Non parlandone può anche sembrare che uno sia insensibile o disattento alla realtà, ma io credo a volte le parole, soprattutto su temi come quello delle morti sul lavoro, rischino di risultare vuote e difficili da trovare. Ma siccome non credo che insensibilità e disattenzione mi appartengano (almeno non coscientemente), nell’approssimarsi alla fine dell’anno ed agli inevitabili “bilanci” trionfalistici, mi permetto anch’io di dire la mia.
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Avevo pensato ad un dotto-post-storico per la ricorrenza poi… ho scoperto che han detto tutto gli altri.Ed allora mi permetto di prendere a prestito questa semplice considerazione che poi forse non è poi neanche tanto sbagliata:
… vent’anni fa cadeva un muro, oggi ne abbiamo uno a testa, personalizzato.
Consiglio, visione su La7 del programma ‘I Miserabili’ di Marco Paolini, lunedì ore 21.30. Dello spettacolo ve ne parlai qualche tempo fa quando ebbi la fortuna di vederlo a teatro ma ve lo risegnalo con piacere.
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Attualità | Chit |
10 novembre 2009 00:01 |
Commenti (9)
Sabato sera ho assistito a teatro allo spettacolo «Miserabili. Io e Margaret Thatcher» di Marco Paolini.
Quello portato in scena dall’autore è a mio avviso l’ennesimo capolavoro teatrale che parla della trasformazione etica, sociale e perfino biologica della società a partire dagli anni ‘80. Il racconto si snocciola attraverso diversi monologhi tutti legati da un sottile filo conduttore che è quello di come pian piano si sia cominciato a perdere di vista il concetto di società nel suo insieme. Le colpe di questo degrado della vita mascherato da “progresso” l’autore le trova nell’esasperazione del liberismo voluto in primis da Margaret Thatcher, ricordando come secondo i suoi principi «Non esiste la società, ci sono solo uomini, donne e bambini». Attraverso pezzi di repertorio si sente la voce della stessa Thatcher esaltare un mondo in cui l’importante non è tanto il lavoro quanto il far circolare il più rapidamente possibile il denaro, sdoganando il ricorso al debito ed ai soldi di plastica (bancomat e carte di credito). Su queste basi di racconto riesce ad innestare anche un’impossibile intervista con la stessa Thatcher che concluderà con una condivisibile definizione dell’ex premier inglese come «lady di ferro fuori, ma di merda dentro!».
C’è poi la ballata del lavoratore precario, ci sono citazioni di Carl Marx e Victor Hugo e riesce a mettere in “dubbio” anche i principi della termodinamica («se ho un acquario e decido di fare una frittura, difficilmente poi riavrò l’acquario di prima»). L’autore completa le due ore e mezza di spettacolo con una lettura in chiave ironica di un ipotetico incidente sul lavoro, tema a lui molto caro. Il pezzo è semplicemente esilarante, sono diverse le volte in cui il racconto s’interrompe per l’ilarità della situazione. Lo scopo è quello di evidenziare come possa succedere che, sul lavoro come in una missione di pace, si compia qualche “monada” (sciocchezza, leggerezza) che può costar cara. Quel che stupisce è che quelli delle missioni di pace li avvolgono nelle bandiere mentre i morti sul lavoro no!
Paolini ancora una volta riesce a catturare l’attenzione alternando ironia a parole che hanno l’effetto di un macigno senza far mai perdere di vista il soggetto al quale, inevitabilmente e spesso bruscamente, riconduce sempre lo spettatore. In questo suo spettacolo intervalla i suoi monologhi con pezzi musicali e ballate grazie al magnifico accompagnamento dei Mercanti di Liquore, già famosi per alcune cover del grande Fabrizio DeAndrè.
Alla fine la sensazione è quella di esser stati comunque testimoni di un cambiamento storico di cui forse, aldilà di quel che ognuno di noi pensi, siamo stati forse più complici che vittime.
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Dovevo ancora nascere ma avendo vissuto a Trieste la gioventù ebbi modo di andarci, di sentire e di sapere. Le statistiche parlano di 1909 morti ma forse, più di questo, quello che negli anni è emerso è stata l’impotenza della gente comune di fronte a quello che molti chiamavano “progresso”. Si sapeva dei pericoli ma si è voluto ignorarli. Per anni s’è parlato di “sciagura”; poi pian piano si è scoperto tutto (o quasi) e nel febbraio del 1997 si è concluso il processo. Occorre ringraziare l’operato di chi negli anni ha cercato non senza difficoltà la verità con tenacia e contro i cosidetti “poteri forti”. Per questa e per molte altri stragi impute in Italia vorrei prendere in prestito le parole di Marco Paolini, che parlando dell’importanza del ricordo disse:
…non è vero che nessuna storia ha una faccia dietro.
E’ solo la svista di un attimo, la logica dell’informazione
e tutto il resto.
Ma poi, con pazienza e con calma,
a saperle cercare escono le facce
solo che servono facce pulite come le nostre
che le vadano cercare.
Non dimentichiamoli! …
… per non dimenticare
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