Articoli marcati con tag ‘olimpiadi’
Pechino boicottata, Vancouver dimenticata eppure…
Già due anni or sono mi occupai della vicenda dello sterminio delle foche in Canada (perchè tale è, inutile prendersi in giro!). Ebbene, a quanto pare da allora l’unica cosa che è cambiato è il foglio del calendario, non purtroppo la sostanza e men che meno dal 2008 quando il ministro canadese della pesca e degli oceani è diventata Gail Shea.
La sig.ra in questione infatti ultimamente ha pensato bene di sostenere la proposta che la squadra olimpica canadese indossi divise in pelle di foca alle prossime olimpiadi di Vancouver e di sostenere che in Canada:
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Right to play ovvero quelli tra sport, politica e realtà
Vi confesso che sono un po’ stanco di riforme, razzismo, xenofobia, crisi economica . Ne parlano già in tanti, sembrano tutti sapere tutto, dicono cose giuste e belle ma poi nei fatti? Ed allora, visto che al momento non mi sento di avere nessun valore aggiunto da apportare (e magari anche voi avete voglia di qualcosa di più “leggero” da leggere) vi parlerò di tutt’altro.
Tutti voi sapete del mio amore per lo sport, inteso non solo come attività fisica ma anche e soprattutto per quella che a mio avviso non deve mai venire meno e cioè la sua funzione educativa. Purtroppo in una società sempre più finalizzata al proprio io ed al risultato spesso questo viene inevitabilmente meno ma io continuo a crederci ed è per questo oggi vi voglio raccontare una storiella.
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Sfighe olimpiche
Guardatevi questo filmato, si chiama Heroes ed è stato prodotto dal Cio (Comitato Olimpico Internazionale) in occasione delle olimpiadi. Rientra in una serie intitolata “The Best of Us”, pensata per promuovere i valori sportivi dell’eccellenza, dell’amicizia e del rispetto. [durata 1 minuto]
[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=lLDmj7CtcLw[/youtube]
Perchè lo riporto? Bè, perchè credo sarà il primo ed ultimo a cui parteciperanno degli atleti visto che sono tutti molto superstiziosi e i protagonisti di questo video sono:
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Per vincere una medaglia alle Olimpiadi…
… ci vuole anche ‘culo‘.
Che questa velista tedesca abbia pensato questo?
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Dedicato ai denigratori di Pechino 2008

C’era da immaginarselo, iniziano le olimpiadi e ritornano di moda le condanne del mondo dei blogger. La mia è una posizione impopolare ma siccome son ol’avvocato delle cause perse ma coerenti continuo a tenerla. A fare le spese della blogosfera oggi sono gli atleti tanto per non fare dei torti a nessuno. Della mia posizione sulle Olimpiandi si sa da tempi non sospetti e niente di quel che ho letto inquesti mesi me l’ha fatta cambiare di un solo millimetro. Per carità, rispetto le opinioni altrui ma mi aspetto che venga fatto altrettanto. Anche perchè, bene o male, io cerco di informarmi il più possibile sugli argomenti che tratto e non mi basta una dichiarazione persa qua o la per generare il mio sermone da dare in pasto alla truppa. Quindi, quando dico di aspettare prima di prendere certe posizioni contro, in questo caso gli atleti, cari i miei amici blogger lo dico per il vostro bene. Per favore INFORMATEVI!
Mentre voi sparate a zero, sappiatelo!, esiste un documento unitario di protesta firmato e sottoscritto da sempre più atleti che mi sembra sia di gran lunga la risposta più seria dopo la marea di castronerie scritte a proposito di Cina, giochi olimpici e democrazia. LEGGETEVELO e fatevi un esamino di coscienza, consideratevi semplici ‘umani’ che possono sbagliare nel ‘giudicare’ il prossimo e, magari, chiedete scusa.
Tra i firmatari della prima ora c’è anche l’azzurra Antonietta De Martino, saltatrice in alto, che con questo gesto per me salta direttamente sul podio. Grazie per aver scelto il fare al parlare tanto, troppo e a spoposito di cose che non si conoscono. Grazie ancora Antonietta!
