Articoli marcati con tag ‘lavoro’
Muri e Miserabili
Avevo pensato ad un dotto-post-storico per la ricorrenza poi… ho scoperto che han detto tutto gli altri.Ed allora mi permetto di prendere a prestito questa semplice considerazione che poi forse non è poi neanche tanto sbagliata:
… vent’anni fa cadeva un muro, oggi ne abbiamo uno a testa, personalizzato.
Consiglio, visione su La7 del programma ‘I Miserabili’ di Marco Paolini, lunedì ore 21.30. Dello spettacolo ve ne parlai qualche tempo fa quando ebbi la fortuna di vederlo a teatro ma ve lo risegnalo con piacere.
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Le chiamerò morti grigie
Siamo ormai un mondo che da e vive di numeri. Non c’è notizia o quasi che non riporti dati di qualsivoglia sondaggio o statistica quasi a rafforzare la credibilità della notizia stessa. Ma come ben sapete i dati vanno comunque sempre letti ed interpretati con attenzione. E proprio da questa considerazione parte la mia domanda.
Infatti vi chiedo, visto che esistono le morti inserite nella cosiddetta categoria di ‘cronaca nera,’ esistono quelle cosiddette ‘bianche’ in quale categoria mettereste quelle, e sono sempre di più, che nascono da uno stato di frustrazione e d’inutilità derivate dalla mancanza del lavoro? (esempio 1 ed esempio 2)
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Amaramente ciao
Forse non dovrei neanche provarci perchè come cantava Guccini “è inutile cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo“. E noi in questi ultimi tempi parole ce ne siamo dette, tante, mai banali o vuote. L’ultimo tuo sms diceva “incrocia le dita!”. L’ho fatto amico mio, non osavo quasi scriverti per chiederti com’era andato il colloquio.
Ora so non esser andato come doveva, ora so l’ennesimo “NO” aver colpito in profondità ed irrimediabilmente la fiducia in te stesso e in questo mondo, proprio quella fiducia nel “giusto” di cui parlavamo spesso, perchè non possono essere stati sbagliati tutti gli insegnamenti che abbiamo ricevuto vero?
Mi mancheranno le nostre chiacchierate, ma soprattutto mi mancherai tu e mi mancherà la certezza che non potevo evitare nulla di quanto successo. Ora mi maledico per aver sempre rimandato il famoso weekend da fare insieme e per non averti potuto dire di persona quel “grazie” per l’aiuto che mi hai dato quando poco tempo fa ne avevo bisogno.
E mica è facile farne a meno ora sai?!? La tua capacità di ascoltare, di far parlare, di leggere dentro le pause senza bisogno di farle seguire da parole inutili quando parole adatte non esistevano.
Ciao amico mio, vittima un po’ di tutti!
Dedicata a tutti i miserabili
Sottotitolo potrebbe essere “post sperimentale”
Premetto subito che se siete venuti qui in cerca di “analisi di voto” o gossip oggi non ce n’è! Quello che vi lascio voleva essere un esperimento. Si, perchè credo che quando ci si appassiona a qualcosa è inevitabile che si cerchi di capire, di provare, di sperimentare, di cercare cose nuove. Io qualche tempo fa mi sono appassionato al mondo dei blog, purtroppo di “creare” tecnicamente software non sono in grado ma idee, giuste o sbagliate non sta a me dirlo, bè qualcuna credo di averla. Quella che m’è venuta tempo fa, non di facile applicazione era quella di provare a coniugare musica e post. Io non so quale sia il risultato ma oggi, anche se non avrei voluto cominciare con una canzone così, m’è capitata l’occasione e ci provo.
Quella che segue è più o meno la storia che mi ha raccontato stamattina Marco al bar. Non lo conoscevo, non l’ho mai visto prima ma una battuta e un sorriso e uscendo ne è nata una breve conversazione, inevitabilmente di politica, elezioni, sociale. Più che una conversazione un monologo, suo. Credo ne avesse bisogno e forse non ha fatto poi così male neanche a me, anche se tornando verso l’ufficio mi sono venuti i lucciconi.
Questa (cantata dai Mercanti di Liquore) è la sua storia e probabilmente la storia di tanti altri Angelino
(link per il download se il player non funzionasse)
Vorrei poter fare di più ma posso solo un semplice ma sincero in bocca al lupo a te Marco e a tutti gli Angelino!
n.b. “miserabile” è un termine che si è dato lui
Meritocrazia addio!
