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Articoli marcati con tag ‘fiat’

Marchionne e il (suo) concetto di opportunità

E’ di ieri un’intervista radiofonica, di cui purtroppo non ho trovato traccia in rete, di Marchionne in merito alle notizie per cui Fiat nel solo mese di febbraio ha subito un calo del 16,5% delle vendite in Europa. Ha definito fisiologico questo calo fornendo però subito, da buon e navigato top-manager, una ricetta per per uscire dalla crisi economica.

… sacrificio, flessibilità e attenzione a tutte le nuove e possibili opportunità.

Evito e tralascio ogni commento in merito che sarebbe comunque poco elegante. Ricordo solo a Marchionne & Co. che se queste regole valessero universalmente forse, in questi ultimi anni, con qualche sacrificio, maggiore flessibilità e un po’ più attenzione alle nuove opportunità potevano abbassare un po’ i costi dei loro “prodotti” visto che aumentano già, e di parecchio, gli oneri accessori (leggi; carburanti, assicurazione e manutenzione).

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Le priorità della Fiat per il 2011

Dicembre 2010 - La Fiat detta in 36 pagine le condizioni per nuovi investimenti---
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Stimoli alla produttività aziendale

Ottobre 2010 - Marchionne ospite da Fazio
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Pomigliano: referendum e fraintendimenti (di ACh)

Giugno 2010 - Referendum Fiat a Pomigliano d'Arco
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Dormire fa perdere l’ultima parola (non che sia male)

oppure ‘L’ultima parola non ti fa dormire’, insomma il titolo del post potrebbe essere palindromo. Premetto che ultimamente dormo veramente poco e nella mia ricerca di qualcosa che aiuti allo scopo. Essendo però venute meno trasmissioni a me molto gradite come ‘P come protestantesimo‘  o le lezioni di Fisica2 su NettunoSat, mi ritrovo talvolta a fare zapping. Ed è così  facendo che venerdì sera mi sono imbattuto su Rai2 in L’ultima parola.

Non so se avete mai visto questa trasmissione, comunque potete tranquillamente farne a meno. Ve ne faccio io un piccolo sunto.

Partiamo dal conducente, conduttore, insomma chiamatelo come volete ma per favore non moderatore perché sarebbe l’unico vocabolo fuori luogo.
Quest’uomo, pardon, “questo”, si chiama Gianluigi Paragone è l’ex direttore del quotidiano La Padania, già conduttore (scopro ora) di una trasmissione dal titolo ‘Malpensa Italia’, ora vicedirettore di Rai2 nonché [definitelo voi] de ‘L’ultima parola’ una trasmissione (cito la loro home page) nata:

per affrontare – da un punto di vista diverso – l’attualità e i suoi problemi.

… mica pizza e fichi ragazzi!? Ed effettivamente il punto di vista è sicuramente ‘diverso‘, almeno dal mio e provo a spiegarvi il perché.

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Meno male che Marchionne non dirige anche la Juve

gennaio 2010 - Il PD sceglie l'avversario di Brunetta a Venezia

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[tags]le vignette di ACh,italia,attualità,juventus,fiat,termini imerese,disoccupazione,crisi economica[/tags]

Leggo, penso e un pochino mi incazzo!

E’ di qualche giorno fa la notizia dell’accordo Fiat-Chrysler che, secondo il «Wall Street Journal», sarebbe stimabile in 3-4 miliardi di dollari. Oggi l’amministratore delegato della Fiat Marchionne, parla di «In Italia 60 mila posti a rischio». Guardo alle scelte di Obama e penso; non è che forse forse a qualcuno poteva venire il dubbio di non star facendo proprio un grande affare? … lo scopriremo solo vivendo.

E’ di qualche giorno fa la notizia (e non voglio commentarla!)  che al ragazzo che a capodanno stuprò una ragazza durante una festa a Roma sono stati concessi gli arresti domiciliari. Stamattina si viene a conoscenza di quel maestro 50enne accusato di molestie nei confronti di alcune allieve. Azzardo: se i giudici adottano lo stesso peso e le stesse misure questo per sole molestie secondo me oggi pomeriggio questo è già al bar, magari a vantarsene con gli amici…

Ora, come Milena Gabanelli insegna, la “good-news”. In India, un’hostess della compagnia di Stato (loro ce l’hanno ancora,si!) è stata lasciata a terra perchè, udite udite, il regolamento prevede che in presenza di più di tre brufoli non sia possibile prestare servizio. Allucinante vero? Pensate che invece da noi ad una hostess con lavoro a tempo indeterminato sopravvissuta ad un’epurazione, viene comunque offerta la partecipazione ad un reality-show e la possibilità d’esser lanciata nel mondo dello spettacolo anzichè… esser “lanciata” e basta!!  Quindi guai a chi mi viene ancora a dire che da noi non esiste più lo stato assistenzialista…

[tags]stati uniti,obama,fiat,auto,italia,leggi,società,educazione,alitalia,GF,tv[/tags]

Tata e Fiat pronte al matrimonio?

