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Parole ad minchiam

Uff ragazzi che palle questa realtà che emerge quotidianamente dai media, una realtà fatta di sensazionalismo e spettacolarizzazione di tutto il peggio e di termini sempre uguali ma con significati ed accezioni differenti. Vi confesso che mi sta nauseando quasi più dei lavori di ristrutturazione di casa che, per la cronaca, non sono ancora finiti, tanto per fare un po’ di concorrenza alla Salerno-Reggio Calabria in termini di ‘grandi opere’.

Ma torniamo al titolo (copyright by mai dimenticato Prof. Scoglio) e alzi la mano chi non ha sentito parlare in vita sua di ‘viaggi della speranza’.

Ebbene, ritrovare questo termine associato al viaggio a Bruxelles di Mr. B m’è sembrato non solo leggermente fuori luogo ma pure un  tantino offensivo verso coloro che li fanno sul serio. Vero che l’Italia è un malato grave, molto grave ma è altresì vero che non credo siano costoro (come dice una canzone “destra sinistra, su, giù, centro” poco importa) persone o figure in grado di ridarle vita o speranza. Passano i giorni e comincio a pensare che neanche Harry Potter può riuscire in quest’impresa quindi se vogliamo veramente stupire, per favore, più che di viaggio della speranza parliamo di… turismo sessuale: turismo perché questi personaggi continuano a viaggiare e sparare cazzate (a cui qualcuno finisce anche per credere, questo il vero dramma ndr) in nome nostro e, cosa peggiore, con i nostri soldi e sessuale perché così come dove c’è Barilla c’è casa ebbene… dove c’è Mr. B. c’è ormone.

S’è anche parlato e si continua a parlare di ‘macchina del fango’ oggi a farlo sono i legaioli ma oggi più che mai questa definizione mi sembra fuori luogo. La macchina del fango (quello vero purtroppo) s’è messa si in moto e s’è fatta sentire in Campania la scorsa settimana e in questi giorni  in Liguria e parte della Toscana e per lo meno per rispetto alle vittime, ai dispersi ed ai senza più nulla di quelle zone mi piacerebbe non sentire parlare di dichiarazioni come macchina del fango. Mi piacerebbe si vedere i legaioli nel fango si, magari ad aiutare il prossimo ma si sa, loro non sono un popolo ma una tribù, non hanno una patria ma mirano a vivere in una riserva e anche se non bisogna mai augurare a nessuno del male, non vi nascondo che mi piacerebbe vedere loro immersi nel fango fino al collo anche se un rischio effettivamente c’è: marrone-su-marrone (e non mi riferisco a costei) rischierebbe di rendere difficili il riconoscimento ed i successivi soccorsi.
Anche perché non so come la pensiate ma più che riguardo all’opportunità o meno della sortita di Fini il discorso è se è vero o meno quanto da lui affermato e, spiacente per gli uomini di verde vestiti (che a Bruxelles tra l’altro ci vanno pure in tuta) ma pare proprio tutto terribilmente vero.

Comunque una cosa è certa, stamane (pare) ci sia euforia in giro e pure ritrovata vitalità: in Europa pare volino le borse, in Italia per il momento volano cazzotti ed improperi; in Europa riprende a girare l’economia, in Italia da tempo girano sempre e di più solo le palle!

Ma in fondo siamo o non siamo il paese del ‘fin che la barca va’?
Ebbene si, lo siamo, ma proprio per questo motivo non dimentichiamoci quello che i media non ci dicono ma che la realtà ci ricorda e cioè che anche le barche…



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