Articoli marcati con tag ‘cina’
Le rivoluzioni partono dalle piazze ed anche l’Italia si adegua
Le grandi rivoluzioni ed i grandi cambiamenti da sempre sono partiti dalle piazze.
Storicamente una delle più famose è sicuramente Piazza Tienamen in Cina, recentemente tornata d’attualità o forse, più semplicemente non ha mai smesso di esserlo; in quest’ultimo anno abbiamo potuto assistere in Giordania alle proteste di piazza Ras Al-Ain, si è proseguito poi in Tunisia nella piazza della Casbah, in Egitto con le manifestazioni e gli scontri in piazza Tahrir, poi in Grecia con le proteste di piazza Sintagma, per finire (per ora temo) con le notizie che in queste ore ci arrivano dalla Piazza Verde ribattezzata Piazza dei martiri, di Tripoli in Libia insomma… un po’ ovunque è sono la piazza ed il popolo a dettare le richieste ed i cambiamenti.
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La grande Cina sconfitta da un uccellino?
Che la Cina non “brilli”, o almeno lo faccia in modo alquanto singolare, di sensibilità verso i diritti delle persone è cosa risaputa ed arcinota. Personalmente non lo ritengo l’unico Paese in cui avviene, sicuramente per ragioni economico-politiche è uno di quelli maggiormente sotto osservazione da parte delle varie organizzazioni.
Qualcuno tempo fa è stato proposto di “boicottarla” non comprando più i suoi prodotti, salvo poi prendere coscienza del fatto che non si sarebbe più vestito, lavato, avrebbe girato scalzo, insomma… meglio non mettersi contro chi ha la gran parte di produzione mondiale di beni.
Si è cercato di innescare ad ogni evento che avveniva in quel Paese (olimpiadi, proteste e relativa repressione in Tibet, etc) la contro-protesta contro i governanti di quel Paese ma niente. Nessuno in questi anni è riuscito neanche solo a scalfire la potenza economica e politica della Cina.
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Nuovi accordi economici Italia-Cina

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Per vincere una medaglia alle Olimpiadi…
… ci vuole anche ‘culo‘.
Che questa velista tedesca abbia pensato questo?
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Dedicato ai denigratori di Pechino 2008

C’era da immaginarselo, iniziano le olimpiadi e ritornano di moda le condanne del mondo dei blogger. La mia è una posizione impopolare ma siccome son ol’avvocato delle cause perse ma coerenti continuo a tenerla. A fare le spese della blogosfera oggi sono gli atleti tanto per non fare dei torti a nessuno. Della mia posizione sulle Olimpiandi si sa da tempi non sospetti e niente di quel che ho letto inquesti mesi me l’ha fatta cambiare di un solo millimetro. Per carità, rispetto le opinioni altrui ma mi aspetto che venga fatto altrettanto. Anche perchè, bene o male, io cerco di informarmi il più possibile sugli argomenti che tratto e non mi basta una dichiarazione persa qua o la per generare il mio sermone da dare in pasto alla truppa. Quindi, quando dico di aspettare prima di prendere certe posizioni contro, in questo caso gli atleti, cari i miei amici blogger lo dico per il vostro bene. Per favore INFORMATEVI!
Mentre voi sparate a zero, sappiatelo!, esiste un documento unitario di protesta firmato e sottoscritto da sempre più atleti che mi sembra sia di gran lunga la risposta più seria dopo la marea di castronerie scritte a proposito di Cina, giochi olimpici e democrazia. LEGGETEVELO e fatevi un esamino di coscienza, consideratevi semplici ‘umani’ che possono sbagliare nel ‘giudicare’ il prossimo e, magari, chiedete scusa.
Tra i firmatari della prima ora c’è anche l’azzurra Antonietta De Martino, saltatrice in alto, che con questo gesto per me salta direttamente sul podio. Grazie per aver scelto il fare al parlare tanto, troppo e a spoposito di cose che non si conoscono. Grazie ancora Antonietta!
N.b. il documento non risolve il problema cinese, per carità, ma fornisce a molti di Voi forse la possibilità di vedere meno “nero” e di aiutare fattivamente la causa anziche trincerarvi dietro al muro della protesta ad oltranza!
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Bangladesh meglio di Italia e Cina
Geograficamente il Bangladesh si trova quasi agli antipodi dell’Italia, da ieri anche politicamente. Eh si, perchè nonostante rientri nella categoria dei Paesi del Terzo Mondo, quindi sottosviluppati per antonomasia, ci hanno dato una bella lezione di civiltà.
Infatti mentre qui in Italia si lavora in una direzione lì, per fortuna, si va in direzione opposta. Vero che lì il problema è sicuramente più diffuso, che una “regolamentazione” diventa quasi necessaria, certo è che le linee politiche paiono decisamente e nettamente diverse. Leggi il resto di questo articolo »
Misuriamo la coerenza della blogosfera!
