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Articoli marcati con tag ‘Blogosfera’

Il governo del fare ne ha fatta un’altra!

Oggi vi chiedo un piccolo aiutino amici blogger e non solo!?

In data 30 marzo 2010 il nostro governo del fare ha fatto! In silenzio, non ha pubblicizzato troppo la cosa ma ha fatto un’altra porcata bella e buona. Con decreto interministeriale del 30 marzo 2010 pubblicato a tempo di record sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 2010 n. 75 ha pensato bene di sopprimere le tariffe agevolate postali per tutte le organizzazioni del settore non profit.

Risultato?

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Anche tu ami Silvio?

E’ di ieri l’ennesima polemica sull’ennesima trovata del Cavaliere relativa al suo book dal titolo “Noi amiamo Silvio”. Sul suo blog San Precario ha giocato ad ‘Aguzziamo la vista’, gioco probabilmente soppiantato dal sudoku e quindi caduto in disuso,  evidenziando quelle che erano le grossolane e pacchiane (ed anche tristi secondo me) anomalie riscontrate.

In un articolo sul Corriere della Sera l’editore del book fotografico, il Sig. Peruzzo Alberto ha candidamente dichiarato:

«Cosa vuole che le dica, io avrei lasciato tutto al naturale, lui ha voluto cambiare un po’ la scenografia. D’altronde la gente è abituato a vederlo in un certo modo e magari senza quegli accorgimenti non l’avrebbe riconosciuto».

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Ebbene si, sono un A-social networker! E voi?

antisocial_just-anti-social-not-shy-dont-talk-to-me-149351Premetto che in tema di social-network ne parlo da “esterno”, nel senso che non sono (più) iscritto pressoché da nessuna parte e, laddove lo sono rimasto (perchè non sono riuscito a rimuovermi o mi sono dimenticato di farlo), non partecipo a quella che viene definita “l’attività” di quella comunity o quel network.
In sintesi potrei dire che secondo il  comune costume, sono presente nel network ma in molto poco “social”. Ma cosa sta a significare  il termine ‘social network’? Secondo wikipedia altro non è che:

Una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia.

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Nonostante tutto, SCIOPERO!

I se, i ma e i distinguo sono molti e potrebbero diventare infiniti se ci si mettesse a discuterne, ma in certi momenti credo che quello che serve è l’unità d’intenti e di azioni ed è per questo motivo che questo blog oggi aderisce a

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per non rischiare di finire così

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Carlucci-D’Alia, la troppa ignoranza li spazza via

Grazie ad un emendamento dell’onorevole Roberto Cassinelli ieri è stato abrogato l’art. 60 del Ddl n. 2180, più noto come “emendamento D’Alia” che riguardava la “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet“. (link)

Ora, io non voglio entrare nel merito del Ddl, non me ne sono interessato molto sicuro che (come per la Prodi-Levi) non se ne sarebbe fatto nulla. Quello che mi preme però portare alla vostra conoscenza è la sensibilità e la preparazione che hanno talune persone incaricate e preposte a legiferare in materia. In Italia una di queste sfiga vuole sia tale Carlucci Gabriella, dopo Michael Jackson credo uno dei più grandi misteri della chirurgia plastica mondiale. Recentemente è stata ospite al convegno Diritto di Rete organizzato da Altroconsumo e questo breve filmato vi può dare, meglio di mille parole, idea del suo pensiero e della sua profonda preparazione sul tema :

Immagine anteprima YouTube

Anche se l’emendamento non è passato e potrei farlo evito per buona educazione e buon gusto di dire anch’io cosa augurerei alla sig.ra Carlucci. E per farla sentire meno ignorante, meno” sola”, aggiungo anche un estratto dell’intervento sempre nello stesso convegno del sen. Gianpiero D’Alia la mente, e che mente!, del Ddl:

Un bel esempio di come e da quali menti nascano le leggi in Italia…

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Qualcuno di voi…

…conosce e sta seguendo quello che al momento è un mio “impegno” e cioè aiutare a fare informazione su quello di cui si parla poco e, spesso, male. Lo so, il mio può sembrare quasi un parere di parte visto che ormai son di più su loro blog che qui (e nei vostri e me ne scuso). Ma spero non me ne vogliate se invece del post semi-idiota pre weekend vi linko altrove. Un’avvertenza però, andateci solo se:

  • avete voglia di qualcosa di serio;
  • avete tempo, circa una decina di minuti (ahò, l’informazione vera è sacrificio, altrimenti vi guardate Fede);
  • se siete disposti ad indignarvi.