N.b. il documento non risolve il problema cinese, per carità, ma fornisce a molti di Voi forse la possibilità di vedere meno “nero” e di aiutare fattivamente la causa anziche trincerarvi dietro al muro della protesta ad oltranza!
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Misuriamo la coerenza della blogosfera!
A breve inizieranno le olimpiadi di Pechino 2008 e da tempo soffia forte l’invito a boicottare l’evento. Ne parlai tempo fa in un post non senza suscitare qualche polemica, soprattutto in merito ad alcune iniziative come il Power Off Pechino 2008. Ebbene, facciamo finta che quel discorso non sia mai stato fatto. Facciamo finta che sia giusto (in parte lo è ma a mio avviso dipende sempre “come” lo si fa) boicottare la Cina per le tante inadempienze in tema di rispetto di cittadini e lavoratori. Facciamo finta che tutto questo sia giusto e condiviso pienamente.
Allora, davanti ad una notizia come questa come dovrebbe comportarsi la blogosfera? Logica e coerenza, imporrebbero di boicottare il nostro governo “complice” degli interessi della Cina, in poche parole dovremmo auto-boicottarci giusto?!?
Per coloro che facessero del boicottaggio una regola comportamentale, ricordo anche qualora gli fosse sfuggito, che nel 2014 a Sochi o Soci (in Russia) si terranno le Olimpiadi invernali. Lo ricordo perchè non ho ancora visto post, bannerini e quant’altro, quasi che Putin in Cecenia non stia perpretando massacri ma stia facendo opere umanitarie.
Vediamo un po’ fino a che punto arriva la coerenza nel mondo dei blog, sono proprio curioso…
CdS (comunicazione di servizio): in questi giorni l’adsl di casa latita quindi vi chiedo scusa per l’assenza e cercherò di passare dai vostri blog non appena mi sarà possibile. E meno male che non avevo necessità di prenotare esami clinici…
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Ecco perchè dico SI a PECHINO 2008
Quello del boicottaggio dei Giochi Olimpici è argomento dibattuto ancor prima dei recenti avvenimenti in Tibet. Io non ho ancora trattato l’argomento ma ho già anticipato in alcuni commenti su altri blog il mio punto di vista. Vi confesso che non ne avrei parlato nemmeno oggi se non avessi ricevuto una mail privata a riguardo che si concludeva con la frase “…se ragioni così sei un altruista di facciata”. Purtroppo il mittente non ha risposto alla mia richiesta di poter pubblicare la sua mail, senza intenzione di fare polemica ma con il solo intento di prendere spunto per parlarne più a fondo ma ne parlo ugualmente anche perché ho scoperto che il mittente altro non è che un ragazzino e forse nella sua carriera scolastica non ha ancora avuto tempo e modo di studiare certi accadimenti storici. Doverosa, prima di tutto, la definizione di boicottaggio: «è un’azione individuale o collettiva coordinata avente lo scopo di ostacolare e modificare l’attività di una persona, o quella di un gruppo di persone…». Se non lo sapeste i partners e gli sponsor delle manifestazioni sportive cacciano i soldini ben prima dell’evento (a copertura parziale o totale dei costi dello stesso) e non è lo share a “ostacolare” costoro, ma torniamo al punto.
L’anno era il 1968 e nel mondo c’era voglia di cambiamento. Culla di questo fermento erano inevitabilmente scuole ed università, unici luoghi di aggregazione insieme alle fabbriche ed alle piazze ma, comprensibilmente, meno oppresse almeno nella fase iniziale del movimento.
Centro nevralgico di questo movimento era l’America, fresca di coinvolgimento nella guerra del Vietnam e con i mai risolti problemi razziali. Era un periodo difficile dove gli ideali di giustizia ed eguaglianza ricevettero in pochi mesi due colpi durissimi a chi credeva ancora di poterli veder trionfare: ad aprile infatti venne assassinato Martin Luter King (attivista per i diritti civili) e pochi mesi dopo Robert Kennedy (oppositore della guerra in Vietnam).
