19. Gennaio 2008
MORTI BIANCHE
So che il weekend è tempo di argomenti frivoli, leggeri ma proprio perchè fino ad oggi non ne avevo ancora mai parlato voglio dedicare un pensiero a tutti loro la cui lista, purtroppo, si allunga ogni giorno. Non lo faccio con discorsi o analisi che sono già stati ampiamente sviluppati e sviscerati. Voglio “osare“, voglio provare a farvi riflettere chiedendo aiuto al teatro e prendendo in prestito le parole di un monologo di Paolo Rossi di un suo spettacolo del 1993.
Non ho trovato il testo ma il pezzo mi era piaciuto, me lo ricordavo e provo a riproporvelo sperando di riuscire almeno per un momento a donarvi i brividi e le sensazioni che aveva dato a me ascoltarlo. Buona lettura e, comunque, non dimentichiamoli mai!
Ci sono degli omini piccoli piccoli piccoli, che passano metà della loro giornata a costruire dei pezzettini perfetti ma piccoli piccoli piccoli e quando poi li mettono insieme, e tutto quello che fanno lo fanno a tempo, ne viene fuori un oggetto grandioso, perfetto, lucido, preciso! Gli omini piccoli piccoli lo guardano estasiati è il simbolo della loro capacità. Ma mentre pensano questo arriva un altro omino che gli dice: lo prendo io!
E loro dicono: ma che legge è?
E’ la legge del mercato.
E che società è?
La vostra!
Ah, allora possiamo cambiarla?
Si (facendo segno di no con la testa)
Gli omini piccoli piccoli tornano a casa. Hanno costruito quest’oggetto minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno. E pensano: ma è bellissimo, potremmo ricomprarcelo?
Allora torna l’omino di prima: Ottimo! io ve lo rivendo ma siccome siete senza soldi voi me lo pagherete minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno.
Gli omini dicono: Grazie, ma dentro di se pensano: stronzo!
E continuano a costruire minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno altri pezzettini che messi assieme fanno un oggetto bellissimo, grande, stupendo, preciso, più lucido e perfetto del precedente. E loro dicono: ma abbiamo comprato l’altro, ci piacerebbe comprare anche questo.
Ritorna l’omino di prima e dice: Ottimo!
Loro dicono: Sfiga! sta a vedere che ce lo rioffre.
Si, ve lo rioffro e con uno sconto che pagherete minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno.
E gli omini dicono: Grazie, ma dentro di se pensano: prego.
Ritornano a casa e scuotono la testa. Ritornano in fabbrica e costruiscono altri pezzettini piccoli piccoli, perfetti, che messi assieme costruiscono un’altro oggetto preciso, perfetto, più magnifico e bello del primo e del secondo.
Questa storia potrebbe continuare all’infinito. Potrei continuare a raccontarvela minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno. Questa storia potrebbe non finire mai ed in ogni caso non potrebbe finire mai
minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno.
Queste storie, quando finiscono, finiscono così!?!
Technorati Tags: italia, attualità, morti bianche, lavoro, sicurezza sul lavoro
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22 commenti
1.
Lisa72 scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 12:02
Un saluto in silienzio…. Lisa
2.
Laura scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 12:48
Non conoscevo questo monologo…bello e triste…
Ricordo, in silenzio, con te.
3.
entina scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 14:35
Bravo Claudio. Ogni tanto bisogna ricordarsene.
4.
remyna scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 15:07
grazie. mai il monologo di un comico fu più appropriato.
5.
Chit scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 15:38
@Lisa72: grazie!