Altrimenti, magari, mettetevi da parte il link e ve lo vedete poi in un momento in cui pensiate che in Italia siamo fortunati perchè c’è si la crisi ma abbiamo ancora dei diritti. Sicuri che valga per tutti questo?

Che veniate o meno a trovarci , che siate qui per caso o curiosita bè… buon weekend a tutti e grazie dell’attenzione.

Web: si salvi chi può

icann-flags-300x271Già tempo fa si era parlato di un web  in emergenza e vicino al collasso, poi altre “emergenze” avevano attratto l’attenzione dei media ed il discorso era andato nel dimenticatoio.

Però, come Freddie Kruger insegna e come da tradizione dei migliori horror, i problemi… a volte ritornano.

E’ di ieri infatti l’annuncio di Roberto Gaetano, vicepresidente del Cda dell’ICANN (ossia l’organizzazione che gestisce gli indirizzi e i domini Internet) che entro il 2011 c’è il rischio concreto che si raggiunga la cifra massima di 4 miliardi di pc “indirizzabili”, come da limite del protocollo Ipv4 ormai in vigore dal 1981. In molti stanno spingendo verso il cambio di portocollo ed il passaggio ad un Ipv6 che consentirebbe un numero massimo di  280.000.000.000.000.000 terminali ma i provider sono abbastanza scettici. Questo infatti richiederebbe un cambio di tecnologia (quindi costi sicuri) a fronte di ricavi tutt’altro che certi quindi prendono tempo. Inoltre con il  nuovo sistema gli indirizzi IP (cioè quelli dei nostri pc quando navighiamo) potrebbero essere comparati ai dati personali per cui le società che utilizzano gli indirizzi dovrebbero chiedere il consenso al loro trattamento.

Insomma, un bel problema che dimostra come l’ICANN, così come Veltroni… non Can!!

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Perchè…

Può succedere che nell’arco della propria esistenza, se si è curiosi, ci si ritrovi in situazioni particolari di fronte alle quali ti senti di dover fare qualcosa, o almeno provarci. Un giorno uno pensa di aprire un blog, crede quello potrà essere un luogo dove dire la sua su questo o quel argomento. Ma i blog sono anche luoghi d’incontro e di aggregazione giusto? Posti dov’è possibile entrare in contatto con persone e situazioni tra le più disparate che ognuno di noi metabolizza e poi vive a modo suo.

C’è un problema ad esempio in Darfur o in Birmania? Sono italiano che cosa posso farci? Un post, magari un’offerta la prossima raccolta fondi stile 30 ore per la vita che colpiscono così tanto la sensibilità collettiva. E ci può stare se il problema è “lontano” geograficamente, non perché non interessi ma perché, obiettivamente, è difficile far qualcosa da più da qui.

Ma quando il problema è sotto casa nostra? Quando ti accorgi che a vivere una situazione di disagio sono persone tali e quali a te, che oggi magari non conosci, ma tra le quali domani potresti ritrovare un tuo parente, un tuo amico o chissà chi? Eh già, lì diventa un problema perché non ci sono offerte che possano metterti in pace con il tuo carattere e la tua coscienza. Lì sei ad un bivio; fare o non fare?!?
Si perché, ammettiamolo, tra di noi ci si scrive, ci si legge, si dibatte, si cerca di… ma poi nessuno di noi è Beppe Grillo, nessuno di noi da quel che mi è dato a sapere campa di blog e quindi spesso ci si sente intrappolati in un voglio ma non posso che alla lunga può rischiare di consumarti. Ma la vita ‘stile-Jalisse’ (quelli dei “fiumi di parole” per intenderci) non fa per me anche se, come dice il proverbio, tra il dire ed il fare c’è di mezzo…

Ognuno di noi credo nel mezzo abbia trovato qualcosa. Nel mio caso, nel mezzo di questo percorso, il destino mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con delle persone, che mi hanno permesso di conoscere più a fondo un mondo ed una realtà di cui ignoravo l’esatta portata e che non ho faticato a prendere a cuore. Come un po’ tutte le situazioni, e sono tante!, in cui ti accorgi che quel che ti vogliono far credere o sapere non è proprio la verità.

