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Articoli marcati con tag ‘tsunami’

Il Giappone animal-killer che non ti aspetti!

Poco meno di quattro mesi or sono, l’11 marzo per l’esattezza, il Giappone fu colpito da quello che una grande-mente italiana qualche tempo dopo definì “un castigo di Dio”. In realtà si trattò molto semplicemente ed altrettanto drammaticamente di una reazione a catena causata da un terremoto, che provocò uno tsunami che arrivò a colpire le coste giapponesi radendo al suolo gran parte di ciò che il terremoto aveva risparmiato, centrali nucleari comprese.

Immediatamente ci fu una grande partecipazione collettiva ed una mobilitazione internazionale per aiutare quelle popolazioni così duramente colpite, un po’ ovunque venne riconosciuto e lodato il loro altissimo senso civico (eccezion fatta per i tecnici della Tepco), la loro compostezza, il loro silenzioso dolore e la loro operosità. Per settimane i riflettori dei media restarono puntati sui reattori delle centrali danneggiate e sul monitoraggio dei livelli di radiazioni nel Paese.

Migliaia sono state le vittime (sul colpo), altre ahinoi presumibilmente verranno negli anni a venire per le radiazioni (Chernobyl insegna), l’intera zona della prefettura di Fukushima prima popolata da 70mila abitanti e destinata al pascolo ed alla coltura agricola, evacuata nel raggio di 20 chilometri dalla sua centrale per il rischio di radiazioni (alla faccia del nucleare sicuro).

Tutto a posto quindi verrebbe da pensare, vero?

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Giappone 1945-2011

Si è visto e parlato molto degli accadimenti giapponesi di queste ultime settimane, anche se spesso diventa estremamente difficile fare il punto di situazioni  in perenne evoluzione. Ed in attesa che passi la fase-alfa e la situazione si stabilizzi, ricevo e pubblico questa vignetta del brother che evidenzia come nonostante siano passati 66 anni, il punto di ri-partenza per quel popolo sia drammaticamente simile.
 

Tsunami 2004… per non dimenticare

Sono passati ormai quasi due anni dallo Tsunami che nel 2004 colpì le regioni costiere di Indonesia, Sri Lanka, India, Thailandia, Birmania, Bangladesh, Maldive, Somalia e Kenya. La notizia inizialmente fu battuta quasi in sordina dalle varie agenzie stampa. Molti, fino ad allora ignoravano l’esistenza di fenomeni di questo tipo e la loro potenziale portata.
Dopo poche ora dalla catastrofe il quadro fu fin troppo chiaro; 300 mila morti “stimati” (perchè le Autorità ad un certo punto smisero di contarli e si limitarono a sepellirli), migliaia di dispersi, intere regiorni spazzate via dalla furia delle acque, intere zone marine devastate dall’evento e che difficilmente ritroveranno un equilibrio idro-geologico.

Cavalcando l’onda del Natale poi fu subito corsa agli aiuti umanitari, spesso la via più breve per lavarsi la coscienza e poter “accantonare” il tutto: solo l’italia ne raccolse dai privati più di 40 milioni di Euro, la gran parte utilizzata per gli interventi di prima necessità ed il rimanente per la ricorstruzione di villaggi ed infrasturtture (ancora oggi in corso).

Pare che la maggior parte degli aiuti, con qualche inevitabile eccezione, sia effettivamente giunta a destinazione e sia stata effettivamente impegnata. Tuttavia sembra altresì vero che tutto quello che è stato fatto non sia che una minima parte di ciò che realmente andava fatto.

Fonti: Resoconto Caritas Italiana e Swiss Politic.org

 

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