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La mia maturità vent’anni dopo

Al mio arrivo in città come d’abitudine, mi sono recato al bar a prendere il caffè, necessario a dare la sveglia alle mie cellule celebrali. In questi ultimi giorni complice la fine delle scuole non c’era mai stata troppa gente. Stamattina, stranamente, un’orda di ragazzini agitati ma “silenziosi” ha popolato il locale cosicchè non ho potuto fare a meno di chiedermi il perchè. Semplice, con oggi iniziano gli esami di maturità. Inevitabile il salto esattamente a vent’anni fa, maturità scolastica anno 1986/87, istituto tecnico commerciale “Germano Sommeiller” (il giorno esatto non lo ricordo ma più o meno ci siamo). Premetto che in quell’anno scolatisco avevo avuto ben 4 infortuni alle ginocchia che avevano fatto diventare le stampelle un po’ come la mia coperta di Linus. Decisi così di attendere la fine degli esami per operarmi anzi, mossa azzardata, chiesi che mi fosse anticipato l’orale per non avere problemi con il ricovero (mossa che alla fine mi costò sicuramente qualche punto di valutazione ma mi regalò settimane di totale relax). Allora come oggi la prima prova scritta era quella di italiano, il tema. Il chit al fine di evitare impantanamenti o polemiche con temi storici o letterari scelse il tema cosidetto d’attualità il cui testo recitava:

Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva” (Norberto Bobbio). Sviluppate le vostre riflessioni su questo pensiero, anche alla luce delle vostre esperienze scolastiche.

Panico! Dopo aver decodificato la definizione “a guisa d’oracolo” (ci volle un po’ complice forse le 4 del mattino che avevo fatto la sera prima ndr) devo dire che il tema filò via abbastanza liscio. Seguì il secondo scritto, quello di matematica, che paradossalmente andò ancora meglio così il sabato successivo mi presentai all’orale che andò come andò ed in dieci giorni la mia esperienza da maturando era conclusa.
La colonna sonora di quell’estate era di Venditti con lp “Cuore” e la mitica “Notte prima degli esami” e questo, insieme alla scomparsa di una mia carissima amica e ad una serie di problemi di salute di mio fratello, sono i ricordi più nitidi che mi porto dietro di quel periodo. Solo ora credo di realizzare che questi ultimi in un certo senso ridimensionarono il resto perchè capii bene, anche se avevo “solo” 19 anni, che la salute e gli affetti venivano prima e necessariamente condizionavano di tutto il resto. Qualche settimana dopo, al risveglio dell’anestesia, trovai i miei compagni che mi davano la notizia; promosso con 42/60! Sinceramente a me interessava la prima parte, la seconda fu, come dire, la ciliegina sulla torta.
L’estate che ne segui non fu ahimè quella programmata dell’Inter-rail con la mia amica, dei mega-concerti ma fu un peregrinare per ospedali per la mia riabilitazione e per seguire mio fratello. Questo il mio ricordo dell’anno della maturità, quello cioè di una prova come tutte le altre a cui bisognava dare il giusto peso, che andasse bene o andasse male, consci del fatto che non sarebbe stata comunque l’ultima prova. Così com’era stato il provino con il Torino qualche mese prima, com’era stata la “sfida” con il fisioterapista a recuperare dall’infortunio prima dei suoi tempi, com’era stato il primo viaggio in macchina da solo insomma, un naturale evolversi della propria autonomia e della propria vita. Un’atmosfera comunque unica che, come accadrà al sottoscritto, magari vent’anni dopo verrà voglia di rivivere per una sera con i compagni di quegli anni.

Stamattina, negli occhi di tanti ragazzi al bar, ho letto un misto tra insicurezza e paura. A loro, tra i quali c’è anche mio nipote, faccio il mio in bocca al lupo ricordandogli che comunque è solo un esame, magari per tanti il primo, ma comunque sempre e solo un dannatissimo esame.
E voi cosa ricordate della vostra maturità?

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