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Il mio CERMIS dieci anni dopo

Siccome credo che spesso noi italiani siamo più bravi a dimenticare che ad incazzarci oggi vi racconto una storiella. Era un martedì di dieci anni fa, per me l’ultimo giorno di lavoro prima di una settimana di vacanza da passare ad Arabba nel magnifico scenario delle Dolomiti.

Ero appena tornato in ufficio dalla pausa pranzo e stavo lasciando le ultime consegne ai miei colleghi, la radio in sottofondo trasmetteva musica e il mio ufficio era un viavai di persone che passavano a salutarmi. Difficile mantenere l’attenzione e la concentrazione ma d’altra parte la testa era già in ‘off-mode’, spenta e desiderosa solo di partire. Qualcosa però improvvisamente catturò la mia attenzione e mise in secondo piano tutte le altre voci e le presenze che avevo attorno. La radio non trasmetteva più musica ed una voce che non era quella del buon Giacomo Valenti sembrava stesse dicendo qualcosa di serio. Istintivamente alzai il volume e assistetti in diretta alla lettura dell’Ansa che annunciava la caduta della cabinovia del Cermis.”purtroppo pare ci siano alcuni morti, le cause sono incorso di accertamento” così si concludeva l’agenzia.

“Caduta una funivia? – pensai istintivamente tra me e me – Dove? In Trentino?? IMPOSSIBILE”. Mi ritengo un profondo conoscitore della montagna e delle sue infrastrutture e so bene che una funivia può cadere per due motivi; fatalità o dolo. Conoscendo bene la gente di quelle parti e l’amore ed il rispetto che nutrono per i luoghi istintivamente scartai la prima ipotesi. Erano anni che frequentavo quei luoghi e al mattino vedevo come controllavano accuratamente attrezzature, protezioni, piste e quant’altro, poteva forse sfuggirgli una placca di ghiaccio ma non un cavo usurato.
Già poche ore più tardi si parlò di “presenza in zona di aerei, probabilmente militari, non ben identificati” ma questa scusa non durò molto perchè l’avevano già usata per Ustica e non era bello dare ai cittadini italiani l’impressione di non sapere cosa ci vola sopra le teste. A tarda sera gli aerei erano diventati “militari di stanza alla base Usaf di Aviano“, americani dunque. Sul luogo si precipitarono le più alte cariche dello Stato e questo più di ogni altra cosa può dare l’esatta dimensione dell’accaduto. C’erano testimoni stavolta, molti e sopratutto di quelli che hanno ancora uno spessore civile ed umano quindi difficilmente ricattabili o comprabili. Parlavano di “aerei in volo a bassa quota che giocavano a rincorrersi“. Nonostante questo nei giorni successivi, mentre i vertici Nato si dichiaravano estranei all’accaduto, il presidente americano Bill Clinton chiese pubblicamente scusa per l’incidente e promise risarcimenti per le vittime mentre, di fronte ad una forte ondata antiamericana, l’allora ministro degli Esteri (Lamberto Dini) si affrettò a precisare di “non fare di ogni erba un fascio, ma è necessaria una profonda inchiesta che accerti le responsabilità su quanto accaduto. Non si possono stravolgere le nostre alleanze e le strutture di sicurezza collettiva“; dichiarazione alquanto disarmante che suonava un po’ come un “obbedisco!”.

Mentre le forze politiche lavoravano di diplomazia, la giustizia fece il suo corso. Vennero aperte due inchieste, quella italiana e quella militare americana ma fin da subito fu chiaro come la nostra fosse stata aperta solo per dovere. Infatti in base alla  Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, la giurisdizione sul caso passò quindi immediatamente alla giustizia militare statunitense perchè ogni Alleanza impone delle “regole” e quando l’alleanza è con gli americani e si chiama Atlantica la regola è che gli americani, i panni sporchi, se li lavano da soli in casa loro. Ne avremo conferma qualche anno più tardi con la vicenda di Nicola Calipari ma non voglio annoiarvi oltre e cercherò di concludere questo escursus storico.

