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Articoli marcati con tag ‘ingiustizia-ingiustizie’

Aldrovandi: quando la legge vince sulla giustizia

Ci sono fatti di fronte alle quali è impossibile riuscire a mantenere il distacco e continuare a far finta di niente, soprattutto quando quei fatti li hai studiati e seguiti. E quello di Federico Aldrovandi fu il primo che seguii nella mia attività di blogger, per questo non posso e non riesco a tacere il mio pensiero su quanto accaduto in queste ultime ore.

Giovedì 21/6/2012 la Cassazione ha emesso il verdetto definitivo sull’omicidio di Federico Aldrovandi ed ha condannato a 3 anni e 6 mesi i quattro poliziotti rinviati a giudizio per i fatti accaduti (per la cronaca i militari rinviati a giudizio e condannati sono Enzo Pontani, Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri) a Ferrara il 25/09/2005, fatti emersi solo grazie alla tenacia ed all’ostinazione di Patrizia Moretti, mamma di Federico, che dalle pagine del suo blog non ha mai smesso di chiedere giustizia e verità.

Tutto finito? Macchè!!  La sensazione in Italia è che quando le sentenze devono andare ‘controcorrente’ (di solito le forze dell’ordine sono gli accusatori e non gli accusati ndr) ci sia sempre così tanta difficoltà ad arrivare alla fine dell’iter processuale prima e ad accettare la sentenza poi. Sempre che questo poi accada perchè non é scontato a quanto pare.

Abbiamo così dovuto assistere prima al libero delirio di alcuni condannati sulle pagine di Facebook di una fantomatica associazione denominata ‘Prima Difesa’ (alla quale risulta tra gli altri al momento iscritta, ma per fortuna “dissociata“, la portabandiera italiana alle prossime Olimpiadi Valentina Vezzali)

       

[clicca sulle immagine per ingrandirle]

alla totale latitanza dei vertici militari e dell’arma (in caso contrario credo i 4 sarebbero altrove e non a ‘navigare’ su fb) ed infine, e questo fa più male, alle parole del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri che [parole sue] “non è un politico” masembra che il politichese lo abbia imparato comunque molto bene ed in fretta visto che ha pensato “bene” di dichiarare:

se ci sono stati, come sembrerebbe, degli abusi gravi, e’ giusto che vengano colpiti

Bè, per Sua informazione spett.le ministro, il tempo per il condizionale ‘SE‘ è scaduto! Sette anni, migliaia di ore d’udienza, centinaia di testimonianze, di prove, di confronti sembrano più che sufficienti per ometterlo, non trova?!?
Per fortuna oggi il ministro s’è ripreso e pare abbia preso provvedimenti, grazie.

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Leggi, fumo e leggi da mandare in fumo!

Si sa, noi italiani siamo un popolo che siamo molto bravi ad indignarci e scandalizzarci per certe notizie salvo poi accantonarle (nel migliore dei casi) o dimenticarsene proprio del tutto con il tempo o non appena il circo mediatico dell’informazione ce ne offre un’altra più fresca, più attuale.

Capita così che il primo maggio del 2008, mentre qualche idiota a Torino bruciava una bandiera israeliana, nella Verona del neo eletto sindaco Tosi (forse più impegnato a partecipare a cortei con gli “amici” naziskin che amministrare la città), Nicola Tommasoli, ragazzo di 28 anni, veniva massacrato di botte da 5 neofascisti per essersi rifiutato di offrire loro una sigaretta. I presunti responsabili, tutti rigorosamente come da copione di ‘buona famiglia’, vennero identificati, catturati e nonostante qualche politico si affrettò da buon ex (forse neanche troppo) camerata a fare queste dichiarazioni la giustizia fece il suo corso per i cinque arrivando nel settembre 2009 in primo grado a condanne per un totale di 50 anni. Peccato che in certi casi esistano anche gli altri gradi per cui a dicembre del 2010la corte d’Assise d’appello ribaltò il verdetto di primo grado arrivando a riconoscere tre assoluzioni e due condanne per un totale di 22 anni.