Non vi preoccupate, non vi parlo nè di munnezza nè della visita del Papa alla Sapienza. Infatti c’è un nuovo pericolo che si profila silenziosamente all’orizzonte. Ieri ne è stata data brevemente’ notizia, forse per non allarmare troppo i cittadini, sopratutto quelli come me intorno ai quarantanni ed oltre, che hanno visto con i propri occhi e vissuto sulla propria pelle quella terribile stagione.

arna1.jpgNo perchè molti di voi che passate di qui siete giovani e certe cose sui libri di storia non le trovate ma questa che vedete qui a lato è il primo (e ringraziando il cielo al momento ultimo!) esperimento del genere fatto da mamma-Fiat attraverso la “sorella” Alfa-Romeo.

Si chiamava Arna ed era il frutto, quasi un Ogm, di una joint venture tra AlfaRomeo e Nissan per svuotare alcuni rimasugli di altre produzioni. Assemblarono così pezzi di alcuni modelli nipponici con pezzi dell’Alfasud e ne uscì questa che la pubblicità presentava come “Arna, la chilometrissima Alfa” (semprechè partisse). Non portava sfiga come la Prinz verde ma vederla non era comunque nè motivo di vanto nè di buon auspicio. Ispirò anche canzoni come quella di Battisti “e girare a fari spenti nella notte” anche solo per non rischiare di vederne una! Negli anni successivi la Fiat provò a fare di peggio, si impegnò anche molto tant’è che furono prodotte la 127 Rustica, la Duna, la Palio ma niente si avvicinò alla bruttura ed all’inaffidabilità di questo modello. La pubblicità d’altra parte era già motivo sufficiente per non far prendere in considerazione proprio un eventuale acquisto:

Tutto questo, ancora una volta, per non dimenticare….

 

O sei italiano o sei vivo!

Prima leggo di Fiat che tratta con Daimler e Mercedes, poi di Telecom che lo fa con AT & T e Telefonica, poi c’è Alitalia che si svende ad AirFrance (forse), poi sento Prodi che parla di “emergenza finita e di imprenditoria italiana viva“…

A questo punto le possibilità sono due: o è cambiato il significato di ‘essere italiano’ oppure quello di ‘essere vivi’ perchè … “qualcosa” nel discorso non mi torna!

[tags]italia, politica interna, prodi, economia, imprenditori[/tags]

Aiuti di Stato: dopo Agnelli e Fiat ora anche Moratti e Saras…

Nella costa sud-Orientale della Sardegna, sul mare di Sarroch, 25 chilometri da Cagliari, c’è la più grande raffineria di petrolio del Mediterraneo capace da sola di produrre circa un quarto della produzione italiana di greggio. Questa raffineria è di proprietà della Saras, azienda della famiglia Moratti ed ha goduto negli ultimi dieci anni dell’apporto incondizionato di un po’ tutti i governi che si sono succeduti, che hanno firmato stanziamenti per più di 200 milioni a fondo perduto con finalità di “Contratti di programma”. Attenzione, non contratti A programma, cambia “poco” linguisticamente ma molto sostanzialmente. Questi finanziamenti hanno infatti permesso alla Saras di rinnovare completamente tutti gli impianti e rifatto il look di presentarsi in Borsa facendo “cassa”, incassando cioè circa 2 milioni di euro.

Ma cosa sono i “contratti di programma“? Non sono altro che finanziamenti che lo Stato fornisce alle aziende per lo sviluppo dell’occupazione. La Saras, dal 1994 al 2005 è riuscita a firmarne ben tre distinti, caso più unico che raro che riesce a far passare in secondo piano i finanziamenti e gli incentivi ricevuti dalla Fiat e dagli Agnelli negli anno ’80. Con i tre contratti, Saras realizza investimenti in raffineria per 508 milioni di euro, per i quali ne riceve dallo Stato 197,17. Nelle attività collaterali, invece (che non avrebbe mai fatto), la società della famiglia Moratti investe complessivamente 83,8 milioni, ricevendone contemporaneamente 58,2 in agevolazione. Il che vuol dire, una spesa netta di 25,6 milioni di euro. Ora, non è difficile capire come 25,6 milioni di euro possano ben valere una contropartita a fondo perduto di 197,17 milioni di euro (un finanziamento come questo, sul mercato, oltre a prevedere il rimborso del capitale, costerebbe circa il 5-6% l’ anno in interessi). Né evidentemente è di conforto sapere che il “gioco” è costato allo Stato tra i 400 mila e il milione di euro per ogni nuovo lavoratore “creato” dai Moratti.

Se qualcuno aveva timore che terminata la dinastia degli Agnelli, in Italia mancasse chi era in grado di attingere “a norma di legge” dalle tasche nostre e dello Stato per il finanziamento delle proprie aziende ebbene, può stare tranquillo. Il capitalismo italiano per il momento è salvo… noi, molto meno.

Fonte notizia: Repubblica.it

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