Il 20 aprile 1998 un giudice militare apre, nella base di Camp Lejeune (Carolina del Nord), il procedimento contro i quattro marines e distingue le posizioni di Seagraves e Raney, il cui ruolo appare meno grave, e quelle di Richard Ashby e Joseph Schweitzer, pilota e navigatore dell’ aereo. Seagraves e Raney sono scagionati al termine dell’ inchiesta preliminare. Seagraves ha ottenuto l’immunità in cambio della sua testimonianza completa. Il 3 agosto inizia nella stessa base il processo presso la corte marziale, contro Ashby e Schweitzer, accusati di omicidio involontario e omicidio per negligenza (e se ne potrebbe discutere! ndr). Il 7 ottobre  vengono trasmessi dalla procura di Trento i risultati dell’inchiesta italiana con la richiesta di rinvio a giudizio per omesso controllo del col. Durigon, responsabile italiano della base di Aviano. A marzo del 1999 la Corte marziale dichiara ‘non colpevole’ il capitano pilota Richard Ashby e archivia le accuse di omicidio anche contro il navigatore Joseph Schweitzer. Sia per Asbhy che per Schweitzer rimane l’ accusa di aver nascosto e distrutto il video girato durante il volo ma…. sooon ragaaazzi!

Il 24 marzo 1999 il Senato americano approva un risarcimento di due milioni di dollari per le famiglie di ognuna delle vittime del Cermis. La decisione non è comunque definitiva perchè deve ancora essere approvata dalla Camera e resa esecutiva dal presidente Bill Clinton. Nelle settimane successive il capitano Schweitzer ammette di aver intralciato l’inchiesta giudiziaria, il nostro presidente del Consiglio D’alema ed il ministro della Giustizia Diliberto volano ben due volte in pochi giorni negli States e tornano senza colpevoli da processare ma con Silvia Baraldini e questa, obiettivamente, la devo ancora “capire”.

Questi sono, dettaglio più dettaglio meno, gli accadimenti. Esistono poi come sempre le polemiche, le teorie, le illazioni buone per tutte le stagioni, i ricatti e quant’altro. Ma se proviamo ad essere cinici, essenziali, freddi ci accorgiamo che di tutto questo non rimane che un elenco di venti vittime ed un senso d’impotenza e d’ingiustizia duro da accettare.

Marcello Vanzo, di Cavalese (Trento); Edeltraud Zanon, nata a Innsbruck 56 anni,residente a Bressanone e Maria Steiner, 61 anni di Bressanone; i polacchi Ewa Strzelczyk e il figlio Filip; i belgi Rosemarie Ian Paul Eyskens (25 anni), Sebastian Van Den Heede, 27 anni di Bruges, Hadewich Anthonissen, 25 anni di Lille, Stefaan Martin Germaine Vermander, 28 anni di Bruges, Stefan Maria Luis Brekaert, 38 anni di Leuven. L’ olandese Danielle Groenleer, 21 anni di Apeldoorn; l’ austriaco Anton Voglsang, 38 anni di Innsbruck; i tedeschi Sonja Maria Weinhofer (19 anni, Vienna); Annelie Urban, nata a Weibig nel 1957 e il marito, Harald Urban (1957); Michael Poetschke 24 anni di Burgstadt; Dieter Frank Blumenfeld, 47 anni di Burgstadt; Marina Mandy Renkewitz 48 anni Burgstadt; Egon Uwe Renkewitz 47 anni di Chemnitz; Juergen Wunderlich, 44 anni di Hartmannsdorf

QUESTO POST E’ DEDICATO A TUTTI VOI
ed alle vostre vite spezzate come questo cavo!


(immagini scattate il giorno successivo, clicca per ingrandirle)

 



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38 Commenti a “Il mio CERMIS dieci anni dopo”

  • Chit…scusa l’off topic, per caso sai usare dreamweaver?
    Bacini

  • Complimenti per il post…

  • Ciao Chit!
    Ormai è cosa nota che è più facile dimenticare che non ricordare…Tanto più se si tratta di verità impunite e nascoste da tanto cerimoniale e da tanta falsità!!!
    Ancora una volta, voler credere alla giustizia mi sembra essere una speranza e non una realtà!
    🙄

  • GG:

    Complimenti sinceri, un po’ di memoria storica…

    Post perfetto!

  • Ciao Chit,
    già, quanti impuniti….Più grosse le fanno meno ne scontano.
    E noi (poveri bischeri) non possiamo permetterci un respiro di troppo Sono contati anche quelli).
    A presto, scrivano

  • Anche questa digrazia fa parte di quelle che non dovevano succedere. I poveri morti non avranno giustizia. Hai fatto bene ricordare. Credo che un fatto simile non sia mai accaduto da nessuna parte.
    Buonanotte!