Un caso direte voi, uno dei tanti, solo che in tema di giustizia le sentenze (casuali o meno) diventano precedente e c’è il rischio che qualcun’altro possa trattare vicende analoghe nello stesso modo.

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Vittorio Veneto patria della ‘vergogna di Stato’

Evito l’introduzione perché l’articolo mi sembra sufficientemente esaudiente:

18/03/2010 – Sentenza (e appello) da record per aver detto «Vergognatevi!» a una giunta leghista.

Mi ritengo persona con una discreta memoria storica ed è per questo che passata la fase di incazzatura sono andato alla ricerca di qualche recente esternazione di qualche politico e, relativamente al Comune in oggetto ho trovato questa (per la serie ‘da che pulpito arriva la denuncia‘) , relativamente ad altri… ho trovato questa:

11/02/2010 – Berlusconi: «Bertolaso non si tocca, vergognatevi» (scelgo una notizia a caso, se ne volete una in versione audio-video vedere qui)

E’ vero che ormai all’ingiustizia e ad una legalità ‘ad personam‘ abbiamo fatto l’abitudine ma credo ogni tanto, anche per rivendicare la nostra presenza, sia bene alzare la testa e perché no, anche la voce?

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Basta menzogne su Federico Aldrovandi!

Premetto che mai come questa volta sono stato a lungo fermo sul pulsante ‘Pubblica’, non tanto per il tema del post quanto per il contenuto poi ho preso la decisione e quindi ecco il post.

In questi giorni è in fase di conclusione a Ferrara il processo per la morte di Federico Aldrovandi, vicenda della quale mi occupai e vi parlai tempo fa.  Ho sempre pensato, e continuo a farlo, che una notizia debba essere data e non necessariamente spettacolarizzata ed infatti nel post precedente mi rifiutai di inserire quest’immagine “in chiaro” ma misi il link.

Stamattina però ho letto una dichiarazione che pur “capendola” (viene dai legali della difesa ndr) mi ha fatto molto, incazzare e mi riesce difficile farla passare sotto silenzio. Siccome credo che ognuno sappia giudicare da se prima vi riporto la dichiarazione dei difensori degli imputati: «I difensori dei poliziotti: “Federico ucciso dalle droghe“».

Questa qui  è la foto di Federico così come i suoi cari l’hanno visto uscire di casa e com’è stato ritrovato all’obitorio:

aldrovandi

A voi la conclusione se il discorso delle droghe possa essere anche solo minimamente credibile…

Lo faccio di rado ma vi chiedo di seguire il più possibile questa vicenda un po’ per sostegno ai suoi cari già così duramente colpiti ed un po’ perchè, non dimentichiamolo mai, Federico potrebbe essere ognuno di noi!!

 

Il 20 novembre io mi unisco a loro e Voi?

Questo blog è di base contrario alle “giornate per” perchè credo che determinati argomenti e certe situazioni vadano ricordati e rispettati sempre ma così non è. Ed allora facciamo così, della “giornata per” più che del bannerino o di questo o quel link, proviamo a prenderne l’essenza, cioè l’argomento e se ci interessa proviamo a capirci di più.

Chi mi segue da tempo sa che per abitudine cerco di parlare sempre di argomenti che in un qualche modo sento “miei” o che sanno in qualche modo farmi pensare. Le ingiustizie sono la mia passione, quelle associate all’ignoranza ed alla cattiveria che volete fare, mi “affascinano”. Nel mondo purtroppo non mancano ma quante volte si ha la possibilità di capirne l’esatta portata? Poche credo ed impossibile farlo se non per conoscenza in qualche modo “diretta” del tema. Ebbene così come la conoscenza di Katia a suo tempo mi aveva sensibilizzato sul caso di Carlo Parlanti e  CI (siamo stati 60 blog!) aveva fatti muovere  anche stavolta è stata la conoscenza di una persona a darmi l’esatta portata dell’argomento di cui vi parlo oggi. E, mi conoscete, quando mi rendo conto di non conoscere abbastanza un argomento e trovo chi ha molte (no, tutte non le ha, perchè è un essere umano) risposte bè mi ci appassiono. Ma veniamo al tema.