@Laura: credo si “sposi” bene con gli accadimenti…
@entina: ricordarsene SEMPRE, parlarne almeno ogni tanto
@remyna: grazie a te dei complimenti, ricevuti da una donna di teatro mi inorgogliscono
6.
Dolcelei scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 16:26
Fa pensare questo monologo..Un pensiero per tutti..dopo il silenzio ci vorrebbe un cambiamento..
7.
GG scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 19:10
Grande chit, e grande Paolo Rossi, uno dei miei miti di “giovinezza” (e ho 21 anni :D)
Il monologo si chiama “Omini”, ed è tratto dal programma “Su la testa”, grande trasmissione condotta da Paolo Rossi e Cochi (quello che era con Renato). Quella mitica trasmissione ha lanciato gente che oggi si chiama Antonio Cornacchione, Antonio Albanese, AldoGiovanniGiacomo, Maurizio Milani, Bebo Storti, Marina Massironi…
E il laboro era uno schifo, dieci anni fa come ora, come sempre…
8.
Chit scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 19:58
@Dolcelei: da anni si auspica
@GG: che si chiamasse ‘omini’ non lo sapevo, potevo arrivarci. Di Su la te sta conservo tutte le videocassette tuttavia questo monologo la prima volta lo sentii a teatro,
in uno spettacolo di cui ora mi sfugge il titolo. Bravo per la precisazione vista la comunque giovane età, very very compliments
9.
GG scrive il 19 Gennaio 2008 alle ore 21:24
Molto probabilmente era “Pop & rebelot”..
10.
Alianora scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 02:24
E a volte arriva l’omino e dice all’omino piccolo piccolo: non ci servi più, né te né i tuoi pezzettini piccoli piccoli. E gli dà un calcione grande grande nel sedere.
11.
fjster scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 02:31
Grazie del ricordo, e complimenti per il monologo, devono essere parole pesanti per ricordarle tutte.
Un abbraccio in silenzio.
12.
Franca scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 11:04
Lascio un altro spunto di riflessione.
Quanto incide sulla sicurezza la precarietà del lavoro che rende i lavoratori ricattabili?
13.
Chit scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 11:19
@GG: trovato il biglietto, era “Commedia da due lire”

@Alianora: quella è un’altra triste variante della stessa triste storia
@fjster: a me avevano colpito molto poi sai, una cosa è sentirle e tutt’altra leggerle purtroppo.
@Franca: qui più che punti di riflessione (che ormai si ’sprecano’) credo occorrano soluzioni!
14.
Sara scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 12:29
Hai ragione, non dobbiamo dimenticarci di coloro che vengono uccisi dal proprio lavoro.
Il pezzo di Paolo Rossi non lo conoscevo… che tristezza però!
PS n°1: Bellissima la tua foto “Pozzanghera” del Winter Slice
PS n°2: Ti ho dato “D eci e lode”, passa a trovarmi se ti va
Buona domenica!
15.
simona scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 16:53
questo monologo è bellissimo. TRagicamente poetico.
16.
La Tela di Aracne scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 17:20
Ciao caro Chit, come stai?Io ho postato un piccolo aggiornamento sul blog…Grazie per il messaggio off line che mi hai lasciato, mi ha fatto molto piacere:-)
Bacioni e buona domenica
17.
curly scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 18:21
buona domanda…
18.
Romano scrive il 20 Gennaio 2008 alle ore 19:11
Ciao Chit
19.
Chit scrive il 21 Gennaio 2008 alle ore 08:56
@Sara: grazie per commento, voto e complimenti

@simona: decisamente, forse per questo lo trovo adatto afli accadimenti
@La Tela di Aracne: buona settimana a te
@curly: eh eh…
@romano: ciao e buona giornata anche a te
20.
Daniele Verzetti, Rockpoeta. scrive il 21 Gennaio 2008 alle ore 23:41
“Quante storie quando finiscono, finiscono così?”
Troppe, sinceramente davvero troppe oramai….
Un abbraccio
Daniele
21.
giovanna scrive il 22 Gennaio 2008 alle ore 07:50
non conoscevo questo monologo cosi raccapricciante..
22.
fjster scrive il 08 Marzo 2008 alle ore 14:20
Io essendo un umile operaio queste cose le vivo se non direttamente, ma se ne parla molto tra colleghi,
del resto sono nostri colleghi pure loro piu’ di altri dunque siamo tra i primi a discutere di certi fatti.
L’anno scorso in una ditta sono morti 3 ragazzi, non avevano nemmeno 30anni.
Che schifo!