  • Un’altra vergognoso esempio di leccaculaggine nei confronti degli USA. 😡

  • Chit:

    @La Tela di Aracne: no, sorry 😳
    @Daniele: grazie
    @mariarosaria: vero ma non bisogna comunque smettere almeno di denunciare.
    @GG: finchè regge (la memoria)… grazie comunque.
    @maria: è la vita, è la storia!
    @Dolcelei: a memoria non credo neanch’io
    @Alianora: uno dei tanti… 🙄

  • la cosa triste è che la norma che vede i militari americani non imputabili in italia per le loro porcate è ancora valida e che quando si è parlato di ampliamento della base di vicenza nessuno abbia portato la cosa all’ordine del giorno

  • Sono spesso salito su quella funivia. Provo sempre profonda amarezza quando non vedo rispetto per la vita degli altri.
    Bel post

  • a volte tacere sembra più comodo che ricordare. E nel nostro paese, purtroppo, ci dimentichiamo troppe cose. Grazie per il bel post.

  • Ed:

    Complimenti, Chit. Bel post.

  • Che dire, hai spiegato brillantemente tutto tu.
    Non rimane che lo sdegno e lo schifo per una vicenda come al solito in cui la verità ci è negata.
    PS. Il mio pusher è desideroso di conoscerti, quando vieni a Genova?
    Ciao
    Flavio

  • Che aggiungere? Tanta rabbia! Oramai non si degnano neanche di camuffare in qualche modo quanto fanno di scandaloso. Lo fanno alla luce del sole e si sentono così forti ed immuni ( e prutropppo lo sono) da fregarsene.

    Qui sappiamo la verità, ma non riusciamo ad avere giustizia.

    Volendo essere cinici, gli americani potrebbero risponderci “Visto, vi abbiamo permesso di fare un passo avanti!”

    Ed ovviamente questo comportamento fa scuola, ed oggi lo ritroviamo bellamente in mostra anche da parte delle nostre Istituzioni.

    PS: ti ho risposto sulla faccena Z-award da me, ci terrei che passassi quando puoi a leggere la risposta.

    Un sincero abbraccio
    Daniele

  • Solito modo di fare arrogante degli americani, che si sentono padroni anche a casa d’altri.
    Via le basi americane dall’Italia!
    Solidarietà al Comitato NO DAL MOLIN di Vicenza!

  • Bel post, complimenti Claudio.
    Fa ancora molta rabbia quello che è successo. I colpevoli alla fine vennero anche promossi di grado e la storia di un crimine impunito si è ripetuta con Calipari… 🙁

  • due vergogne,a distanza di anni ma con lo stesso triste finale purtroppo 😐

  • Non scorderò mai le prime immagini del processo in America dove dei manifestanti con dei cartelli colpevolizzavano gli italiani per l’accaduto, come se i loro militari si sacrificassero per venire in Italia e ‘proteggerci’.
    Prima vivevo non lontano da una base americana e mi è capitato più di una volta di assistere ad aerei in volo a bassa quota che giocavano a rincorrersi sulle nostre spiagge, con noi bagnati sotto a rincorrere ombrelloni: gli sarà forse sembrato divertente…
    L’episodio del Cermis è in qualche misura simile alle foto delle torture in Iraq: molti soldati americani, nonostante tutta la retorica che vuole circondarli, sono spesso persone senza alcun rispetto per la vita umana e piene solo di arroganza per il corpo di cui fanno parte.

  • In riferimento al tuo commento sul mio blog:…credo che il Cagliari sia lungi dall’essere perfetto…purtroppo, se ha dato quest’impressione, è tutto “merito” nostro…
    Buona settimana!
    PS)Ci sono novità sull’aforisma!

  • kit:

    uno dei molti drammi mai risolti….o meglio “risolti” ma senza alcun colpevole….quando di mezzo c’è la signora USA……gran bel post!

  • Chit:

    @ammiragliok: come scritto nel post quella norma a cui tu fai riferimento è uno dei punti fermi dell’Alleanza!
    @enrico: anche per me le salite in funivia non sono più state “tranquille” da quel giorno…
    @compagna di viaggio: vero, molto, troppo facile dimenticare!
    @Ed: grazie amico!
    @nadiaeflavio: eh già, toccherà proprio 😀
    @Rockpoeta: purtroppo, come detto, aldilà delle parole restano 20 cadaveri senza giustizia!
    @Franca: ce ne sarebbero di cose e persone da mandar via… 🙄
    @weblogin: quando la “via è tracciata”… facile percorrerla! 😕
    @polloncina: credo siano solo le ultime due in ordine cronologico!
    @@isline: difficile fare di tutt’erba un fascio ma ingiusto anche dimenticare le malefatte!
    @La Tela di Aracne: vado.
    @kit: grazie O’F ❗

  • Mio dio..
    ho i brividi.

    Ma perchè siamo ancora schiavi di quella nazione?
    E perchè il potere è più forte di qualsiasi diritto o dovere?
    bleah 🙁

  • Bravo Chit, davvero un bel post.
    Silvia Baraldini è sicuramente stata offerta come contentino, questo credo sia palese, e anche sulla sua storia ci sarebbe da dire tanto su come per ragioni anche politiche la giustizia americana si è comportata.