Il 20 novembre è la ‘Giornata della memoria transgender’ per ricordare le vittime transessuali e transgender che sono state assassinate nel mondo per odio o pregiudizio transfobico. Le vittime sono sempre troppe a prescindere e le classifiche in tema non mi piacciono e non hanno senso, ma se mi permette un’opinione credo che morire per pregiudizi legati alla propria identità di genere ed al proprio orientamento sessuale sia uno dei modi che non possono non far scattare, almeno per il momento della lettura di un post, qualcosa dentro di chi sostiene di essere sensibile. Conosco ormai i lettori di questo blog e sono certo che per molti di loro sarà così, quindi cedo con molto piacere questo piccolo spazio del blog al comunicato stampa (che Vi chiedo di leggere) ed alla locandina dell’evento convinto che saprete cogliere il senso:


(clicca l’immagine per ingrandirla)

Come dice una canzone a me cara questo è

…Un giorno come tanti ma non certo per qualcuno / qualcuno che da giorni mesi anni sta lottando / contro chi di questo stato na gabbia sta facendo / reprimendo ascolta dico reprimendo / chi da solo denuncia e combatte sti fetiente /e sa bene che significa emarginazione…

E proprio a questo qualcuno a me sicuramente caro va il mio pensiero oltre che il mio piccolo sostegno.
Comunque riprenderemo il discorso su questo argomento in futuro perchè non penso d’essere l’unica persona che si è scoperta ignorante in materia. Ma si sa, spesso con un po’ di sensibilità e di buona volontà, l’ignoranza si può sconfiggere!

[tags]appelli,associazione trans genere,transfobia,sociale,emarginazione,ingiustizia,trans[/tags]

Mastella e la buona politica

Due notizie apparse oggi sui media relative al Sig. Ministro Clemente Mastella, mi hanno colpito;

  • la richiesta alla polizia postale di oscurare il sito mastellatiodio.blogspot.com adducendo come motivo che “c’è un blog che ritiene che io sia il male di questo Paese che si chiama ‘Mastella ti odio’, mi chiedo: questa è buona politica?» (Repubblica.it);
  • la sua dichiarazione che “noi politici siamo pagati meno del dovuto” (LaStampa.it) che dimostra a mio avviso la completa incapacità d’intendere e di volere di colui che la pronuncia.

La seconda notizia bè, si commenta da sola! Riguardo alla prima invece mi permetto di evidenziare al Sig. Ministro che a mio avviso  neanche la Sua metodica e reiterata censura di tutto ciò che riguarda la richiesta di informazioni sul caso di CARLO PARLANTI è a mio avviso “buona politica“. Così come non è ‘buona politica’ usare (seppur “legalmente”) aerei pubblici per i fatti propri, così come non lo è “ricattare il Governo” con il pugno di voti in suo possesso, così come non lo è e non lo può essere il censurare le voci che non assecondano bovinamente e ciecamente il Suo delirio d’onnipotenza.

Sa qual’è secondo me la ‘buona politica’? La buona politica è quella che difronte ad una mail di un cittadino (come le tante inoltrate a Lei, alla Sua segreteria, al suo Giornale ed al suo blog) invia una risposta, si informa, promette interessamento, lo mette in pratica e poi risponde e dimostra che esiste ancora chi ha voglia d’impegnarsi per il prossimo.

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Roma-Manchester: eccola nel video le verità!

Come molti di voi sapranno domani è giornata di Champions League di calcio, con tra gli altri il match Manchester-Roma, quel match che lo scorso aprile fece molto parlare vuoi per il 7 a 1 rifilato ai lupacchiotti vuoi, soprattutto, per gli incidenti avvenuti allo stadio Olimpico.

Maledetti hooligans” pensai lì per lì e vi confesso che non avrei cambiato idea tanto facilmente se non mi fossi imbattuto in questo video su Youtube. E’ stato girato nel settore inglese poco prima della partita. Se avete la pazienza di aspettare 1 minuto e 10 secondi dall’inizio del video potrete notare una temibilissima hooligan con capelli bianchi dell’approssimativa età di 60 anni ‘derubata’ della propria telecamera da parte dei solerti poliziotti e malmenata quando cercava di farsela ridare. Nel dubbio ce n’è anche ragazzino di passaggio

http://www.youtube.com/watch?v=2–bs4OEiIg&eurl=http%3A%2F%2Fnoantri%2Esplinder%2Ecom%2Fpost%2F11763069%2FI%2520maledetti%2520ubriaconi%2520siete%2520VOI

Queste invece le angiolesche dichiarazioni di facciata delle autorità italiane all’indomani della partita.

