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Con molto orgoglio…

Il secondo romanzo di ACh: SE…

Conoscere lo conoscete già, sia nei panni del vignettista (con lo pseudonimo di ACh) che di quelli di scrittore con il suo primo romanzo (I buoni frutti della malapianta).

Quello che forse ancora non sapete é che

sabato 8 dicembre alle ore 18.00
a Malchina 58/A, Azienza agricola PIPAN
con la partecipazione di Tiziano Pizzamiglio

si terrà la presentazione del suo secondo libro dal titolo

Vorrei dirvi di più ma, sul serio, questa volta non ne so nulla di più di quanto scrivo.

Va da se che esistesse qualche personaggio curioso sarà un piacere incontrarlo nel luogo ed a giorno ed ora riportare in calce, ci contiamo!



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10 Commenti a “Il secondo romanzo di ACh: SE…”

  • Sabato sarò in montagna… Però sono curioso di vedere questo nuovo romanzo, il primo mi era piaciuto molto :wink:

  • Se fa una versione e-book sarebbe ancora meglio :wink:

  • Laura:

    Che dire del mio amico Sandro? Sta pensando ancora a cosa farà da grande? Bene perchè se pensando intanto produce lasciamolo pensare avanti!!!! Non crescere mai allora! Bravo Sandro! :-D

    • alessandro chittaro:

      Grazie. Considerato che è difficile fermare il tempo, devo stare attento a non diventare vecchio prima che grande…

  • Francesco D.:

    Sandro nei suoi libri ha dimostrato di non voler eroi, superuomini o anche semplicemente poliziotti dall’acume e dalla perspicacia fuori del comune. Lui descrive uomini semplici, uomini che si incontrano tutti i giorni per strada o sul posto di lavoro, uomini con tutto il loro umano carico di difetti, ansie, fobie e manie.
    La visione soggettiva dei fatti narrati esalta questo punto di vista, l’immedesimarsi nel protagonista crea empatia tra il lettore ed il libro, la lettura diviene sciolta e coinvolgente.
    E bravo Sandro! Sei diventato proprio uno scrittore “adulto”! Non temere di misurarti anche con temi più complessi! Osa!
    E magari prova a pensare ad un romanzo non giallo. Hai le capacità per scrivere qualsiasi cosa su qualsiasi argomento!

    • alessandro chittaro:

      Dopo quello che hai scritto sei in lizza per il posto di presentatore del prossimo libro.
      Sinceramente grazie. Sono contento.

  • qb:

    Bello, ma, per completezza di commento, mi permetto di aggiungere la mia personale recensione:

    Per la presentazione della sua seconda fatica, a distanza di due anni dal precedente “I buoni frutti della malapianta”, Alessandro Chittaro si è avvalso di una giornata caratterizzata da una grossa nevicata, probabilmente non organizzata direttamente da lui, ma perfettamente in linea col suo romanzo “Se…”, in cui la neve è una costante nei giorni in cui si svolge la vicenda.
    Ho espresso la mia perplessità in merito al minimalismo del titolo, così diverso dal precedente, poiché reputo il titolo e la copertina un biglietto da visita molto importante, una referenzialità da “chi ben comincia è a metà dell’opera”, però qualcuno mi ha fatto invece notare che quel titolo così stringato poteva essere fonte di curiosità, di stimolo nel voler leggere il libro per capire il senso di quel “Se…” tanto laconico; ne ho preso atto, ma continuo a pensarla diversamente.
    Il critico Pizzamiglio, già presente in occasione della presentazione del precedente romanzo, ha più volte sottolineato il suo apprezzamento, sottolineando la crescita artistica che l’autore ha palesato tra i due romanzi, distanti solo due anni l’uno dall’altro; giustamente Chittaro ha fatto notare che in realtà trai due scritti erano passati oltre 10 anni, stante la loro ravvicinata pubblicazione ed ha tenuto a precisare che al primo lavoro era molto affezionato e che non lo riteneva poi così inferiore al successivo, trovandomi decisamente d’accordo: è vero, infatti, che lo stile si è affinato, ma risulta a mio avviso complicato un confronto tra i due lavori, decisamente differenti in ogni aspetto, eppure entrambi a loro modo apprezzabili allo stesso modo.
    Il nuovo romanzo è una sorta di “diario” che parte dal 18 dicembre e si sviluppa fino al 23, alle porte del Natale a.d. 2006, periodo in cui il commissario Bachis si trova a dover affrontare un caso di omicidio piuttosto particolare e dal movente complicato da interpretare.
    Il romanzo è un ottimo minestrone pieno di ingredienti diversi ma gustosi: spruzzate di soft-core, di storia del territorio, di piccole filosofie, di accenni musicali molto precisi (che la dicono lunga sui gusti musicali dell’autore e del periodo al quale si riferiscono, il che può dare un indizio sull’età del poliziotto, che, guarda caso, sembra essere la stessa dell’autore), poi descrizioni molto accurate, al limite del maniacale, di pietanze, manicaretti e vini in un trionfo epicureo che offre spazio al lato più godereccio del commissario.
    Buona la capacità descrittiva dei luoghi e dei personaggi, la cui psicologia viene accuratamente analizzata e finalizzata al racconto.
    Il Nostro è un personaggio suo malgrado solitario, costretto a confrontarsi col suo gatto in una realtà di convivenza non troppo complicata, trapiantato in Piemonte e proveniente dalla lontana Sicilia, il che non gli consente, almeno all’inizio, di usufruire di una consolidata cerchia di amici e di avere come unici riferimenti i suoi colleghi, con i quali va peraltro assai d’accordo e con cui ha instaurato un rapporto di grande complicità.
    Il problema del fumo, come nel precedente romanzo, traspare in modo evidente, con continui sensi di colpa e tacitamento degli stessi, in una girandola di buone intenzioni e ricadute nel vortice vizioso (beh, insomma…si fa pe dire).
    Il critico Pizzamiglio ha fatto giustamente notare che il romanzo si presenta come qualcosa che si presterebbe facilmente ad un adattamento cinematografico e ci si chiedeva quale volto avrebbe potuto incarnare il protagonista, visto che, oltre tutto, l’autore si guarda bene dal descrivere fisicamente, anche se il personaggio calza piuttosto a pennello allo stesso autore.
    In una sorta di gioco, ho provato ad immaginare quale attore potrebbe interpretare il ruolo e, non so esattamente perché, mi è venuto alla mente Lino Ventura, attore italiano di lingua francese che però avrebbe difficoltà a far parte del progetto, essendo morto da oltre 20 anni (…) Jean Gabin? Adatto, ma morto pure lui (cos’è, un’epidemia?)
    Ho optato allora per Toni Servillo, uno dei migliori attori italiani in circolazione, che tra l’altro avrebbe già fatto le prove generali interpretando il poliziotto nel film “La ragazza del Lago”, girato qualche anno fa in Carnia. Si potrebbe provare…per il regista avrei pensato a Tornatore per come sa valorizzare personaggi e paesaggi. Bene, non resta che trovare il produttore e il gioco è fatto…
    Insomma, tornando al romanzo, il plot è tenuto saldamente in mano dall’autore che centellina avvenimenti ed indizi in modo equilibrato e graduale, fino alla risoluzione finale ed il “morbido” epilogo, con ancora in mente le note suggerite dei Zeppelin, dei Jethro Tull, di Billy Joel e qualche annotazione bibliografica colta ma senza sconfinare nello snob (…)
    Il titolo trova la sua motivazione nel finale (come del resto succedeva anche nel precedente romanzo), con tanto di filosofia spicciola e pertinente.
    In definitiva un libro che si legge volentieri per la sua scorrevolezza e per il bell’intreccio, neppure troppo arzigogolato.
    In comune col precedente, il fatto di essere stato completamente ignorato dal quotidiano locale, come se di autori autoctoni ce ne fossero chissà quanti…Trieste, mica Milano! Una piccola recensione il “Piccolo” potrebbe pure permettersela, o devo fare tutto io?

    • qb:

      Volevo fare una precisazione in merito alla mia recensione qui sopra: rileggendo il mio copia/incolla, ho notato che la premessa può far pensare a un commento non positivo, ma non è così, come del resto si evince (mi è sempre stato sulle palle il verbo evincere, anche perchè non ha un suo naturale opposto in eperdere 8-O) dal testo della recensione, anzi il romanzo mi è decisamente piaciuto.
      Diciamo che la prima fase è stata incollata senza che me ne fossi accorto ed apparteneva a qualcosa che avevo modificato, insomma un’infiltrato…A giustificazione c’è da dire che il post è stato inserito alle 2 a.m. e la freschezza,a quel punto era quella di un branzino pescato 2 settimane prima
      :-? avendo tentato oltre tutto di postare la recensione anche su Irreale Narrativa ma inutilmente, a causa dello spazio ridotto riservato ai commenti.
      Per finire, una definizione del Kit con gli occhiali rossi appiccicati:
      improbabile come una moneta di 3 euri… :mrgreen:
      qb

  • qb:

    Una precisazione alla precisazione, praticamente una matrjoska: dopo la parola eperdere appare una sorta di risultato 8 a 0: in realtà era una faccina che si è automodificata geneticamente…
    Prometto di non precisare ulteriormente la precisazione della precisazione.
    qb

    • ACh - the brother:

      Ringrazio di cuore per la recensione, per la precisazione e per la precisazione alla precisazione.
      A questo punto sei inserito anche tu nella lista dei candidati a presentare il prossimo libro. Chiedo solo un po’ di tempo, ma arriverà. Questo è certo.
      Quanto all’attore protagonista del film … parliamone, in quanto ho difficoltà ad immaginare nel ruolo del commissario Bachis gli attori che hai menzionato. Mentre scrivevo non avevo alcun riferimento; diciamo che doveva essere giovanile e sulla quarantina. In ogni caso ci penso su e quando trovo l’attore che mi convince te lo dico.
      Ancora grazie.

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