Ed: grazie amico!
@nadiaeflavio: eh già, toccherà proprio
@Rockpoeta: purtroppo, come detto, aldilà delle parole restano 20 cadaveri senza giustizia!
@Franca: ce ne sarebbero di cose e persone da mandar via…
@weblogin: quando la “via è tracciata”… facile percorrerla!
@polloncina: credo siano solo le ultime due in ordine cronologico!
@@isline: difficile fare di tutt’erba un fascio ma ingiusto anche dimenticare le malefatte!
@La Tela di Aracne: vado.
@kit: grazie O’F
22.
Chiara scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 13:18
Mio dio..
ho i brividi.
Ma perchè siamo ancora schiavi di quella nazione?
E perchè il potere è più forte di qualsiasi diritto o dovere?
bleah
23.
paz83 scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 15:02
Bravo Chit, davvero un bel post.
Silvia Baraldini è sicuramente stata offerta come contentino, questo credo sia palese, e anche sulla sua storia ci sarebbe da dire tanto su come per ragioni anche politiche la giustizia americana si è comportata.
24.
Richard Gekko scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 15:22
che morte orrenda! e poi com’è stata trattata la vicenda: l’italia (o meglio la politica italiana) è davvero una puttana, davnti a grossi interessi nemmeno venti morti hanno peso! Chit, grazie per aver tenuto vivo il loro ricordo.
25.
Chit scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 19:47
@Chiara: li ho avuto anch’io quando l’ho scritto!
@paz83: ce ne sarebbero amico mio di cose da dire….
@richard Gekko: “questo tipo” di politica è più puttana degli altri!
26.
elle scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 20:13
un’armarcord triste e amaro.
Uno dei tanti fatti dove è chiaro che non esiste giustizia ma solo giochi di potere…le vittime?! Le piangono solo i propri cari. un abbraccio. Elle
ora sono qui anche se tu già lo sai http://elle-stilelibero.blogspot.com/
27.
elle scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 20:16
aggiungo: le vittime le ricordano anche persone sensibili come te che hanno elaborato questo post in loro memoria. ciao
28.
Romano scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 20:27
Caro Chit, se siamo un paese diviso dentro i nostri confini pensi che possiamo essere uniti nei confronti della politica estera? Rischiamo di diventare, se non lo siamo già, un popolo senza dignità nazionale e ne fanno le spese i poveri italiani come quelli che hai giustamente ricordato.
Ciao
29.
oscarferrari scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 20:48
Io sono di quelle parti, e il fatto che alcuni piloti giocassero a passare sotto la funivia era già noto da tempo
30.
Serendipity scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 20:59
Un’altra triste pagina della nostra storia, un’altro esempio della sudditanza del nostro Paese che non è in grado di difendere i diritti dei suoi cittadini.
31.
fjster scrive il 04 Febbraio 2008 alle ore 22:34
Io non conosco la zona, ma se veramente si divertivano a sfrecciare sotto le funivie, non mi resta che dire ..ammerricani de …..!
Grazie del post, ogni tanto ricordare fa bene al cuore e alla mente.
Ciao Claudio.
32.
Chit scrive il 05 Febbraio 2008 alle ore 08:07
@elle: difronte all’indifferenza della giustizia mi sembra il minimo!
@Romano: veramente qui di italiani e di “Italia” ce n’è ben poca, lo ritengo un omicidio senza confine coperto da immunità!
@oscarferrari: lo so Oscar, mi ero interessato parecchio e avevo parlato con tanta gente dell’argomento…
@Serendipity: non è in grado di difendere CHIUNQUE stia sul suolo italiano!
@fjster: si proprio così Max, quello era il loro passatempo!
33.
ammiragliok scrive il 05 Febbraio 2008 alle ore 17:47
ok, d’accordo l’alleanza ma a me può far tirare il culo?
34.
Chit scrive il 05 Febbraio 2008 alle ore 21:04
@ammiragliok: ma il “risultato” nno cambia