Perchè questo post? Perchè oggi è anche un giorno importante per Carlo Parlanti, è il giorno della risentenza e voglio pensare che possa pian piano anche per lui arrivare il giorno della verità. Forse non sarà ancora oggi ma, questo lo dimostra, che a volerla cercare da qualche parte, la verità c’è sempre basta avere la pazienza e la costanza di andarla a cercare!

Se voleste partecipare con il vostro blog ad un’azione di sensibilizzazione della vicenda di Carlo sul web siete pregati di inviarmi una mail all’indirizzo chit_67@hotmail.com.

ANDIAMOLE A CERCARE e TIRIAMOLE FUORI LE VERITA’!

E se Carlo Parlanti diventasse il nostro Kenneth Foster?

Il post di oggi nasce da lontano, da giugno per l’esattezza quando casualmente venni a conoscenza della storia di Carlo Parlanti. Pensavate forse che un post ed un bannerino potessero ‘lavarmi’ la coscienza e darmi la consapevolezza di aver fatto di tutto per lui? No, chi mi conosce lo sa, non sono uno che si accontenta. Perchè inutile parlare di catene, di solidarietà tra blog, pubblicizzare le ‘giornate per’ e postare tronfi post su questo o quel caso strappalacrime per i quali non possiamo fare nulla quando si ha la possibilità di FARE QUALCOSA o almeno provarci.
Ultimamente vi confesso, credo di cominciare a patire un po’ la mancanza di originalità di gran parte della blofosfera. Non voglio definirla “nausea” ma poco ci manca, per questo qualche giorno di ferie non può che farmi bene. Forse non sarò originale neanche io a riproporre sempre questa storia ma qua c’è di mezzo la vita di un uomo. In un ‘V-Day’ personalmente vedo molto poco di “solidale” verso le persone bisognose. Tra l’altro, giusto che si sappia, il sig. Grillo e la sua redazione, manco si sono degnati di rispondere ad una delle email su Carlo. Vero che d’altra parte non s’erano interessati manco al caso di Federico Aldrovandi finchè non stava per tenere uno spettacolo dalle parti di Ferrara quindi, l’unica mia speranza, è che prima o poi magari faccia uno spettacolo in America e chissà che…
Il caso di Carlo credo sia emblematico di come tanti nella blogosfera come nella vita, seguano “la massa” tanto per paura di rischiare e metterci un po’ del proprio. C’era un condannato, Kenneth Foster, condannato a morte e TUTTI a mobilitarsi per salvarlo; vai di post, petizioni, bannerini, email ed infine post trionfanti su una giustizia “giusta”.
Mi chiedo; ma c’è differenza tra un condannato a morte ed un’altro lasciato a consumarsi in un carcere senza cure mediche ed assistenza?
Decidetelo voi, siate per una volta giudici di voi stessi. Se la risposta dovesse essere che c’è differenza sarò ben lieto di scoprirla da voi; se però non la trovate, insomma se non c’è differenza bè, mi aspetto da parte vostra qualche piccolo, minuscolo gesto che sia la prova che non esistono condannati o bisognosi di serie A e serie B.

[tags]Appelli, Carlo Parlanti, ingiustizia, solidarietà, Usa, kenneth foster[/tags]

Carlo Parlanti e la (in)giustizia americana: FIRMIAMO l’APPELLO

Non so quanti di voi siano a conoscenza di Carlo Parlanti e della sua triste vicenda. Vista la mia innata capacità di mettermi sempre nei panni altrui, dopo una breve corrispondenza con la sua compagna Katia ho deciso di dare risalto nel mio piccolo a questa storia per certi versi allucinante e spero che molti altri blogger facciano altrettanto.