E’ quello che ho pensato stamane quando ho scoperto quello che ha combinato un’agenzia belga di pubblicità che ritrovandosi in difficoltà finanziarie ha preso la decisione di licenziare un proprio dipendente. Secondo voi con quali modalità? Precisione nel lavoro, puntalità, assenze, redditività??
Macchè! Che se ne dica non son questi i tempi in cui premiare chi lavora veramente, i cosidetti tempi della meritocrazia. Secondo quello che più si avvicina a ciò che va tanto di moda e cioè al televoto! Si, perchè pensavate che una moda come quella lanciate da grandi fratelli, isole e talpe varie non sarebbe entrata prima o poi prepotentemente anche nel nostro quotidiano? Io, sinceramente, lo temevo ma speravo restasse un sottile confine tra ciò che (di peggio) si pensa e ciò che realmente accade.
Invece quest’agenzia ha deciso di lanciare la campagna “You chose, we fire” (tu scegli, noi licenziamo) tramite la quale chiede aiuto al web per inidirizzare la scelta. Accedendo al sito è infatti possibile vedere le facce (comprensibilmente poco giulive peraltro) dei dipendenti “a rischio” e scegliere quello da licenziare. A differenza di situazioni simili, ricordatevi che qui non sono previste poi comparsate, apparizioni o reciclaggi in programmi tv vari anzi… l’eliminazione pare sia diretta e definitiva.
Ora, trattandosi di agenzia pubblicitaria io voglio credere con tutta la mia forza che si tratti di una trovata pubblicitaria. Vero è che, se così non fosse, sarà meglio che l’agenzia pubblicitaria in questione cambi la propria ragione sociale perchè ‘So Nice’ significa più o meno ‘In modo piacevole’ anche se qui di tale ci vedo molto molto poco.
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Ignorare non vuol dire risolvere
Se leggi l’articolo 1 della Costituzione italiana scopri che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro“. Ma che Repubblica può mai essere se NON tutela i suoi cittadini, se NON si preoccupa della tutela proprio di quelle persone menzionate nel primo articolo, se la sua tv di stato si rifiuta di finanziare e mandare in onda ‘Morire di lavoro’ un docu-film di Daniele Segre su uno degli argomenti più d’attualità del momento (teatrino politico a parte)? Ognuno trovi dentro di se la risposta che più lo soddisfa, io sono già contento se questo piccolo post per almeno un momento vi avrà fatto riflettere e pensare a tutti coloro che fanno notizia sempre e solo da morti. Caro Stato, non è non parlandone e facendo finta di niente che si risolvono o dimenticano le cose! Qui di seguito un breve trailer del docu-film:
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MORTI BIANCHE
So che il weekend è tempo di argomenti frivoli, leggeri ma proprio perchè fino ad oggi non ne avevo ancora mai parlato voglio dedicare un pensiero a tutti loro la cui lista, purtroppo, si allunga ogni giorno. Non lo faccio con discorsi o analisi che sono già stati ampiamente sviluppati e sviscerati. Voglio “osare“, voglio provare a farvi riflettere chiedendo aiuto al teatro e prendendo in prestito le parole di un monologo di Paolo Rossi di un suo spettacolo del 1993.
Non ho trovato il testo ma il pezzo mi era piaciuto, me lo ricordavo e provo a riproporvelo sperando di riuscire almeno per un momento a donarvi i brividi e le sensazioni che aveva dato a me ascoltarlo. Buona lettura e, comunque, non dimentichiamoli mai!
Ci sono degli omini piccoli piccoli piccoli, che passano metà della loro giornata a costruire dei pezzettini perfetti ma piccoli piccoli piccoli e quando poi li mettono insieme, e tutto quello che fanno lo fanno a tempo, ne viene fuori un oggetto grandioso, perfetto, lucido, preciso! Gli omini piccoli piccoli lo guardano estasiati è il simbolo della loro capacità. Ma mentre pensano questo arriva un altro omino che gli dice: lo prendo io!
E loro dicono: ma che legge è?
E’ la legge del mercato.
E che società è?
La vostra!
Ah, allora possiamo cambiarla?
Si (facendo segno di no con la testa)
Gli omini piccoli piccoli tornano a casa. Hanno costruito quest’oggetto minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno. E pensano: ma è bellissimo, potremmo ricomprarcelo?
Allora torna l’omino di prima: Ottimo! io ve lo rivendo ma siccome siete senza soldi voi me lo pagherete minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno.
Gli omini dicono: Grazie, ma dentro di se pensano: stronzo!