A breve inizieranno le olimpiadi di Pechino 2008 e da tempo soffia forte l’invito a boicottare l’evento. Ne parlai tempo fa in un post non senza suscitare qualche polemica, soprattutto in merito ad alcune iniziative come il Power Off Pechino 2008. Ebbene, facciamo finta che quel discorso non sia mai stato fatto. Facciamo finta che sia giusto (in parte lo è ma a mio avviso dipende sempre “come” lo si fa) boicottare la Cina per le tante inadempienze in tema di rispetto di cittadini e lavoratori. Facciamo finta che tutto questo sia giusto e condiviso pienamente.
Allora, davanti ad una notizia come questa come dovrebbe comportarsi la blogosfera? Logica e coerenza, imporrebbero di boicottare il nostro governo “complice” degli interessi della Cina, in poche parole dovremmo auto-boicottarci giusto?!?
Per coloro che facessero del boicottaggio una regola comportamentale, ricordo anche qualora gli fosse sfuggito, che nel 2014 a Sochi o Soci (in Russia) si terranno le Olimpiadi invernali. Lo ricordo perchè non ho ancora visto post, bannerini e quant’altro, quasi che Putin in Cecenia non stia perpretando massacri ma stia facendo opere umanitarie.
Vediamo un po’ fino a che punto arriva la coerenza nel mondo dei blog, sono proprio curioso…
CdS (comunicazione di servizio): in questi giorni l’adsl di casa latita quindi vi chiedo scusa per l’assenza e cercherò di passare dai vostri blog non appena mi sarà possibile. E meno male che non avevo necessità di prenotare esami clinici…
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Ecco perchè dico SI a PECHINO 2008
Quello del boicottaggio dei Giochi Olimpici è argomento dibattuto ancor prima dei recenti avvenimenti in Tibet. Io non ho ancora trattato l’argomento ma ho già anticipato in alcuni commenti su altri blog il mio punto di vista. Vi confesso che non ne avrei parlato nemmeno oggi se non avessi ricevuto una mail privata a riguardo che si concludeva con la frase “…se ragioni così sei un altruista di facciata”. Purtroppo il mittente non ha risposto alla mia richiesta di poter pubblicare la sua mail, senza intenzione di fare polemica ma con il solo intento di prendere spunto per parlarne più a fondo ma ne parlo ugualmente anche perché ho scoperto che il mittente altro non è che un ragazzino e forse nella sua carriera scolastica non ha ancora avuto tempo e modo di studiare certi accadimenti storici. Doverosa, prima di tutto, la definizione di boicottaggio: «è un’azione individuale o collettiva coordinata avente lo scopo di ostacolare e modificare l’attività di una persona, o quella di un gruppo di persone…». Se non lo sapeste i partners e gli sponsor delle manifestazioni sportive cacciano i soldini ben prima dell’evento (a copertura parziale o totale dei costi dello stesso) e non è lo share a “ostacolare” costoro, ma torniamo al punto.
L’anno era il 1968 e nel mondo c’era voglia di cambiamento. Culla di questo fermento erano inevitabilmente scuole ed università, unici luoghi di aggregazione insieme alle fabbriche ed alle piazze ma, comprensibilmente, meno oppresse almeno nella fase iniziale del movimento.
Centro nevralgico di questo movimento era l’America, fresca di coinvolgimento nella guerra del Vietnam e con i mai risolti problemi razziali. Era un periodo difficile dove gli ideali di giustizia ed eguaglianza ricevettero in pochi mesi due colpi durissimi a chi credeva ancora di poterli veder trionfare: ad aprile infatti venne assassinato Martin Luter King (attivista per i diritti civili) e pochi mesi dopo Robert Kennedy (oppositore della guerra in Vietnam).
Le Olimpiadi quell’anno si tenevano a Città del Messico e pochi giorni prima della cerimonia d’apertura gli studenti locali pensarono bene di inscenare una manifestazione in piazza Tlatelolco davanti a giornalisti ed atleti appena giunti. Il risultato fu tragico, infatti decine di studenti furono uccisi e la manifestazione soppressa con inaudita violenza. Ma i tempi non erano quelli moderni, alzare la testa poteva costar caro così tutti, indistintamente, pensarono bene di non pronunciare la parola ‘boicottaggio’ e fu in questo clima che iniziarono i Giochi Olimpici. Tutto filò via liscio fino al 16 ottobre, giorno della finale dei 200 metri maschili vinta dall’americano Tommie Smith, davanti all’australiano Peter Norman e l’altro americano John Carlos.