Nel 2001 il Parlanti negli Stati Uniti incontra Rebecca White con la quale intreccia una sporadica relazione. Nel Novembre dello stesso anno la White, che nel frattempo è rimasta disoccupata ed ha incontrato difficoltà economiche, si trasferisce con il Parlanti al Westlake Village (vicino a Malibu, sud Carlifornia.). Dopo alcuni mesi, pero’, il rapporto si incrina ed il 16 luglio 2002 lo stesso viene concluso definitivamente con la richiesta ufficiale alla White di trovarsi un’altra sistemazione. Nell’agosto del 2002, il Parlanti decide di concludere la sua avventura americana e ritornare in Italia alla ricerca di nuove e migliori opportunità di lavoro.
Di nuovo in Italia il Parlanti riprende la sua vita di sempre inconsapevole che il giorno 18 luglio 2002 la White ha sporto denuncia contro di lui affermando di essere stata picchiata, legata e stuprata. Il mandato di arresto spiccato dalle autorità statunitensi nei confronti del Parlanti non viene mai inviato o recepito in Italia, tanto che il nostro connazionale continua a vivere e lavorare in Italia e spostarsi per lavoro sia in Europa che in Canada rimanendo all’oscuro di quanto accaduto negli Stati Uniti.
Nel luglio del 2004 il Parlanti si trova in transito all’aeroporto di Duesseldorf quando viene arrestato dalla polizia tedesca e trasferito nel carcere cittadino. Qui rimane detenuto nel carcere tedesco per quasi un anno senza che gli venga data alcuna comunicazione in lingua Italiana. Mentre gli Stati Uniti richiedono l’estradizione del Parlanti, il Ministero di Giustizia Italiano tenta di far rientrare il connazionale in Italia ma senza successo, poiché la procura di Milano si rifiuta inizialmente ad aprire un fascicolo a carico del Parlanti senza evidenze a sostegno. Non essendoci nemmeno la denuncia firmata dalla presunta parte lesa, e nonostante venga poi ricevuta, a seguito di una rogatoria internazionale, il magistrato che trattava il fascicolo non riscontra requisiti per richiedere una custodia cautelare,sebbene un cittadino italiano può essere procedibile in Italia per sequestro di persona e violenza sessuale,anche quando il fatto di violenza viene commesso all’estero.
Nell’Aprile 2005 il legale Italiano del Parlanti presenta ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dei trattati internazionali in materia di estradizione, ma il ricorso viene giudicato inammissibile. Il 3 giugno 2005 la Germania accoglie la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti ed il Parlanti viene trasferito a Ventura, in California. Estradato in America il Parlanti e’ sottoposto a procedimento penale. Durante la prima udienza il procuratore distrettuale – l’accusa – introduce il caso dichiarando che l’imputato ha precedenti penali in Italia per stupro e rapina a mano armata. In realta’ non vi e’ alcun precedente penale (cliccando potete viusalizzare la fedina penale di Carlo). Durante il procedimento la White cade in innumerevoli contraddizioni ma nonostante questo il 20 Dicembre scorso la giuria popolare ha emesso un verdetto di colpevolezza in ordine a tutti i capi di accusa. La sentenza con la determinazione della pena è stata emessa il 7 aprile 2006: La sentenza pronunciata in 9 anni di reclusione da scontare nel penitenziario Californiano.

Questi sono solo alcuni passi della storia di Carlo e di quanto riportato, con dovizia di particolari e di documentazione (tutta scaricabile), sul suo sito e mi scuso fin da ora per eventuali omissioni o “tagli” inopportuni nel riassunto.
Penso che ogni parola in merito alla vicenda sia superflua e vuota di ogni significato difronte al dolore di Carlo e dei suoi cari. Ognuno si metta una mano sul cuore e decida come meglio crede senza mai dimenticare che domani, al posto di Carlo, potrebbe esserci lui.
Qui sotto metto il link al sito che segue la vicenda di Carlo e l’email della sua compagna Katia; se siete di corsa e non avete tanto tempo leggete anche solo le ultime righe della mail e… il resto al vostro buon cuore.
A chiunque passi di qua chiedo di dare il più possibile risalto alla vicenda e di FIRMARE LA PETIZIONE (n.b. dopo la firma premere APPROVE’); io sono il numero 1021, adesso tocca a voi!