E continuano a costruire minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno altri pezzettini che messi assieme fanno un oggetto bellissimo, grande, stupendo, preciso, più lucido e perfetto del precedente. E loro dicono: ma abbiamo comprato l’altro, ci piacerebbe comprare anche questo.
Ritorna l’omino di prima e dice: Ottimo!
Loro dicono: Sfiga! sta a vedere che ce lo rioffre.
Si, ve lo rioffro e con uno sconto che pagherete minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno.
E gli omini dicono: Grazie, ma dentro di se pensano: prego.
Ritornano a casa e scuotono la testa. Ritornano in fabbrica e costruiscono altri pezzettini piccoli piccoli, perfetti, che messi assieme costruiscono un’altro oggetto preciso, perfetto, più magnifico e bello del primo e del secondo.
Questa storia potrebbe continuare all’infinito. Potrei continuare a raccontarvela minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno. Questa storia potrebbe non finire mai ed in ogni caso non potrebbe finire mai
minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, ora dopo ora, anno dopo anno.
Queste storie, quando finiscono, finiscono così!?!
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Gratifica un cazzo!
Perdonatemi l’espressione “forte” ma in questo periodo sto seguendo su RaiSat Benigni nelle sue letture di Dante e nell’invito a difendere la lingua italiana e mi sono fatto convincere ad aiutarlo.
Io sono impiegato presso una ditta con CCNL Commercio che prevede “retribuzione base mensile, 13ma e 14ma mensilità“. Quest’oggi ricevo questa busta paga:

(clicca sull’immagine per ingrandirla)
Vado sul vocabolario alla voce ‘gratifica’ e leggo che significa”dare ad uno, in segno di riconoscenza per i buoni servigi offerti in un ufficio, un compenso in denaro in più rispetto agli emolumenti dovuti est. appagare, dare soddisfazione sul piano morale, professionale e sim. scherz. iron. decorare qu. di un appellativo“.
Ma se la tredicesima mensilità è dovuta da contratto non è un ‘di più’ vero? Direi di no, quindi si chiama tredicesima mensilità, punto e basta! E’ così difficile continuare a chiamare le cose con il proprio nome?
A proposito, dimenticavo, siete stati “gratificati” anche voi quest’anno?
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Le cazzate della Cassazione
Fine anno, tempo di bilanci e riassunti e tra questi non poteva mancare quello relativo alla Cassazione, da sempre organo abbastanza discusso per le sue sentenze. Riguardano un po’ tutti i settori e provo a riepilogare brevemente quelle più caratteristiche:
In tema di buona educazione si scopre che il vaffanculo non è più reato e qualche mese dopo Grillo decide di avvalersi pubblicamente di questo “diritto”. Guai invece dare del ruffiano o dare del leccaculo a qualcuno, quello si che è reato! Esistono poi i casi dubbi come il poter dire a qualcuno “furbetto rosso” senza essere condannati ma, attenzione, lo si può fare solo se l’altro si chiama Consorte.
Siccome siamo un Paese sicuro è stato sancito che portare con se dello spray antiaggressione è reato. Non si capisce tuttavia come mai non ne sia bloccata la vendita, forse usarlo tra “amici” è lecito. Le magnifiche menti decidono anche che coltivare alcune piante di marijuana non è più reato, salvo dimenticarsi di completare il “lavoro” e depenalizzarne l’uso, ma questa è un’altra storia.
In tema di lavoro si scopre anche che dare dell’incapace al proprio capo è diffamazione, ma lo è anche per il capo parlar male del proprio dipendente insomma… meglio non parlare sul posto di lavoro. Datori e lavoratori pari sono, sembrerebbe, invece no. Infatti il datore di lavoro può anche controllare le email dei dipendenti senza incappare nella violazione della privacy, lui, il dipendente ehm… non proprio. E se pensate di spaventarlo dicendo “me ne vado” occhio che perdete il posto!
Ma è in tema di famiglia infine che la cassazione dà il meglio. Posti alcuni punti fermi insindacabili quali il fatto che, in caso di separazione, la casa va al coniuge affidatario dei figli; l’altro, visto che ha già perso moglie e figli può perdere anche la casa. Questo mi sembra un buon motivo per non separarsi visto che poi, ultima chicca dell’anno, per chi vive in coppia è arrivata anche la sentenza che stabilisce il diritto all’amplesso all’interno della coppia purchè la stessa non sia già ‘scoppiata’. Insomma, da oggi si “tromba” secondo la legge.
Adesso scusate ma ho “un sacco di diritti” da fare valere, buona domenica.
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