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Ora si può dire, Genova 2001 fu solo l’inizio!
Esattamente otto anni fa in queste ore Genova diventava lo scenario di una delle pagine più buie del dopoguerra. In occasione del G8 infatti ci fu un’escalation di violenza assurda che culminò con l’uccisione di Carlo Giuliani e la mattanza (non riesco a definirla diversamente) della scuola Diaz.
Il colpo che colpì Carlo Giuliani fu sparato, così dissero le indagini-farsa, dall’agente per legittima difesa e la sua traiettoria “accidentalmente deviata da un oggetto“. Che poi si corre anche il rischio di crederci a determinate versioni se poi le stesse non le si vedesse vergognosamente riciclate (vedi caso Sandri) al bisogno. Tante volte si è detto che quei giorni sono stati la fine di tante cose, non ultimo della sinistra che negli anni successivi ha perso più o meno tutte le battaglie, sia elettorali sia legate alla giustizia ed alla promessa di fare si che quegli episodi non accadessero mai più.
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G8 Genova: lo Stato condannato a pagare!
Ve la ricordate questa copertina di ‘Diario‘ all’indomani del G8 di Genova nel luglio 2001?
Questa foto ritraeva una persona a sua volta ferita (8 punti di sutura alla testa) intenta a soccorrere con dell’acqua un’altra manifestante conciata decisamente peggio. La signora in oggetto era Marina Pellis Spaccini, triestina, 50enne medico pediatra per alcuni anni volontaria in Africa. Ebbene, molti di voi forse non lo sanno ma, in sordina così come buoncostume italiano (e non solo) impongono per le notizie “scomode”, il 23 maggio lo Stato italiano è stato condannato dal giudice di Genova Angela Latella a risarcire la suddetta della somma di 5.000 € per il pestaggio subito da parte della polizia il 20/07/2001 in via Assarotti. La Spaccini era seduta con altri manifestanti, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando “non violenza“, quando fu assalita e massacrata dalla Polizia. Questa si è difesa sostenendo che (così recita il verbale) “non era possibile distinguere tra le mani dipinte di bianco di Marina e i Black Block… distinguere tra buoni e cattivi“.
A quanto pare invece il giudice ha dato ragione alla Spaccini che all’indomani degli avvenimenti aveva dichiarato«
Avevamo le braccia alzate e tenevo in mano la bandiera della pace. Facevano una manifestazione pacifica nella zona autorizzata dalla questura. Sono arrivati come furie e mi hanno picchiato con i manganelli. Me la sono cavata con una ferita in testa. Ma altri che eravo vicini a me hanno subito lesioni ben più gravi. Solo una poliziotta del gruppo che ci stava picchiando a un certo punto si è fermata. Ma gli altri erano scatenati…».
Nel frattempo i temuti “black-block” lasciavano la via senza essere fermati.
Credo che sia un piccolo ma significativo passo in avanti nell’appuramento della verità in quella che rimane una delle pagine più tristi della nostra storia. Non mi si fraintenda, NON tutti i manifestanti erano pacifici anzi, è stato ampiamente dimostrato il contrario ma questo fatto non giustifica alcuni comportamenti delle forze dell’ordine e, soprattutto, queste vittime. Anche perchè quello di manifestare è un diritto sancito dall’art. 21 della Costituzione, quello di randellare nel mucchio è spesso decisione arbitrale di pochi e deboli “uomini”.
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