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L’America cambia, l’Italia sceglie la continuità
Ieri sera non ho potuto non seguire il discorso di insediamento di Obama. Belle parole indubbiamente, ma visto che a dirle non è il primo lo aspetto al banco di prova prima di esprimermi. In questi anni di oratori ne ho sentiti tanti e sono stufo di parole ora voglio dei fatti. Ha fatto comunque un discorso di “speranza”, quasi ad indicare all’America ed al mondo una nuova strada senza però dimenticare quello che la storia ci insegna dalle esperienze del passato. Auguri Presidente e sappia che non avrà solo Dio come testimone del suo operato ma tutto il mondo, web compreso visto che è il primo Presidente 2.o!
E l’Italia? Il nostro Paese non era presente ufficialmente perchè è si favorevole al cambiamento ma lo è ancora di più riguardo al fatto di non dimenticarsi della storia e del passato, anche se recente ed anche se “doloroso” (per noi cittadini ndr). Infatti ieri il nostro Premier ha pensato bene di disertare la cerimonia a favore dell’inaugurazione di una nuova ala del Pio Albergo Trivulzio dedicata a mamma Rosa e… vi confesso che risentire questo nome anche se dopo più di quindici anni ieri mi ha dato un brivido. Che sia anche questo un segno?
Forse, dico forse, l’America ha imboccato la strada del cambiamento; noi temo che per il momento ancora non can!
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La (Killer) gaffe di Hillary
[Stavolta passo la mano e lascio spazio ad una riflessione del brother]
Che una campagna elettorale possa essere stressante (e non solo per i candidati) è comprensibile ed è pertanto ammissibile se strada facendo la lucidità dei candidati e l’autocontrollo vacillano, e se, nella trance agonistica, capiti che qualcuno si disunisca, si distragga, e gli escano di bocca espressioni infelici, frasi inopportune, magari frutto di pensieri inconfessabili.
E così i media riportano le sparate dei protagonisti – spesso ad alzo zero – ed i loro successivi interventi riparatori del tipo “non l’ho mai detto” (guardi che c’è la registrazione…), oppure “io non intendevo…” (sì, va bene, però l’ha detto…), ed altre scuse ancora, per terminare con un vittimistico “sono stato frainteso” che tradotto nel linguaggio dei calimeri sta a significare “ce l’hanno tutti con me perchè sono piccolo e nero”.
Molte di queste infelici uscite vengono liquidate con la parola gaffe.
Ora: la campagna elettorale americana per le primarie dura una vita.
Considerando che in palio c’è la possibilità di competere per la guida del paese che più conta nel mondo (così dicono), che i candidati saltano come grilli da una città all’altra dormendo poco e mangiando controvoglia in sontuosi rinfreschi, e che non possono fare a meno di pensare alla marea di soldi che si stanno giocando e che in caso di sconfitta non recupereranno mai, bé , i cedimenti sono comprensibili.
Tuttavia … .
La signora Hillary Clinton ieri ha ribadito che combatterà contro Obama fino all’ultimo delega-to. Mai e poi mai lei si arrenderà, anche perchè di cose ne possono succedere: “come dimenticare l’assassinio di Robert Kennedy nel giugno del ’68?” [allora favorito nella corsa alla nomination per i democratici].
A quelle parole più di qualcuno (ovviamente in lingue differenti) deve aver detto: “ ‘azz…”
Mentre Obama probabilmente si toccava il toccabile, un giornale di Boston definiva quella di Hillary una “killer gaffe”, la famiglia Kennedy si diceva “molto amareggiata” per le parole della signora, e poi molte altre dichiarazioni.
A questo punto alla ex first-lady non è rimasto altro che fare ammenda.
Ricordo un politico italiano che sosteneva che prima di dare una risposta durante un’intervista era opportuno contare almeno fino a cinque.
Molti dovrebbero seguire questo consiglio, compresa la signora Clinton.
A meno che le sue parole non fossero un I have a dream rivisitato ad uso personale.
Se qualcuno vuole scomodare Freud, si accomodi pure.
C’è un’ultima cosa da dire.
Quaranta anni fa non veniva assassinato solo Robert Kennedy.
Prima di lui avevano già ucciso Marthin Luther King, ed il suo “sogno” era veramente grande.
Non dimentichiamolo.
ACh – the brother
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