E non è difficile che tra persone con ideali comuni nasca spontanea l’idea di fare qualcosa insieme (si perché loro in realtà sono anni che silenziosamente già fanno!) e quindi che il Chit di turno si ritrovi invitato ad un loro corso di formazione e capita anche che ci si ritrovi a pensare insieme su come esser utili. Ci si incontri, ci si scriva, ci si confronti, si analizzino i problemi e le sfere d’intervento possibili e sia subito chiaro un ostacolo che è quello dell’informazione.

[continua…]

p.s. disabilito i commenti in questo post perchè mi piacerebbe li lasciaste di là…

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Il Facebook che non ti aspetti

La mia iscrizione a Facebook risale a fine 2006, come sempre più per curiosità che per altro visto che il tempo da dedicare al cazzeggio già scarseggiava. Ma le novità, soprattutto in questo campo vanno sempre esplorate, non fosse altro perché poi ci si ritrova a parlarne qua o là ed è bene saperne almeno qualcosa.
L’impressione immediata, confermata con il passare del tempo, è stata quella di una macchina infernale concepita per far passare il maggior tempo possibile lì dentro, aspetto peraltro simile a molti altri siti che fanno della frequentazione il loro business. Insomma, come spesso succede, più o meno un’arma in mano ad ognuno degli iscritti di cui ognuno può fare l’uso che ne preferisce. Per questo quando ho letto di gruppi pro-mafia, pro-pedofili, pro-nazisti non mi sono stupito o indignato più di tanto. In fondo anche nella vita di tutti i giorni incontriamo persone con cui siamo in disaccordo o che non ci piacciono e non per questo siamo alla guerra armata no? Esiste l’opzione di ignorare queste persone e personalmente fin che posso me ne avvalgo. Possono darmi “fastidio” ma se non invadono il mio habitat che esistano pure.

Quello invece che non mi va molto a genio di FB, è la loro insindacabile discrezionalità nel cancellare con un click mesi di lavoro senza che fosse commesso nessun abuso. Lo dico non solo perché l’ho provato sulla mia pelle ma proprio come idea di “giustizia telematica”. Così mi sono informato, ho scritto ai gestori chiedendo spiegazioni  (mai ricevute!) ma ho scoperto che non sono l’unico a cui è successo senza motivo. In più, leggendo, ho scoperto e ritengo giusto segnalarvi il post di Giovy perchè… se si sta in qualche comunity è bene sapere le regole no? Queste ultime, lo ammetto, le ignoravo e le trovo vergognose!

Chissà quanti abitanti del sesto “Paese” del mondo sanno queste cose?

Inizialmente pensavo di cancellarmi anche da lì, ora sto pensando di creare un gruppo, che ne so “quelli che hanno qualcosa da ridire su FB e non sanno come riuscirci“… dite che cacciano anche me oppure divento il primo dissidente di social-network?

Meritocrazia addio!

E’ quello che ho pensato stamane quando ho scoperto quello che ha combinato un’agenzia belga di pubblicità che ritrovandosi in difficoltà finanziarie ha preso la decisione di licenziare un proprio dipendente. Secondo voi con quali modalità? Precisione nel lavoro, puntalità, assenze, redditività??

Macchè! Che se ne dica non son questi i tempi in cui premiare chi lavora veramente, i cosidetti tempi della meritocrazia. Secondo quello che più si avvicina a ciò che va tanto di moda e cioè al televoto! Si, perchè pensavate che una moda come quella lanciate da grandi fratelli, isole e talpe varie non sarebbe entrata prima o poi prepotentemente anche nel nostro quotidiano?  Io, sinceramente, lo temevo ma speravo restasse un sottile confine tra ciò che (di peggio) si pensa e ciò che realmente accade.

Invece quest’agenzia ha deciso di lanciare la campagna “You chose, we fire” (tu scegli, noi licenziamo) tramite la quale chiede aiuto al web per inidirizzare la scelta. Accedendo al sito è infatti possibile vedere le facce (comprensibilmente poco giulive peraltro) dei dipendenti “a rischio” e scegliere quello da licenziare. A differenza di situazioni simili, ricordatevi che qui non sono previste poi comparsate, apparizioni o reciclaggi in programmi tv vari anzi… l’eliminazione pare sia diretta e definitiva.

Ora, trattandosi di agenzia pubblicitaria io voglio credere con tutta la mia forza che si tratti di una trovata pubblicitaria. Vero è che, se così non fosse, sarà meglio che l’agenzia pubblicitaria in questione cambi la propria ragione sociale perchè ‘So Nice’ significa più o meno ‘In modo piacevole’ anche se qui di tale ci vedo molto molto poco.

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