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Il sito di Carlo: www.carloparlanti.it
L’email di Katia: scarica


Aggiornamento di lunedì 25 giugno 2007: ringrazio Max per l’ulteriore documentazione da lui ricercata e prelevata dal suo sito che posto qui di seguito anche per fornire agli “scettici” ed a coloro che sia qui che in privato mi hanno espresso le loro perplessità. Buona lettura e grazie Max

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Aspettando la verità su Federico Aldrovandi

Stamattina voglio parlarvi di un fatto avvenuto nel lontano settembre 2005 a Ferrara che ha portato alla morte di un ragazzo di soli 18 anni in circostanze alquanto oscure. Il suo nome era Federico Aldrovandi e questi, brevemente, i passi salienti della sua vicenda.

All’alba del 25 settembre 2005 Federico, 18 anni, torna a casa dopo aver trascorso una serata in compagnia d’amici. Così ricostruiva i fatti una nota della questura: «Alle 6.25 personale di Polizia interveniva su segnalazione di alcuni cittadini che avevano riferito del comportamento strano di un giovane. Poco dopo, il giovane è stato colto da malore».

Caso chiuso. Morto per cause naturali, durante il trasporto in ospedale. Overdose, si dirà poi.

Tre mesi dopo Patrizia, la mamma di Federico (che ringrazio per esser sempre stata disponibile a rispondere ad ogni mia richiesta), apre un blog per chiedere nuove indagini. Emergono testimonianze che parlano di un controllo piuttosto energico da parte degli agenti intervenuti. Secondo i consulenti della famiglia ci sarebbe stata una violenta colluttazione tra quattro agenti e Aldrovandi, sottoposto ad una immobilizzazione forzata con schiacciamento della cassa toracica. Il 9 gennaio 2007 c’è la richiesta di rinvio a giudizio per quattro poliziotti. Il 20 giugno prossimo si terrà l’udienza preliminare durante la quale si deciderà se mandare a processo i quattro agenti accusati di omicidio colposo.
Ma, e questa è la novità più eclatante e per molti versi inquietante, dalla questura arrivano nuovi reperti, sconosciuti agli atti dell’inchiesta. Dagli «originali » delle telefonate ai tamponi imbevuti del sangue del ragazzo. E con essi affiorano dubbi e sospetti, ai quali d corpo il legale della famiglia del giovane: «È la prova di come in questa inchiesta il materiale di indagine sia stato accuratamente selezionato, dato o non dato a seconda della convenienza. Per fortuna qualcosa è cambiato»

Perchè ho deciso di trattare oggi quest’argomento? Perchè, chi mi conosce e mi legge lo sa, sono una persona che non sopporta ingiustizie, abusi e disinformazione. Se poi, come sembra in questo caso, mi ritrovo questi tre fattori”casualmente” tutti insieme bè, non posso non fermarmi a riflettere. Ciò che mi ha ulteriormente convinto a trattare l’argomento è una foto del cadavere di Federico pubblicata nel 2006 da ‘Liberazione’ che lascia decisamente poco spazio all’immaginazione circa l’accaduto. A volte in questo blog ho trattato argomenti e postato immagini e video “forti”; questa volta ometto volontariamente la pubblicazione di questo documento che tuttavia ognuno di noi può tranquillamente cercare (e trovare facilmente) su google. In questi ultimi due giorni ho letto molto riguardo a questa vicenda e mi son chiesto se non fosse il caso di dare anch’io nel mio piccolo il mio contributo a mantenere viva l’attenzione su una vicenda triste che, questo è il fatto sconvolgente, domani potrebbe toccare ad ognuno di noi. E se quel qualcuno, vicino a se, non avesse l’amore e la pazienza della mamma di Federico chissà come finirebbe quella vicenda…

Temo che il rischio più grave in questi casi sia che la notizia cada nell’oblio o nell’indifferenza, pertanto ringrazio fin da ora chiunque abbia voglia e contribuisca a non far spegnere i riflettori su questa vicenda, grazie.

 

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