  • che morte orrenda! e poi com’è stata trattata la vicenda: l’italia (o meglio la politica italiana) è davvero una puttana, davnti a grossi interessi nemmeno venti morti hanno peso! Chit, grazie per aver tenuto vivo il loro ricordo.

  • Chit:

    @Chiara: li ho avuto anch’io quando l’ho scritto!
    @paz83: ce ne sarebbero amico mio di cose da dire….
    @richard Gekko: “questo tipo” di politica è più puttana degli altri!

  • elle:

    un’armarcord triste e amaro. 🙁
    Uno dei tanti fatti dove è chiaro che non esiste giustizia ma solo giochi di potere…le vittime?! Le piangono solo i propri cari. un abbraccio. Elle
    ora sono qui anche se tu già lo sai http://elle-stilelibero.blogspot.com/

  • elle:

    aggiungo: le vittime le ricordano anche persone sensibili come te che hanno elaborato questo post in loro memoria. ciao

  • Caro Chit, se siamo un paese diviso dentro i nostri confini pensi che possiamo essere uniti nei confronti della politica estera? Rischiamo di diventare, se non lo siamo già, un popolo senza dignità nazionale e ne fanno le spese i poveri italiani come quelli che hai giustamente ricordato.

    Ciao

  • Io sono di quelle parti, e il fatto che alcuni piloti giocassero a passare sotto la funivia era già noto da tempo

  • Un’altra triste pagina della nostra storia, un’altro esempio della sudditanza del nostro Paese che non è in grado di difendere i diritti dei suoi cittadini. 🙁

  • Io non conosco la zona, ma se veramente si divertivano a sfrecciare sotto le funivie, non mi resta che dire ..ammerricani de …..!
    Grazie del post, ogni tanto ricordare fa bene al cuore e alla mente.
    Ciao Claudio.

  • Chit:

    @elle: difronte all’indifferenza della giustizia mi sembra il minimo!
    @Romano: veramente qui di italiani e di “Italia” ce n’è ben poca, lo ritengo un omicidio senza confine coperto da immunità!
    @oscarferrari: lo so Oscar, mi ero interessato parecchio e avevo parlato con tanta gente dell’argomento… 😕
    @Serendipity: non è in grado di difendere CHIUNQUE stia sul suolo italiano!
    @fjster: si proprio così Max, quello era il loro passatempo!

  • ok, d’accordo l’alleanza ma a me può far tirare il culo?

  • Chit:

    @ammiragliok: ma il “risultato” nno cambia 🙄

  • caspita, solo ora noto il post?? che vergogna.

    vorrei aggiungere del mio:
    la mia scuola – il mio liceo – si trova poco più sopra della partenza del cermis e vi garantisco che dalla finestra dell’aula del mio quinto anno (1998-1999 quindi a disastro già avvenuto) ogni tanto si continuava a vedere passare gli aerei ad altezze ben poco regolamentari.
    è uno schifo che si siano giocati un processo così!
    tra l’altro, questo post lo dedicherei non solo a tutti quei morti (tra l’altro, conoscevo la figlia del manovratore precipitato: aveva fatto cambio turno all’ultimo, se ricordo bene. e quindi su quella funivia non ci doveva stare), ma anche al manovratore rimasto sulla funivia rimasta appesa sull’altra parte del cavo per due ore a tenersi mentre penzolava di qua e di là: non so se -nonostante le cure- si sia mai ripreso dallo choc.

    lì è iniziata la mia antipatia per il sistema americano, acuitasi duramente col caso Parlanti.

    insomma, alla fine, era colpa della funivia che si trovava sul loro percorso, non dei piloti o chi per loro che volavano ad altezze di più della metà inferiori al consentito.

    👿

  • Chit:

    @elisa – stellaerratica: questo post è dedicatoa tutto coloro che, per un motivo o per un’altro, lo sentono un po’ proprio.

  • Mariella:

    Abito ai piedi della funivia. In questi anni ho letto tante ricostruzioni di quella storia. Questa passo a leggerla su consiglio di un amico e devo dargli pubblicamente ragione. La trovo di una rara e disarmante lucidità e completezza, non posso che farti i miei più sinceri complimenti.
    E ringraziarti per non esserti dimenticato di una ferita che qui è ancora aperta.

  • Chit:

    @Mariella: ti rigrazio per le belle parole, che poi arrivino proprio da quei luoghi non può che farmi piacere. No, neanche io dimentico Mariella e questo è un modo come un altro per sperare che non lo facciano anche gli altri. Grazie ancora.

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