Le Olimpiadi quell’anno si tenevano a Città del Messico e pochi giorni prima della cerimonia d’apertura gli studenti locali pensarono bene di inscenare una manifestazione in piazza Tlatelolco davanti a giornalisti ed atleti appena giunti. Il risultato fu tragico, infatti decine di studenti furono uccisi e la manifestazione soppressa con inaudita violenza. Ma i tempi non erano quelli moderni, alzare la testa poteva costar caro così tutti, indistintamente, pensarono bene di non pronunciare la parola ‘boicottaggio’ e fu in questo clima che iniziarono i Giochi Olimpici. Tutto filò via liscio fino al 16 ottobre, giorno della finale dei 200 metri maschili vinta dall’americano Tommie Smith, davanti all’australiano Peter Norman e l’altro americano John Carlos.
Il destino volle che entrambi facessero parte del Olympic Project for Human Rights (Progetto Olimpico per i Diritti Umani) un movimento che fin dal 1967 era impegnato in un acceso dibattito interno circa l’opportunità di far presenziare atleti di colore ai Giochi. Quello che più avanti divenne il grande Kareem Abdul-Jabbar (stella Nba) allora poco più che giovanotto, rinunciò alla convocazione nella nazionale olimpica; Mohamed Alì venne squalificato e perse la sua corona mondiale di campione dei massimi per aver rifiutato l’arruolamento nell’esercito americano dichiarando “Io non ho nulla contro i Vietcong”. Insomma, non tirava un bel clima per coloro che avevano qualcosa da ridire.
Poco prima della premiazione i due atleti americani vennero visti da Norman confabulare. Stavano decidendo le modalità del gesto da mettere in atto ma la moglie di Smith aveva comperato un solo paio di guanti ed i due erano in difficoltà. Fu proprio Peter Norman ad intromettersi e consigliare ai due di metterne uno a testa.
Al momento della premiazione entrambi decisero di salire sul podio scalzi (per ricordare la povertà), ascoltando l’inno con il capo chinato (in ricordo delle vittime delle lotte per l’uguaglianza e la libertà) e il pugno chiuso in un guanto nero (Smith con il pugno destro per rappresentare la forza dell’America Nera, Carlos il sinistro la sua unità). A dare ancora più spessore alla protesta fu anche la scelta di Norman che per solidarietà si fece appuntare sul petto il simbolo del loro movimento. Nei giorni successivi vennero poi imitati da molti altri atleti tra cui il grande Bob Beamon che partecipò alla premiazione con dei calzini neri tirati su.
Il gesto fu condannato dal Presidente del Cio che voleva tener fuori la politica dai Giochi (un po’ come oggi) e da molti loro connazionali che ritenevano mettesse in cattiva luce l’America tutta (un po’ come oggi) ed entrambi furono immediatamente espulsi dai Giochi. Al rientro in America Smith smise di gareggiare e venne anche espulso dall’esercito americano per “manifesta attività e propaganda antiamericana” mentre Carlos finì a fare lo sguattero in alcuni locali. Solo il tempo li ripagò di quello che rimane uno dei segnali più forti e netti di protesta pacifica inscenata durante un avvenimento mondiale.
Proprio rileggendo le cronache del tempo ho trovato incredibili analogie con gli accadimenti di oggi e ferma restando la libertà di opinione, di pensiero e d’azione di ognuno ribadisco il mio NO AL BOICOTTAGGIO, NO ad altre iniziative come il TurnOff Pechino 2008 che propone di tenere spenti i televisori.
No Signori, perdonatemi, ma siccome la storia è nostro patrimonio e va ricordata e rispettata, siccome la storia insegna che atti come questi sono possibili, io invece i Giochi me li guarderò tutti e fino in fondo. Vuoi perché appassionato di sport, vuoi perché spero proprio di vedere altri Smith, Norman e Carlos che sappiano emozionarci e dimostrarci come si può averla vinta anche senza girare le spalle.