Il destino volle che entrambi facessero parte del Olympic Project for Human Rights (Progetto Olimpico per i Diritti Umani) un movimento che fin dal 1967 era impegnato in un acceso dibattito interno circa l’opportunità di far presenziare atleti di colore ai Giochi. Quello che più avanti divenne il grande Kareem Abdul-Jabbar (stella Nba) allora poco più che giovanotto, rinunciò alla convocazione nella nazionale olimpica; Mohamed Alì venne squalificato e perse la sua corona mondiale di campione dei massimi per aver rifiutato l’arruolamento nell’esercito americano dichiarando “Io non ho nulla contro i Vietcong”. Insomma, non tirava un bel clima per coloro che avevano qualcosa da ridire.
Poco prima della premiazione i due atleti americani vennero visti da Norman confabulare. Stavano decidendo le modalità del gesto da mettere in atto ma la moglie di Smith aveva comperato un solo paio di guanti ed i due erano in difficoltà. Fu proprio Peter Norman ad intromettersi e consigliare ai due di metterne uno a testa.
Al momento della premiazione entrambi decisero di salire sul podio scalzi (per ricordare la povertà), ascoltando l’inno con il capo chinato (in ricordo delle vittime delle lotte per l’uguaglianza e la libertà) e il pugno chiuso in un guanto nero (Smith con il pugno destro per rappresentare la forza dell’America Nera, Carlos il sinistro la sua unità). A dare ancora più spessore alla protesta fu anche la scelta di Norman che per solidarietà si fece appuntare sul petto il simbolo del loro movimento. Nei giorni successivi vennero poi imitati da molti altri atleti tra cui il grande Bob Beamon che partecipò alla premiazione con dei calzini neri tirati su.
Il gesto fu condannato dal Presidente del Cio che voleva tener fuori la politica dai Giochi (un po’ come oggi) e da molti loro connazionali che ritenevano mettesse in cattiva luce l’America tutta (un po’ come oggi) ed entrambi furono immediatamente espulsi dai Giochi. Al rientro in America Smith smise di gareggiare e venne anche espulso dall’esercito americano per “manifesta attività e propaganda antiamericana” mentre Carlos finì a fare lo sguattero in alcuni locali. Solo il tempo li ripagò di quello che rimane uno dei segnali più forti e netti di protesta pacifica inscenata durante un avvenimento mondiale.
Proprio rileggendo le cronache del tempo ho trovato incredibili analogie con gli accadimenti di oggi e ferma restando la libertà di opinione, di pensiero e d’azione di ognuno ribadisco il mio NO AL BOICOTTAGGIO, NO ad altre iniziative come il TurnOff Pechino 2008 che propone di tenere spenti i televisori.
No Signori, perdonatemi, ma siccome la storia è nostro patrimonio e va ricordata e rispettata, siccome la storia insegna che atti come questi sono possibili, io invece i Giochi me li guarderò tutti e fino in fondo. Vuoi perché appassionato di sport, vuoi perché spero proprio di vedere altri Smith, Norman e Carlos che sappiano emozionarci e dimostrarci come si può averla vinta anche senza girare le spalle.
Il “mio” Blog Action Day
Oggi è il Blog Action Day e ogni blog dovrebbe affrontare in un post il tema dell’ambiente. Io ho deciso di farlo così:
CINA – PARTITO COMUNISTA A CONGRESSO
“Il XVII Congresso del Partito comunista cinese che si apre domani a Pechino servirà al presidente Hu Jintao cinese per consolidare il suo potere e la sua strategia fondata sull’armonia sociale e su uno sviluppo scientifico controllato e sostenibile…”
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LA FUGA DALLA DIGA DELLE “TRE GOLE”![]()
“La diga delle «Tre gole», il progetto idro-elettrico più grande del mondo, costringerà ad abbandonare le proprie case quattro milioni di cinesi. A dare la notizia sono stati i media della Repubblica popolare, che riconoscono il pericolo di frane e lanciano l’allarme inquinamento…”
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Qualcuno mi aiuta a trovare in tutto questo “dell’armonia sociale e uno sviluppo scientifico controllato e sostenibile” che glielo vado a spiegare a quattro milioni di cinesi a quanto pare, piuttosto incazzati??
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L’ultima vera Resistenza è caduta!
Vista la strada, forse inevitabile, ma sicuramente tortuosa e cervellotica presa dalla sinistra italiana, non resta che andare a cercare altrove i propri eroi ed i baluardi dei valori in cui ci si riconosce. Oggi parliamo di resistenza e chi meglio di questa coppia la rappresenta?
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Quasi a ‘monito‘ che i tempi stanno veramente cambiando tuttavia dopo tre anni di resistenza i proprietari Wu Ping e Yang Wu, si sono dovuti arrendere alla costruzione di un centro commerciale. Ora, l’impresa costruttrice ha raggiunto un accordo con la coppia di proprietari che ha accettato di trasferirsi altrove.
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Ancora una volta ha perso il comunismo ed ha vinto il capitalismo…
Fonte notizia: IlSole24ore

