C’è Olimpiade e Olimpiade
Piccola riflessione: da un po’ di tempo è in atto una campagna di condanna nei confronti di Pechino per quel che riguarda l’assegnazione prima e l’organizzazione poi delle prossime Olimpiadi estive di quest’anno. Come dare torto a chi protesta, d’altronde trattasi di paese dove vige ancora la pena capitale (pare anche usata parecchio!), dove persiste il problema Tibet, dove l’inquinamento è forte (vedasi la scelta di Gebrselassie), dove insomma volendo si trova non una ma mille ragioni per protestare contro e boicottare l’avvenimento.
Tutto comprensibile. Quello che però comprendo molto meno è dov’era tutto questo sdegno, queste proteste quando vent’anni fa le stesse Olimpiadi furono assegnate e si svolsero in Corea, a Seul, dove il regime fino al 1993 è stato militare (ed anche abbastanza ‘rigido’ mi risulta), dove l’inquinamento è oggi in leggero miglioramento, ma all’epoca era pressochè agli attuali livelli di Pechino insomma, dove volendo c’era anche lì da fare un bel po’ di casino!
Per carità, non che condanni le attuali proteste e denunce anzi, ben vengano, anche se personalmente non credo il boicottaggio possa cambiare nulla di concreto. Piuttosto mi interrogo su cos’è cambiato in questi ultimi ventanni per modificare così drasticamente l’atteggiamento verso lo stesso evento in situazioni ambientali decisamente non troppo dissimili. Solo causa o merito dei blog o… aiutatemi voi!
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Uno strano doping!
In questi ultimi anni sempre più spesso la parola doping s’è affacciata nelle competizioni sportive. Primeggiare ormai per molti sembra essere diventato l’unico scopo di vita per raggiungere il quale si è pronti a tutto, in barba ai dettami del buon De Couberten. Si pensi ad atleti del calibro di Ben Johnson o Marion Jones, atleti che per ottenere i risultati (poi invalidati) negli anni si sono sottoposti a trasfusioni ematiche, assunzione di ormoni, ossigenazione del sangue e ad altre pratiche illecite che sicuramente troppo bene al loro organismo non devono aver fatto. Che sciocchi!?!
Senza ricorrere a medicinali o quant’altro, bastava che si amputassero ‘semplicemente‘ entrambe gli arti inferiori. Infatti secondo le menti eccelse a capo della Iaaf (Associazione Internazionale delle Federazioni d’Atletica) questo tipo di protesi garantisce ben più del 30% di benefici durante la prestazione. Adesso chi glielo va a dire che con “così poco” avrebbero rischiato meno di salute, avrebbero vinto molto di più e non sarebbero mai stati ‘scoperti’? Eh già perchè vuoi mettere quali e quanti vantaggi si possono avere? Niente acido lattico durante le prestazioni sportive(semmai con un po’ CrC passava tutto), niente strappi muscolari, niente fratture agli arti.
Evito ogni ulteriore considerazione tecnica o etica sulla vicenda; un amputato ed un tetraplegico in famiglia mi impedirebbero di essere obiettivo nel mio giudizio finale. Una cosa però mi preme far presente a lor Signori e cioè il testo dell’art. 5 dei principi olimpici che recita testualmente: “Ogni forma di discriminazione nei confronti di una nazione o persona per quanto concerne la razza, la religione, la politica, il sesso ed altre circostanze è incompatibile con l’appartenenza al movimento olimpico.”
Ebbene, se queste parole hanno valore credo che ci siano tutti i presupposti perchè possiate rassegnare le vostre dimissioni perchè per colpa vostra lo sport ha perso una grande, grandissima occasione, forse unica ed irripetibile per dimostrare cosa significano termini come integrazione e fratellanza. Invece prendo atto ancora una volta che il “diverso” spaventa!!
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